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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2018-2019

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Nelle faccende di chiesa

Al Consiglio Pastorale abbiamo letto la lettera del Cardinal Delpini “Ti mostrerò la sposa dell’Agnello”. Delpini fa riferimento al libro dell’Apocalisse, che Don Norberto ha ripreso anche nella sua omelia domenicale. Giovanni nel giorno del Signore vide la Gerusalemme nuova scendere dal cielo. Il giorno del Signore è la domenica, ogni domenica, quando celebriamo l’eucarestia come Giovanni dovremmo lasciare fuori le lamentele, i problemi e entrare nella Gerusalemme celeste.

Molto interessante la visita di alcuni rappresentanti della Caritas internazionale a Luvinate settimana scorsa, hanno voluto ascoltare la nostra positiva esperienza con i migranti. La nostra comunità pastorale ha ospitato il famoso dr. Alberto Pellai, che sicuramente abbiamo letto sugli articoli di Famiglia Cristiana. Ha tenuto un incontro con tutti i giovani del decanato di Varese sulle dipendenze.

Sono iniziati anche i Gruppi d’ascolto, il tema proposto quest’anno dalla Diocesi  “In Cammino verso la libertà, dalla schiavitù alla Pasqua”, una lectio divina sull’Esodo. L’animatore del gruppo a cui partecipo, ci ha rinfrescato la memoria raccontandoci tutta la storia di Giuseppe e i suoi fratelli, parlando della schiavitù in Egitto. Anche questi gruppi ci aiutano ad approfondire la nostra fede e la conoscenza della Parola di Dio che tra l’altro risulta sempre attuale!

Domenica scorsa in Duomo nella Solennità della Dedicazione della Cattedrale, chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani, l’Arcivescovo Delpini ha paragonato il Duomo alla casa di preghiera, che è la tenda di Dio con gli uomini dove il Signore asciuga le lacrime e gli afflitti possono trovare consolazione.

Si è svolto a Seveso anche il convegno che ha ricordato i 30 anni del Diaconato Permanente in Diocesi. L’Arcivescovo ha usato questa immagine per il Diaconato permanente: “È come quando si costruisce una casa e si lascia, nel muro, un vuoto che diviene lo spazio di una porta: una possibilità di entrare nella comunione con Dio a servizio della città”.

Sono abbastanza distante dalla politica, non sono interessata, noto però che il nostro Arcivescovo ci sprona ad avvicinarci. Nella celebrazione a Seregno per il centenario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima ha espresso il suo pensiero sulla bufera giudiziaria, politica e mediatica che si è abbattuta su Seregno con l’arresto del sindaco e il conseguente scioglimento dell’intero Consiglio comunale. Delpini ha però concluso la sua omelia con parole di coraggio e speranza “…a me sembra che questo momento è il giorno opportuno perché gli onesti, i lavoratori, la gente seria che abita in questa città si alzi in piedi e dica: noi faremo un bene così grande, noi ci renderemo famosi per imprese così onorevoli, noi prenderemo l’iniziativa per cose così belle che la nostra città dimenticherà i fatti di cronaca che ci hanno turbato e saremo capaci di dire: la nostra città è famosa per il bene che ci fanno i buoni, per la serietà con cui gli onesti operano il bene, per quella semplicità con cui ci svegliamo al mattino e diciamo: che bello avere una giornata per far del bene e a questo dedichiamo tutte le forze che abbiamo.”.

Questa settimana il Papa a San Pietro ha parlato della morte “…Oggi vorrei mettere a confronto la speranza cristiana con la realtà della morte, una realtà che la nostra civiltà moderna tende sempre più a cancellare. Così, quando la morte arriva, per chi ci sta vicino o per noi stessi, ci troviamo impreparati, privi anche di un “alfabeto” adatto per abbozzare parole di senso intorno al suo mistero, che comunque rimane. Eppure potremmo dire che l’uomo è nato con il culto dei morti. La morte mette a nudo la nostra vita, ci fa scoprire che i nostri atti di orgoglio, di ira e di odio erano vanità, ci accorgiamo con rammarico di non aver amato abbastanza e di non aver cercato ciò che era essenziale. E, al contrario, vediamo quello che di veramente buono abbiamo seminato: gli affetti per i quali ci siamo sacrificati, e che ora ci tengono la mano.

Siamo tutti piccoli e indifesi davanti al mistero della morte. Però, che grazia se in quel momento custodiamo nel cuore la fiammella della fede! Gesù ci prenderà per mano…” e ci ha invitati a chiudere gli occhi e a pensare a quel momento: della nostra morte. Lì finirà la speranza e sarà la realtà, la realtà della vita. Questa è la nostra speranza davanti alla morte. Per chi crede, è una porta che si spalanca completamente; per chi dubita è uno spiraglio di luce che filtra da un uscio che non si è chiuso proprio del tutto. Ma per tutti noi sarà una grazia, quando questa luce, dell’incontro con Gesù, ci illuminerà.

Stefania