Nelle faccende di chiesa
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Festa dell'Assunta 2018

dal 11 al 17 agosto 2018

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Gita pellegrinaggio a Oropa

Venerdì 17 agosto 2018

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Orario estivo S. Messe festive da domenica 21 luglio 2018

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2017-2018

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Nelle faccende di chiesa

Nel Vangelo delle nozze di Cana, i servi sono strumenti nelle mani di Dio, l’acqua trasformata in vino è il popolo che incontrando Dio si trasforma. “L’ora non è ancora giunta” dice Gesù a sua madre, sulla croce Dio rivelerà tutto l’amore verso l’uomo. Durante l’incontro con i genitori dei ragazzi che presto riceveranno la prima comunione don Norberto ha insistito sull’importanza dell’Eucarestia, dell’unione tra umano e divino a mani aperte. Un invito alle famiglie alla partecipazione alla messa, alla recita del Padre nostro con i loro figli.

E’ ricominciato l’incontro della spiegazione della Parola di Dio della domenica, mi piace partecipare, riesco a gustare meglio la liturgia, molti sono gli spunti di riflessione che ci vengono offerti.

Questa è anche la settimana dei gruppi di ascolto sempre sulla figura di Mosè, anche Mosè come i servi delle nozze di Cana è strumento nelle mani di Dio. Il Signore lo si riconosce nella testimonianza della nostra vita, supera le incertezze, i dubbi di Mosè e ci offre dei segni.

In una basilica di Sant’Ambrogio gremita, ha preso avvio domenica scorsa il Sinodo minore “Chiesa dalle Genti”, Questo Sinodo è un modo di vivere il nostro pellegrinaggio con la responsabilità di prendere la direzione suggerita dallo Spirito di Dio perché la nostra comunità cristiana possa convertirsi per essere la “tenda di Dio con gli uomini”. Tutti devono sentire una precisa responsabilità nell’edificare la casa di Dio, la Chiesa anche se parlano altre lingue in modo più sciolto dell’italiano, se celebrano feste e tradizioni più consuete in altri Paesi che nelle nostre terre, se amano liturgie più animate e festose di quelle abituali nelle nostre chiese, non per questo possono sottrarsi alla responsabilità di offrire il loro contributo per dare volto alla Chiesa che nasce dalle genti.

Papa Francesco ha celebrato la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato con una Messa in cui ha invitato i migranti, rifugiati e richiedenti asilo, alcuni arrivati  da poco in Italia, altri da molti anni, altri ancora costituiscono le cosiddette “seconde generazioni”. Nel suo messaggio il Papa ha scritto “… Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca . Per il forestiero, il migrante, il rifugiato, il profugo e il richiedente asilo ogni porta della nuova terra è anche un’occasione di incontro con Gesù. Il suo invito «Venite e vedrete!» è oggi rivolto a tutti noi, comunità locali e nuovi arrivati. È un invito a superare le nostre paure per poter andare incontro all’altro, per accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo. È un invito che offre l’opportunità di farsi prossimo all’altro per vedere dove e come vive. Nel mondo di oggi, per i nuovi arrivati, accogliere, conoscere e riconoscere significa conoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti. Significa pure comprendere le loro paure e apprensioni per il futuro. E per le comunità locali, accogliere, conoscere e riconoscere significa aprirsi alla ricchezza della diversità senza preconcetti, comprendere le potenzialità e le speranze dei nuovi arrivati, così come la loro vulnerabilità e i loro timori.

L’incontro vero con l’altro non si ferma all’accoglienza, ma ci impegna tutti nelle altre tre azioni: proteggere, promuovere e integrare. E nell’incontro vero con il prossimo, saremo capaci di riconoscere Gesù Cristo che chiede di essere accolto, protetto, promosso e integrato? …”

E’ in corso il viaggio in Cile di Papa Francesco. Nella sua omelia durante la santa messa, meditando le beatitudini ha lasciato questo messaggio al popolo cileno sempre pieno di speranza “Gesù, dicendo beato il povero, colui che ha pianto, l’afflitto, il sofferente, colui che ha perdonato, viene a sradicare l’immobilità paralizzante di chi crede che le cose non possono cambiare, di chi ha smesso di credere nel potere trasformante di Dio Padre e nei suoi fratelli, specialmente nei suoi fratelli più fragili, nei suoi fratelli scartati. Gesù, proclamando le beatitudini viene a scuotere quella prostrazione negativa chiamata rassegnazione che ci fa credere che si può vivere meglio se evitiamo i problemi, se fuggiamo dagli altri, se ci nascondiamo o rinchiudiamo nelle nostre comodità, se ci addormentiamo in un consumismo tranquillizzante. Quella rassegnazione che ci porta a isolarci da tutti, a dividerci, a separarci, a farci ciechi di fronte alla vita e alla sofferenza degli altri. Le beatitudini sono quel nuovo giorno per tutti quelli che continuano a scommettere sul futuro, che continuano a sognare, che continuano a lasciarsi toccare e sospingere dallo Spirito di Dio. Beati  quelli che si impegnano per la riconciliazione. Felici quelli che sono capaci di sporcarsi le mani e lavorare perché altri vivano in pace. Felici quelli che si sforzano di non seminare divisione. In questo modo, la beatitudine ci rende artefici di pace; ci invita ad impegnarci perché lo spirito della riconciliazione guadagni spazio fra noi. Vuoi gioia? Vuoi felicità? Felici quelli che lavorano perché altri possano avere una vita gioiosa. Desideri pace? Lavora per la pace…”

Al penitenziario femminile Francesco ha ringraziato Janeth  per aver avuto il coraggio di condividere con tutti i suoi dolori e per la sua coraggiosa richiesta di perdono. Quanto abbiamo da imparare da questo atteggiamento pieno di coraggio e umiltà! Senza questo atteggiamento di perdono noi ci disumanizziamo, tutti noi dobbiamo chiedere perdono. Senza questo atteggiamento di chiedere perdono, perdiamo la coscienza di aver sbagliato e che ogni giorno siamo chiamati a ricominciare, in  un modo o nell’altro.

Il Papa ha invitato i sacerdoti, i consacrati e i seminaristi a tornare alla fonte, a Gesù e recuperare la freschezza originale del Vangelo, perché in questo modo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale. Come fa bene a tutti noi lasciare che Gesù ci rinnovi il cuore!

Riporto anche una frase del suo discorso ai Vescovi “… Il sacerdote è ministro di Cristo, il quale è il protagonista che si rende presente in tutto il Popolo di Dio. I sacerdoti di domani devono formarsi guardando al domani: il loro ministero si svilupperà in un mondo secolarizzato e, pertanto, chiede a noi pastori di discernere come prepararli a svolgere la loro missione in questo scenario concreto e non nei nostri “mondi o stati ideali”. Una missione che avviene in unione fraterna con tutto il Popolo di Dio. Gomito a gomito, dando impulso e stimolando il laicato in un clima di discernimento e sinodalità, due caratteristiche essenziali del sacerdote di domani…”

Durante la messa con i Mapuche Papa Francesco ha insistito sull’importanza dell’unità di cui i nostri popoli hanno bisogno richiede che ci ascoltiamo, ma soprattutto che ci riconosciamo per raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi.  Questo ci introduce sulla via della solidarietà come modo di tessere l’unità, come modo di costruire la storia; quella solidarietà che ci porta a dire: abbiamo bisogno gli uni degli altri nelle nostre differenze affinché questa terra continui a essere bella. È l’unica arma che abbiamo contro la “deforestazione” della speranza. Ecco perché chiediamo: Signore, rendici artigiani di unità.

In ogni incontro del Papa troviamo parole di speranza, di pace e unità che anche noi possiamo mettere in pratica nella nostra comunità pastorale!

Stefania