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Calendario delle proposte del mese di ottobre 2018

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PADRE, LIBERACI DAL MALE.

5° CONVEGNO domenica 14 ottobre 2018: quando il male s’insinua nella famiglia

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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PERCORSO FIDANZATI 2018 - 2019

PRIMO INCONTRO SABATO 13 ottobre ore 21.00 Parrocchia di Casciago

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2018-2019

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Nelle faccende di chiesa

Una breve vacanza mi ha portata a seguire le celebrazioni di fine e inizio anno in rito romano. Si festeggiava la santa famiglia di Nazareth e Maria Santissima madre di Dio. I  canti della tradizione ci permettono di sentirci sempre uniti nelle celebrazioni e seguirle con gioia. Ci ha accomunato però il canto del Te Deum. Il Sacerdote ha sottolineato l’importanza del TU necessario, Dio (Te Deum), necessario nella nostra vita.

Il nostro Arcivescovo Delpini ha presieduto presso la chiesa di San Fedele, la Celebrazione eucaristica e il Te Deum per la città, è stata l’occasione per rendere grazie al Signore e per i cristiani è ancora di più, è una forma di riconoscenza a Dio per la sua provvidenza che ci ha accompagnato anche in quest’anno. “… Abbiamo bisogno di pregare, di sostare in contemplazione, per riconoscere che la gloria di Dio riempie la terra e la nostra vita e che, nella presenza del Signore, sta la serenità con cui consideriamo il tempo passato, con le sue bellezze e i suoi squallori, e affrontiamo il tempo che viene, con le sue promesse e le sue incertezze. Abbiamo bisogno di sostare per imparare a mettere in bilancio la gratitudine, quel senso di appartenenza che ci rende responsabili gli uni degli altri, che ci rende fiduciosi…”

Durante l’Angelus di domenica scorsa, ultimo giorno dell’anno, Papa Francesco festeggiando la Santa Famiglia di Nazareth ha paragonato i genitori di Gesù, che vanno al tempio per attestare che il figlio appartiene a Dio e che loro sono i custodi della sua vita e non i proprietari, a tutti noi genitori che siamo custodi della vita dei nostri figli, non proprietari, e dobbiamo aiutarli a crescere, a maturare. Questo gesto sottolinea che soltanto Dio è il Signore della storia individuale e familiare; tutto ci viene da Lui. Ogni famiglia è chiamata a riconoscere tale primato, custodendo ed educando i figli ad aprirsi a Dio che è la sorgente stessa della vita. Anche il Papa ha reso grazie a Dio per l’anno che è terminato riconoscendo che tutto il bene è dono suo.

Il primo giorno dell’anno solennità di Maria Santissima Madre di Dio e giornata mondiale della pace, il Papa ha ricordato i segreti di Maria: custodire nel silenzio e portare a Dio. Ciò avveniva nel suo cuore. Il cuore invita a guardare al centro della persona, degli affetti, della vita. Anche noi, cristiani in cammino, all’inizio dell’anno sentiamo il bisogno di ripartire dal centro, di lasciare alle spalle i fardelli del passato e di ricominciare da ciò che conta. Ecco oggi davanti a noi il punto di partenza: la Madre di Dio. Perché Maria è come Dio ci vuole, come vuole la sua Chiesa: Madre tenera, umile, povera di cose e ricca di amore, libera dal peccato, unita a Gesù, che custodisce Dio nel cuore e il prossimo nella vita. Per ripartire, guardiamo alla Madre. Nel suo cuore batte il cuore della Chiesa. Per andare avanti, occorre tornare indietro: ricominciare dal presepe, dalla Madre che tiene in braccio Dio. Maria intercede, come a Cana, consapevole che in quanto madre può, anzi, deve far presente al Figlio i bisogni degli uomini, specialmente i più deboli e disagiati. E proprio a queste persone è dedicato il tema della Giornata Mondiale della Pace che oggi celebriamo: “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”, così è il motto di questa Giornata. Desidero, ancora una volta, continua il Papa, farmi voce di questi nostri fratelli e sorelle che invocano per il loro futuro un orizzonte di pace. Per questa pace, che è diritto di tutti, molti di loro sono disposti a rischiare la vita in un viaggio che in gran parte dei casi è lungo e pericoloso; sono disposti ad affrontare fatiche e sofferenze.

Sono contenta di poter dire che nella nostra comunità continua la positiva esperienza dell’accoglienza dei migranti!

Questa settimana Papa Francesco, riprendendo le catechesi sulla celebrazione eucaristica, si è soffermato sull’atto penitenziale. “… Nella sua sobrietà, esso favorisce l’atteggiamento con cui disporsi a celebrare degnamente i santi misteri, ossia riconoscendo davanti a Dio e ai fratelli i nostri peccati, riconoscendo che siamo peccatori. Questo ci aiuta a comprendere la dimensione del peccato che, mentre ci separa da Dio, ci divide anche dai nostri fratelli, e viceversa. Il peccato taglia: taglia il rapporto con Dio e taglia il rapporto con i fratelli, il rapporto nella famiglia, nella società, nella comunità: Il peccato taglia sempre, separa, divide. Le parole che diciamo con la bocca sono accompagnate dal gesto di battersi il petto, riconoscendo che ho peccato proprio per colpa mia, e non di altri. Capita spesso infatti che, per paura o vergogna, puntiamo il dito per accusare altri. Costa ammettere di essere colpevoli, ma ci fa bene confessarlo con sincerità. Confessare i propri peccati. La Sacra Scrittura ci offre luminosi esempi di figure “penitenti” che, rientrando in sé stessi dopo aver commesso il peccato, trovano il coraggio di togliere la maschera e aprirsi alla grazia che rinnova il cuore. Pensiamo al re Davide, al figlio prodigo che ritorna dal padre; a San Pietro, a Zaccheo, alla donna samaritana. Misurarsi con la fragilità dell’argilla di cui siamo impastati è un’esperienza che ci fortifica: mentre ci fa fare i conti con la nostra debolezza, ci apre il cuore a invocare la misericordia divina che trasforma e converte. E questo è quello che facciamo nell’atto penitenziale all’inizio della Messa….”.

Stefania