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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Nelle faccende di chiesa

Anche quest’anno i nostri giovani hanno organizzato la cena pro-Amatrice, presente Don Fabrizio responsabile della Caritas di Rieti che ci ha mostrato alcuni video di Amatrice, abbiamo visto all’opera anche i nostri educatori che quest’estate hanno lavorato e aiutato nelle zone colpite dal terremoto. Ho collegato a quest’esperienza le parole del nuovo Arcivescovo Delpini nel giorno del suo ingresso in Diocesi domenica scorsa “…Non disperate dell’umanità, dei giovani di oggi, della società così come è adesso e del suo futuro: Dio continua ad attrarre con il suo amore e a seminare in ogni uomo e in ogni donna la vocazione ad amare, a partecipare della gloria di Dio. Ecco, il mio messaggio, il mio invito, la mia proposta, l’annuncio che non posso tacere si riassume in poche parole: la gloria del Signore riempie la terra, Dio ama ciascuno e rende ciascuno capace di amare come Gesù. Vi prego: lasciatevi avvolgere dalla gloria di Dio, lasciatevi amare, lasciatevi trasfigurare dalla gloria di Dio per diventare capaci di amare…”.

Mons. Delpini ha espresso  il suo proposito di praticare uno stile di fraternità, che, prima della differenza dei ruoli, considera la comune condizione dell’esser figli dell’unico Padre.”… Desidero che si stabilisca tra noi un patto, condividere l’intenzione di essere disponibili all’accoglienza benevola, all’aiuto sollecito, alla comprensione, al perdono alla correzione fraterna, al franco confronto, alla collaborazione generosa, alla corresponsabilità lungimirante…”.

Don Giuseppe ci ha richiamati alla vita eterna nell’omelia di domenica scorsa,  Dio ci dà il pane della vita eterna, perché la vita eterna non è la vita dopo la morte, ma è già qui oggi se noi condividiamo il pane con i fratelli li amiamo e li perdoniamo quotidianamente.

L’omelia del Papa durante la santa messa per il corpo della gendarmeria domenica scorsa, mi ha ricordato un momento di conversione nella mia giovinezza davanti a questa frase “…E’ vero, tu devi cercare il Signore e fare di tutto per trovarlo; ma l’importante è che è Lui che sta cercando te. Più importante che cercare il Signore, è accorgersi che Lui mi cerca. E quando qualcuno dice: “Ho trovato Dio”, sbaglia. Lui, alla fine, ti ha trovato e ti ha portato con sé. E’ Lui a fare il primo passo. Lui non si stanca di uscire, uscire… Lui rispetta la libertà di ogni uomo ma sta lì, aspettando che noi gli apriamo un pochettino la porta…”.

All’udienza di questa settimana a San Pietro il Papa ha continuato a parlare di Speranza. “…Non è vero che “finché c’è vita c’è speranza”, come si usa dire. Semmai è il contrario: è la speranza che tiene in piedi la vita, che la protegge, la custodisce e la fa crescere…”.

Oggi in Piazza San Pietro c’erano i rappresentanti della Caritas che hanno iniziato ufficialmente la campagna “condividiamo il viaggio”, nata con l’obiettivo di promuovere la cultura dell’incontro nelle comunità da cui i migranti partono o ritornano, in quelle in cui transitano e in quelle in cui scelgono di stabilire le loro case. Il Papa li ha ringraziati per il loro instancabile servizio, queste le sue parole nella catechesi”…La speranza è la spinta nel cuore di chi parte lasciando la casa, la terra, a volte familiari e parenti – penso ai migranti –, per cercare una vita migliore, più degna per sé e per i propri cari. Ed è anche la spinta nel cuore di chi accoglie: il desiderio di incontrarsi, di conoscersi, di dialogare… La speranza è la spinta a “condividere il viaggio”, perché il viaggio si fa in due: quelli che vengono nella nostra terra, e noi che andiamo verso il loro cuore, per capirli, per capire la loro cultura, la loro lingua….e Dio è con noi, nessuno ci ruberà quella virtù di cui abbiamo assolutamente bisogno per vivere. Nessuno ci ruberà la speranza. Andiamo avanti!…”.

Stefania