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La lettera del Vescovo:

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“Emmanuele”: presenza che non ammette “giudizi”

La “tenerezza” con cui il Signore Gesù guarda l’uomo e il creato ha radici e motivazioni profonde; l’amore di Dio non va in cerca di sudditi, di adoratori o di avversari … ma di uomini!

Diventa allora importante comprendere perché non c’è posto, nella visione di Dio, per tutti quelli “che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri”! Ritenersi migliori, capaci, pronti, fedeli, sicuri … non solo rischia di essere lontano dalla realtà, ma tende a imporre quella “distanza” dall’altro (e da Dio) che proprio l’incarnazione di Gesù ha voluto sopprimere e annientare.

Accogliere la manifestazione e incarnazione di Gesù significa riconoscere l’amore, senza condizioni, di un Dio che abbatte tutte le distanze e tutte le barriere e che ci invita a fare altrettanto fra noi; Paolo, nella sua concretezza, scrive ai Romani: “non giudichiamoci più gli uni gli altri”!

Il “giudizio” che non ci è consentito non è quello che scaturisce dalla valutazione o dal confronto, ma quello che si pone “al di sopra” (come se fossimo Dio) ed afferma una “distanza” … Nessuno di noi, in realtà, può ritenersi “al di sopra e giudicare”; siamo invece invitati a sostenerci l’un l’altro, così che le capacità di uno servano a soccorrere le difficoltà dell’altro.

Quanto ci ricorda la liturgia di questa domenica diventa un passaggio fondamentale per metterci in cammino ed introdurci, da “fratelli”, nell’itinerario quaresimale ormai prossimo: il problema non è tanto quello di essere bravi e buoni, ritenendo gli altri “peccatori”, ma di riconoscere il “peccato”, che abita nel mondo ed in mezzo a noi, sostenerci l’un l’altro e “ritornare”, insieme, al Signore, che da “vita”!

Domenica Ultima domenica dopo l’Epifania, detta «del perdono» – 10/11 febbraio
1.a lettura Isaia 54, 5-10: Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace, dice il Signore che ti usa misericordia.
2.a lettura Romani 14, 9-13: D’ora in poi non giudichiamoci più gli uni gli altri; piuttosto fate in modo di non essere causa di inciampo o di scandalo per il fratello.
Vangelo Luca 18, 9-14: Il Signore Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. …».