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Festa di Sant'Eusebio 2018

31 luglio - 1 agosto 2018

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Orario estivo S. Messe

Orario estivo S. Messe festive da domenica 21 luglio 2018

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Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Nelle faccende di chiesa

Durante le vacanze natalizie i nostri adolescenti e giovani hanno vissuto una esperienza ospiti della Comunità Cenacolo di Madre Elvira a Saluzzo, alcune testimonianze toccanti e forti di giovani smarriti, ingannati, delusi, drogati, tristi che giungono in questo luogo di accoglienza, di amore e di servizio alla vita.

E’ stata una piccola veglia pasquale quella dell’Epifania a Casciago, tanti i personaggi incontrati nelle letture: Balaam, Isaia, Elia, Eliseo, Paolo, Tito, Giovanni. Gesù viene verso di noi, Dio ci ha mandato suo figlio ricolmo di Spirito Santo, a lui non offriamo oro, incenso e mirra, ma l’adorazione di un cuore sincero. Commovente anche l’annuncio della Pasqua, Gesù ci invita alla vita eterna del Padre attraverso la croce e la risurrezione.

L’Arcivescovo, ha presieduto l’Eucaristia, presso la chiesa di San Bartolomeo che conserva le reliquie dei Magi “… nell’adorazione del Bambino c’è un compimento e se vogliamo guardare ai Magi come a modelli, a patroni che ci incoraggiano, potremmo convincerci che lo scopo della vita è adorare Gesù. Dove conduce tutta la scienza, la sapienza, la cultura se non nell’inchinarsi al mistero della presenza di Dio nella carne del Figlio dell’uomo? La testimonianza dei Magi contesta l’orientamento del fare verso la frenesia e l’impazienza, l’inclinazione all’agitazione e all’irrequietezza che non può fermarsi, non può sostare, non sopporta il silenzio e la pace…”. Riporto alcune frasi significative di don Luca nella sua predica dell’Epifania “… Gesù è la nostra luce, i Magi, stranieri, sono partiti per adorarlo, per incontrarlo, hanno riconosciuto la luce, hanno vinto la paura e con grinta si sono messi in cammino e lo hanno raggiunto guidati dalla luce. Erode e Gerusalemme sono rimasti turbati. Impariamo dunque dalle persone straniere come i Re Magi a seguire la luce di Dio!

Una piccola celebrazione con il bacio di Gesù ha radunato alcuni bambini della nostra comunità pastorale. Tre storie raccontate parlavano dei Magi, della stella cometa. Le feste sono passate, ma Gesù rimane in mezzo a noi, dovunque è con noi!

Il Papa ci ha invitato a fare come i Magi: “… guardare in alto, camminare, e offrire doni gratuiti. Il Vangelo ci presenta  tre atteggiamenti con i quali è stata accolta la venuta di Cristo Gesù e la sua manifestazione al mondo. Il primo atteggiamento : ricerca, ricerca premurosa; il secondo: indifferenza; il terzo: paura. Ricerca premurosa: i Magi non esitano a mettersi in cammino per cercare il Messia. A questa ricerca premurosa dei Magi, si contrappone il secondo atteggiamento: l’indifferenza dei sommi sacerdoti e degli scribi. Erano molto comodi questi, sanno, ma non si scomodano per andare a trovare il Messia. E Betlemme è a pochi chilometri, ma loro non si muovono. Ancora più negativo è il terzo atteggiamento, quello di Erode: la paura. Lui ha paura che quel Bambino gli tolga il potere. Siamo invece chiamati a seguire l’esempio dei Magi: essere premurosi nella ricerca, pronti a scomodarci per incontrare Gesù nella nostra vita. Ricercarlo per adorarlo, per riconoscere che Lui è il nostro Signore, Colui che indica la vera via da seguire. Se abbiamo questo atteggiamento, Gesù realmente ci salva, e noi possiamo vivere una vita bella, possiamo crescere nella fede, nella speranza, nella carità verso Dio e verso i nostri fratelli.”

Nella domenica del battesimo di Gesù, Gesù condivide la condizione umana facendosi battezzare da Giovanni. Anche Papa Francesco, come Don Giuseppe,  ci ha parlato della disponibilità di Gesù a immergersi nel fiume dell’umanità, a prendere su di sé le mancanze e le debolezze degli uomini, a condividere il loro desiderio di liberazione e di superamento di tutto ciò che allontana da Dio e rende estranei ai fratelli. Don Giuseppe ci ha chiesto di nutrire almeno il desiderio di non creare distanze, divisioni e ci ha lasciato l’impegno di sostare dieci minuti davanti al battistero, all’immagine delle mani di Gesù che afferrano le mani dell’uomo e lo salvano dagli inferi.

In occasione del battesimo di alcuni bambini il Papa ha detto ai loro genitori “… la trasmissione della fede si può fare soltanto “in dialetto”, nel dialetto della famiglia, nel dialetto di papà e mamma, di nonno e nonna. Poi verranno i catechisti a sviluppare questa prima trasmissione, con idee, con spiegazioni… Ma non dimenticatevi questo: si fa “in dialetto”, e se manca il dialetto, se a casa non si parla fra i genitori quella lingua dell’amore, la trasmissione non è tanto facile, non si potrà fare. Non dimenticatevi. Il vostro compito è trasmettere la fede ma farlo col dialetto dell’amore della vostra casa, della famiglia…” E come già altre volte, ha chiesto durante l’Angelus ai presenti “Conoscete in quale giorno siete stati battezzati? Ognuno ci pensi. E se non conoscete la data o l’avete dimenticata, tornando a casa, chiedete alla mamma, alla nonna, allo zio, alla zia, al nonno, al padrino, alla madrina: quale data? E quella data dobbiamo sempre averla nella memoria, perché è una data di festa, è la data della nostra santificazione iniziale, è la data nella quale il Padre ci ha dato lo Spirito Santo che ci spinge a camminare, è la data del grande perdono…”

Anche quest’anno abbiamo allietato le Suore Salesiane con i canti della corale di Luvinate a Sant’Ambrogio. Sono rimaste in quattro le Suore che sono state a Luvinate anni fa, sempre molto riconoscenti e con una grande vitalità nonostante l’età avanzata. Andare da loro è sempre un po’ come ritornare a casa, in famiglia!

Prosegue la catechesi settimanale del Papa sulla messa, attingiamo dalle sue parole per partecipare con più impegno all’Eucarestia. La sua meditazione si è soffermata sul Canto del Gloria e l’orazione colletta. Il Gloria riprende il canto degli Angeli alla nascita di Gesù a Betlemme, gioioso annuncio dell’abbraccio tra cielo e terra. Subito dopo l’Atto penitenziale, la preghiera prende forma particolare nell’orazione denominata “colletta”, per mezzo della quale viene espresso il carattere proprio della celebrazione, variabile secondo i giorni e i tempi dell’anno. Con l’invito “preghiamo”, il sacerdote esorta il popolo a raccogliersi con lui in un momento di silenzio, al fine di prendere coscienza di stare alla presenza di Dio e far emergere, ciascuno nel proprio cuore, le personali intenzioni con cui partecipa alla Messa.

Stefania