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La lettera del Vescovo:

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Nelle faccende di chiesa

Una chiesa ben preparata con una tavola apparecchiata all’ingresso ha accolto tante famiglie della nostra comunità domenica scorsa in occasione della festa della Santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

Con una preghiera iniziale abbiamo portato simbolicamente a Dio le famiglie con le loro sofferenze e mancanze, le famiglie dove un membro ha perso il lavoro, dove è mancato un famigliare, dove si sta sperimentando la malattia. Con uno sguardo ai presenti tante fatiche si possono condividere, ogni famiglia ha la sua storia, ma tutte eravamo lì riunite per condividere la nostra gioia di stare insieme intorno all’eucarestia.

Gesù dicendo che doveva occuparsi delle cose del Padre ci ha detto che anche noi possiamo fare famiglia con Dio, partecipare al suo banchetto di amore eterno. A tutti è stato consegnato un sacchetto di sale perché il nostro amore non diventi putrido. Nel passato il sale serviva per non fare imputridire la carne in assenza del freezer. Usiamolo per non fare imputridire l’amore di Dio in noi che è eterno.

In questa settimana dell’educazione catechisti, educatori e adolescenti, abbiamo vissuto una serata di condivisione in chiesa. Don Norberto ci ha chiesto di immaginare di essere rimasti gli ultimi cristiani sulla terra e dividendoci in gruppi  misti di 6/7 persone di diverse età abbiamo risposto insieme a queste tre domande:

  1. Tra di noi, di età diverse, cosa ci lega?
  2. Che cosa vedo di bello in chi mi ha educato e mi sta educando?
  3. Che cosa vorrei che gli altri vedessero di me?

Ogni gruppo poi ha relazionato le risposte. Interessante scoprire che quello che vedo di bello in chi mi ha educato corrisponde a quello che io desidero gli altri vedessero in me.

Sono affascinata dalla vita di San Paolo, dal suo esempio, dalla sua conversione. Papa Francesco settimana scorsa lo ha ricordato come colui che “… ha fatto la potente esperienza della grazia, che lo ha chiamato a diventare, da persecutore, apostolo di Cristo. La grazia di Dio ha spinto pure lui a cercare la comunione con altri cristiani, da subito, prima a Damasco e poi a Gerusalemme. È questa la nostra esperienza di credenti. Man mano che cresciamo nella vita spirituale, comprendiamo sempre meglio che la grazia ci raggiunge insieme agli altri ed è da condividere con gli altri. Così, quando innalzo il mio rendimento di grazie a Dio per quanto ha compiuto in me, scopro di non cantare da solo, perché altri fratelli e sorelle hanno il mio stesso canto di lode…”

In occasione della solennità di Don Bosco Mons. Delpini ha presieduto in Duomo l’eucaristica ricordando i settant’anni della presenza salesiana a Sesto San Giovanni. Ai giovani ha chiesto di non perdere tempo, non sprecare la giovinezza, “… siate persone che guardano avanti, rallegratevi perché il Signore è vicino. Avete una ragione per cui siete al mondo: rendere contenti gli altri…Vi chiedo, anzi, vi ordino di scrivere su un foglio che leggerete ogni mattina o di inserire nei vostri cellulari una sveglia con una frase che dica: “Chi posso rendere contento oggi?…”

All’udienza di questa settimana Papa Francesco ha ripreso la catechesi sulla santa messa considerando la liturgia della Parola “… Quando si legge la Parola di Dio nella Bibbia – la prima Lettura, la seconda, il Salmo responsoriale e il Vangelo – dobbiamo ascoltare, aprire il cuore, perché è Dio stesso che ci parla e non pensare ad altre cose o parlare di altre cose. Le pagine della Bibbia cessano di essere uno scritto per diventare parola viva, pronunciata da Dio. È Dio che, tramite la persona che legge, ci parla e interpella noi che ascoltiamo con fede. Per ascoltare la Parola di Dio bisogna avere anche il cuore aperto per ricevere le parole nel cuore. Dio parla e noi gli porgiamo ascolto, per poi mettere in pratica quanto abbiamo ascoltato. È molto importante ascoltare. Desidero ricordare anche l’importanza del Salmo responsoriale, la cui funzione è di favorire la meditazione di quanto ascoltato nella lettura che lo precede. E’ bene che il Salmo sia valorizzato con il canto, almeno nel ritornello…”

Anche il papa ha ricordato san Giovanni Bosco, padre e maestro della gioventù “.. Cari giovani, guardate a lui come all’educatore esemplare…”.

Stefania