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Novena di Natale 2018

Orari della Novena e foglio per la "Novena fai da te"

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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Donnamogliemadreamica

Ogni giorno a casa, al lavoro, durante il tempo libero, ci imbattiamo nelle ansie, nei problemi, nelle preoccupazioni e nei dolori degli altri. È inevitabile. Quando si parla con una collega, con un’amica, con un familiare, si viene spesso a conoscenza di alcune sue difficoltà: quelle che decide di condividere e di comunicare.  In mezzo a chiacchiere più o meno superficiali, mentre  si scambiano opinioni e si commentano fatti positivi e negativi, buffi o deprimenti, ecco che la sofferenza di ognuno spesso fa capolino in maniera più o meno esplicita. A volte si tratta semplicemente di un fastidio o di una lamentela, altre volte la sofferenza ha cause ben più serie.

Ecco, dal momento in cui riceviamo il dolore dell’altro, inizia la nostra scelta. In modo istintivo o ponderato, decidiamo se e quanto quella sofferenza appartenga anche a noi. Questo dipenderà in gran parte dal nostro carattere, dal tipo di rapporto che ci lega a quella particolare persona, dalla nostra capacità empatica e dal nostro stato d’animo.

Quando una malattia, un lutto, un litigio grave di un altro mi entrano dentro, sono io che devo decidere poi come affrontarlo. Da questo dipenderà il modo in cui mi rivolgerò all’amico o al conoscente, il tipo di aiuto che cercherò di dare, il modo in cui elaborerò la mia parte di sofferenza. Bisogna mettersi nei panni dell’altro, cercare di capire il suo stato d’animo, prevedere ciò di cui ha bisogno per quello che si conosce di lui.

Essere vicini ma non invadenti, saper ascoltare ma anche consigliare, agire o semplicemente rimanere accanto a seconda delle occasioni. Sono piccole scelte, piccoli gesti, che però diventano importanti e sono molto utili nei momenti delicati e faticosi della vita. Quando una grave malattia sconvolge la vita di una persona a cui si vuole bene, si pensa sempre di non poter far molto. Eppure, una telefonata un po’ spensierata, un incontro a tu per tu per ascoltare quello che l’altro ha dentro, una pizza in compagnia, sono piccole cose che possono essere di aiuto e di conforto. Tutto questo si svolge su un piano di semplice solidarietà umana ma, dentro di essa, si può cogliere lo zampino dello Spirito che fornisce suggerimenti opportuni  al momento giusto. Basta saperli ascoltare.

Poi c’è il punto di vista della fede. La preghiera che da sempre, non so perché, mi è più consona e familiare è quella per gli amici in difficoltà. Mi viene spontaneo affidare al Buon Dio quella persona con il suo problema. Spesso è solo una preghiera veloce, un pensiero di speranza, a volte è un rosario recitato con partecipazione e affetto da sola o in compagnia. Un’altra abitudine  che  mi viene spontanea e che mi fa bene è quella di riempire mentalmente le panche vuote della chiesa con i volti e le sofferenze degli amici che in quel momento hanno più bisogno di aiuto e di affetto. Metto le persone che mi stanno a cuore o anche i drammi del mondo che mi hanno particolarmente colpito davanti al Signore e affido tutto a Lui con tutta la fede di cui sono capace. Quando compio questo gesto, stranamente non ho dubbi: ho la certezza che la mia preghiera verrà ascoltata.

È importante non dimenticare che la preghiera è il regalo più  profondo,  misterioso e utile che un cristiano possa dedicare a un altro.

Daniela