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Nelle faccende di chiesa

Quarta domenica di Avvento e ultima domenica con i bambini del catechismo a Casciago. Un Vangelo collegato alla Pasqua, l’entrata di Gesù a Gerusalemme, Gesù ci viene incontro, desidera farsi presente nella nostra vita quotidiana e aspetta che anche noi gli andiamo incontro.

Abbiamo accompagnato circa cento bambini alla prima confessione, sono stati momenti di vera festa per tutta la comunità, genitori commossi, bambini agitati ma sereni che hanno sperimentato l’abbraccio misericordioso del Padre.

Agli operatori sanitari che domenica scorsa hanno partecipato alla messa in Duomo il nostro Arcivescovo ha rivolto importanti parole “… Se il trono è stabilito sulla mansuetudine, allora chi è malato, chi è anziano, chi ha bisogno di cura e di aiuto, non sarà considerato una spesa che grava sul bilancio dello Stato, ma piuttosto una mano da stringere, un dolore da alleviare, una sfida che la scienza deve raccogliere. Se al centro sta la persona, allora si può inventare una nuova economia…”

E anche i romani hanno iniziato il loro cammino di Avvento domenica scorsa. Così il Papa ha introdotto questo periodo “… L’Avvento è il tempo che ci è dato per accogliere il Signore che ci viene incontro, anche per verificare il nostro desiderio di Dio, per guardare avanti e prepararci al ritorno di Cristo. Egli ritornerà a noi nella festa del Natale, quando faremo memoria della sua venuta storica nell’umiltà della condizione umana; ma viene dentro di noi ogni volta che siamo disposti a riceverlo, e verrà di nuovo alla fine dei tempi per giudicare i vivi e i morti. Per questo dobbiamo sempre essere vigilanti e attendere il Signore con la speranza di incontrarlo…”.

Nella messa mattutina a Santa Marta il Papa ci ha indicato il compito del cristiano “… custodire il germoglio, custodire la crescita, custodire lo Spirito e non dimenticare la radice da dove tu vieni. Ricordati da dove vieni, questa è la saggezza cristiana…” e ci ha indicato anche lo stile “… uno stile come quello di Gesù, di umiltà. Infatti ci vuole fede e umiltà per credere che questo germoglio, questo dono così piccolo arriverà alla pienezza dei doni dello Spirito Santo. Ci vuole umiltà per credere che il Padre, Signore del cielo e della terra, ha nascosto queste cose ai sapienti, ai dotti e le ha rivelate ai piccoli. Nella vita quotidiana, umiltà significa essere piccolo, come il germoglio, piccolo che cresce ogni giorno, piccolo che ha bisogno dello Spirito Santo per poter andare avanti, verso la pienezza della propria vita. Gesù era umile, anche Dio era umile. Dio è umile perché Dio ha avuto e ha tanta pazienza con noi. Qualcuno crede che essere umile è essere educato, cortese, chiudere gli occhi nella preghiera. Invece no, essere umile non è quello, è accettare le umiliazioni. L’umiltà senza umiliazioni non è umiltà. Umile è quell’uomo, quella donna, che è capace di sopportare le umiliazioni come le ha sopportate Gesù, l’umiliato, il grande umiliato…”

All’udienza di questa settimana Papa Francesco ha ringraziato il Signore per il suo viaggio in Bangladesh e Myanmar ed ha ricordato ai fedeli le sue tappe ed i suoi incontri, un viaggio che ha segnato un ulteriore passo in favore del rispetto e del dialogo tra il cristianesimo e l’islam e sicuramente ha incoraggiato gli sforzi di pacificazione del Paese auspicando che tutte le diverse componenti della nazione, nessuna esclusa, possano cooperare a tale processo nel rispetto reciproco.

Stefania