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Quaresima 2018

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Foglio Quaresima

Esercizi spirituali nella vita corrente

dal 26 febbraio al 2 marzo 2018 - ore 15.30 Morosolo - ore 20.45 Barasso

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VERSO IL SINODO DEI GIOVANI

Terra Santa - 18/19enni e giovani - 3-10 agosto 2018

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Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Nelle faccende di chiesa

Sabato scorso si sono ritrovate le giovani coppie della nostra comunità con una semplice lectio sul vangelo di Giovanni e l’importanza e il significato della missione nelle nostre famiglie.

Una domenica a Luvinate con tante ricorrenze, il trentaduesimo anniversario del gruppo di Mejugorie, la dedicazione della chiesa di Luvinate, la giornata missionaria mondiale.

“L’energia raccolta nella chiesa di Luvinate ci spinge ad essere missionari”. L’omelia di Don Luca era incentrata su tre punti 1) la necessità divina: per essere missionari  bisogna comprendere il sacrificio di Dio a donare suo figlio fino alla morte di croce; 2) l’origine della missione: Dio perdona il nostro peccato; 3) il contenuto della missione: Dio non è contro l’uomo, se ha permesso la morte in croce, ha perdonato l’uomo, lasciamo i nostri sensi di colpa sull’altare, lasciamoli al perdono di Dio e facciamoci annunciatori del bene.

Ho seguito in televisione la veglia missionaria tenutasi in Duomo sabato scorso. Bellissime parole dell’Arcivescovo “Il gesto minimo è quello del bicchiere d’acqua per l’assetato, del pane condiviso con l’affamato. Il gesto minimo comincia oggi, non aspetta che si risolva il problema della fame nel mondo, ma consegna tutto quello che serve per il fratello che ha fame. La pratica del gesto minimo si riassume in una parola: “Eccomi!”. Sia che si prepari una torta per il banco missionario in parrocchia o che ci si consegni a un amore fedele per tutta la vita…” Non manca un’ultima battuta dell’Arcivescovo che, con un tono scherzoso, dice qualcosa di importante: “Quando mi incontrerete vi chiederò da dove venite, ma soprattutto quale rivista missionaria leggete…”.

Accogliendo la proposta della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il Papa ha indetto un Mese missionario straordinario nell’ottobre 2019, al fine di risvegliare maggiormente la consapevolezza della missio ad gentes e di riprendere con nuovo slancio la trasformazione missionaria della vita e della pastorale. Ci si potrà ben disporre ad esso, anche attraverso il mese missionario di ottobre del prossimo anno, affinché tutti i fedeli abbiano veramente a cuore l’annuncio del Vangelo e la conversione delle loro comunità in realtà missionarie ed evangelizzatrici affinché si accresca l’amore per la missione, che è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo

Sabato scorso l’Arcivescovo ha incontrato, per la prima volta, gli allenatori e i dirigenti delle 800 società sportive attive negli oratori, invitando il mondo dello sport a partecipare, in Duomo il 17 dicembre, alla Celebrazione eucaristica della VI domenica di Avvento. L’Arcivescovo ha lasciato loro questo messaggio “…lo sport può e deve essere un luogo di bellezza che apre a un oltre. Il servizio educativo che profondete non sia solo un allenamento, ma il contributo alla crescita complessiva di una persona che sa fare sintesi sul senso della propria esistenza. Questo è il significato del “Vedrai che bello”: diventare ed essere adulti nel riferimento a Gesù e al suo amore che ci rende capaci di amare…”

Il Papa ha affrontato il tema “la catechesi e le persone con disabilità” con i partecipanti al convegno per la promozione della nuova evangelizzazione. Anche le catechiste della nostra comunità pastorale in comunione con la Diocesi di Milano stanno studiando questo tema. Il Papa ha sottolineato che “… la Chiesa non può essere afona o stonata nella difesa e promozione delle persone con disabilità. La sua vicinanza alle famiglie le aiuta a superare la solitudine in cui spesso rischiano di chiudersi per mancanza di attenzione e di sostegno. Questo vale ancora di più per la responsabilità che possiede nella generazione e nella formazione alla vita cristiana. Non possono mancare nella comunità le parole e soprattutto i gesti per incontrare e accogliere le persone con disabilità. Specialmente la Liturgia domenicale dovrà saperle includere, perché l’incontro con il Signore Risorto e con la stessa comunità possa essere sorgente di speranza e di coraggio nel cammino non facile della vita. La catechesi, in modo particolare, è chiamata a scoprire e sperimentare forme coerenti perché ogni persona, con i suoi doni, i suoi limiti e le sue disabilità, anche gravi, possa incontrare nel suo cammino Gesù e abbandonarsi a Lui con fede. Nessun limite fisico e psichico potrà mai essere un impedimento a questo incontro, perché il volto di Cristo risplende nell’intimo di ogni persona. Formiamo catechisti sempre più capaci di accompagnare queste persone perché crescano nella fede e diano il loro apporto genuino e originale alla vita della Chiesa. Da ultimo, mi auguro che sempre più nella comunità le persone con disabilità possano essere loro stesse catechisti, anche con la loro testimonianza, per trasmettere la fede in modo più efficace…”

L’Arcivescovo nella memoria liturgica di Karol Wojtyla, ha presieduto una celebrazione ricordandolo così “… Lui ha iniziato a diventare santo da giovane e ci suggerisce di imitarlo in questa vocazione. la scelta definitiva di sposarsi o di consacrarsi non è un’impresa solitaria o il frutto di un’emozione, anche l’amore diventa vocazione, il dialogo con il Signore e la docilità allo Spirito rendono queste scelte passi verso la santità e non soltanto sistemazioni rassicuranti, eroismi personali o condizionamenti subiti. In questo modo Karol ha vissuto la sua giovinezza, deciso a seguire Gesù senza volgersi indietro, senza lasciarsi spaventare dalle conseguenze che la sequela poteva comportare. Chiediamo che San Giovanni Paolo II aiuti i giovani a comprendere che la giovinezza è il tempo per decidere la sequela”.

Questa settimana a San Pietro il Papa ha tenuto l’ultima catechesi sul tema della speranza cristiana, che ci ha accompagnato dall’inizio di questo anno liturgico. Ha parlato del buon ladrone in croce con Gesù che  ci ricorda la nostra vera condizione davanti a Dio: che noi siamo suoi figli, che Lui prova compassione per noi, che Lui è disarmato ogni volta che gli manifestiamo la nostalgia del suo amore. Nelle camere di tanti ospedali o nelle celle delle prigioni questo miracolo si ripete innumerevoli volte: non c’è persona, per quanto abbia vissuto male, a cui resti solo la disperazione e sia proibita la grazia. Davanti a Dio ci presentiamo tutti a mani vuote, ogni volta che un uomo, facendo l’ultimo esame di coscienza della sua vita, scopre che gli ammanchi superano di parecchio le opere di bene, non deve scoraggiarsi, ma affidarsi alla misericordia di Dio. E questo ci dà speranza, questo ci apre il cuore! Il paradiso, ci dice il Papa “… non è un luogo da favola, e nemmeno un giardino incantato. Il paradiso è l’abbraccio con Dio, Amore infinito, e ci entriamo grazie a Gesù, che è morto in croce per noi. Dove c’è Gesù, c’è la misericordia e la felicità; senza di Lui c’è il freddo e la tenebra. Nell’ora della morte, se anche non ci fosse più nessuno che si ricorda di noi, Gesù è lì, accanto a noi. Vuole portarci nel posto più bello che esiste. Ci vuole portare là con quel poco o tanto di bene che c’è stato nella nostra vita, perché nulla vada perduto di ciò che Lui aveva già redento…” Se crediamo questo, la morte smette di farci paura!!!

Stefania