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Nelle faccende di chiesa

Molti i discorsi del Papa nel suo viaggio in Myanmar e in Bangladesh. Il Papa ha spiegato che il motivo della sua visita è stato soprattutto quello di pregare con la piccola ma fervente comunità cattolica della nazione per confermarla nella fede e incoraggiarla nella fatica di contribuire al bene del paese.

All’incontro con i religiosi ho pensato alle nostre quattro parrocchie, le diversità nell’unità della comunità pastorale hanno contribuito alla crescita di fede di tutti noi, il Papa ha infatti detto loro “… Com’è bello vedere i fratelli uniti. Uniti non vuol dire uguali, l’unità non è uniformità, anche all’interno della stessa confessione. Ognuno ha i suoi valori, le sue ricchezze, e anche le sue mancanze. Siamo tutti diversi e ogni confessione ha le sue ricchezze, le sue tradizioni, le sue ricchezze da dare, da condividere. E questo può avvenire solo se si vive in pace. E la pace si costruisce nel coro delle differenze. L’unità si realizza sempre con le differenze. La natura in Myanmar è stata molto ricca di differenze. Non dobbiamo aver paura delle differenze. Uno è il nostro Padre, noi siamo fratelli. Amiamoci come fratelli. E se discutiamo tra noi, che sia come fratelli, che si riconciliano subito, che tornano sempre a essere fratelli. Penso che solo così si costruisce la pace…”.

Anche alle autorità ha ribadito l’importanza della pace “… Il futuro del Myanmar dev’essere la pace, una pace fondata sul rispetto della dignità e dei diritti di ogni membro della società, sul rispetto di ogni gruppo etnico e della sua identità, sul rispetto dello stato di diritto e di un ordine democratico che consenta a ciascun individuo e ad ogni gruppo di offrire il suo legittimo contributo al bene comune….”. Durante la santa messa ha sottolineato “… Che non ci manchi mai la sapienza di trovare nelle ferite di Cristo la fonte di ogni cura! So che molti in Myanmar portano le ferite della violenza, sia visibili che invisibili. Pensiamo che la cura possa venire dalla rabbia e dalla vendetta. Tuttavia la via della vendetta non è la via di Gesù….”.

Ha spronato i Vescovi ad accompagnare i giovani, ad occuparsi della loro formazione e ai sani principi morali che li guideranno nell’affrontare le varie sfide. Il prossimo Sinodo dei Vescovi parlerà e interpellerà i giovani.

Anche nel nostro consiglio pastorale di questa settimana abbiamo parlato del Sinodo dei Vescovi, abbiamo ospitato Don Giovanni di Gignese (VB) che ha proposto una missione dei giovani della nostra comunità pastorale.
Il Bangladesh è noto per l’armonia che esiste tra i seguaci di varie religioni, per una atmosfera di rispetto e un crescente clima di dialogo interreligioso che consentono ai credenti di esprimere liberamente le loro più profonde convinzioni sul significato e sullo scopo della vita.

Nella messa con i giovani Papa Francesco ha raccomandato loro di parlare a Dio nella preghiera, di ascoltare la sua voce, parlandogli con calma nel profondo del cuore. Ha affidato loro il compito di essere messaggeri del lieto annuncio di Gesù soprattutto con i coetanei e gli amici, sicuri che Gesù cammina sempre al nostro fianco e un po’ davanti a noi.

Molto commovente l’incontro con i profughi Rohingya  a cui il Papa ha chiesto il perdono a nome di tutti“… Cari fratelli e sorelle, noi tutti vi siamo vicini. E’ poco quello che noi possiamo fare perché la vostra tragedia è molto grande. Ma facciamo spazio nel nostro cuore. A nome di tutti, di quelli che vi perseguitano, di quelli che hanno fatto del male, soprattutto per l’indifferenza del mondo, vi chiedo perdono. Perdono…”

E prima del suo rientro a Roma, ha spronato i giovani del Bangladesh ad andare avanti con entusiasmo nelle circostanze buone e in quelle cattive, specialmente in quei momenti nei quali ci si sente oppressi dai problemi e dalla tristezza e sembra che Dio non appaia all’orizzonte. “… Ma, andando in avanti, assicuratevi di scegliere la strada giusta. Cosa vuol dire? Vuol dire saper viaggiare nella vita, non girovagare senza meta…”.

Stefania