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La lettera del Vescovo:

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Nelle faccende di chiesa

Sabato scorso con i ragazzi che celebreranno la prima comunione siamo stati ospiti del seminario di Venegono. Una giornata gioiosa, seminaristi entusiasti che ci hanno proposto una vivace narrazione dei discepoli di Emmaus e ci hanno raccontato la loro vocazione. Ragazzi molto curiosi, hanno formulato tantissime domande. Una giornata di comunione!

Questa domenica di quaresima ha segnato il passaggio da un periodo di digiuno e preghiera ad una partecipazione alla passione di Gesù.

Sull’esempio di Lazzaro Don Luca ci ha indicato che per guarire da una morte interiore, occorre amare Gesù alla follia come ha fatto Tommaso che con audacia ha detto ai discepoli di andare a Gerusalemme a morire con Gesù. Poi incredulo ha voluto toccare le ferite di Gesù, ma appena viste ha pronunciato la Sua fede: “Mio Signore e mio Dio”.

Mi hanno colpito e mi hanno guidato in queste giornate le parole del Papa durante la sua visita a Pietrelcina e San Giovanni Rotondo in occasione del centenario dell’apparizione delle stimmate permanenti di Padre Pio e nel cinquantesimo della sua morte. Certo metterle in pratica non è facile.  “… Per favore non spendete tempo, forze, a litigare fra voi. Questo non fa nulla. Non ti fa crescere! Non ti fa camminare. Se un paesino litiga, litiga, litiga, sarà capace di crescere? No. Perché tutto il tempo, tutte le forze vanno a litigare. Per favore: pace fra voi, comunione fra voi. E se a qualcuno di voi viene voglia di chiacchierare di un altro, mordetevi la lingua. Vi farà bene, bene all’anima, perché la lingua si gonfierà, ma vi farà bene; anche al paese. Date questa testimonianza di comunione…”

Nella festa di San Giuseppe Mons. Delpini ha celebrato in Duomo l’eucarestia con gli studenti degli istituti di formazione professionale. Ha elogiato i ragazzi che partono insieme interpretando l’amicizia non come un legame che diventa complicità nella trasgressione e nell’eccitazione di una notte, ma come incoraggiamento a coltivare la passione per le cose buone, per il sogno di un mondo più pulito, accogliente e solidale. Un gruppo di amici convinto può annunciare l’alba di una nuova primavera e ha anche aggiunto una penitenza “… Andare il venerdì santo nella propria parrocchia e, baciando il Crocifisso, fare memoria dell’amore di Dio chiedendo che il Signore ci insegni ad amare…”.

Papa Francesco ha incontrato i giovani per il Sinodo riferendo loro “… Abbiamo bisogno di voi giovani, pietre vive di una Chiesa dal volto giovane, ma non truccato, non ringiovanito artificialmente, ma ravvivato da dentro. E voi ci provocate a uscire dalla logica del “ma si è sempre fatto così”, per restare in modo creativo nel solco dell’autentica Tradizione cristiana, ma creativo. Io, ai cristiani, raccomando di leggere il Libro degli Atti degli Apostoli: la creatività di quegli uomini. Voi create una cultura nuova, ma state attenti: questa cultura non può essere sradicata. Fai un passo avanti, ma sempre con le radici. E le radici sono i nonni. Le radici sono quelli che hanno vissuto la vita e che questa cultura dello scarto li scarta, non servono, li manda fuori.  I vecchi hanno questo carisma di portare le radici…”

Durante la solennità di San Giuseppe Papa Francesco ha ordinato tre nuovi vescovi “ … Quanto a voi, fratelli carissimi, eletti dal Signore, riflettete che siete stati scelti fra gli uomini e per gli uomini, siete stati costituiti nelle cose che riguardano Dio. Non per altre cose. Non per gli affari, non per la mondanità, non per la politica. “Episcopato” infatti è il nome di un servizio, non di un onore. Poiché al vescovo compete più il servire che il dominare, secondo il comandamento del Maestro: “Chi è il più grande tra voi, diventi come il più piccolo. E chi governa, come colui che serve”. Fuggite dalla tentazione di diventare principi…”

Questa settimana in udienza il Papa ha parlato della comunione, continuando la catechesi sulla Santa Messa. “… La celebrazione della Messa, di cui stiamo percorrendo i vari momenti, è ordinata alla Comunione, cioè a unirci con Gesù. Nella Messa, dopo aver spezzato il Pane consacrato, cioè il corpo di Gesù, il sacerdote lo mostra ai fedeli, invitandoli a partecipare al convito eucaristico. Se siamo noi a muoverci in processione per fare la Comunione, noi andiamo verso l’altare in processione a fare la comunione, in realtà è Cristo che ci viene incontro per assimilarci a sé. C’è un incontro con Gesù! Nutrirsi dell’Eucaristia significa lasciarsi mutare in quanto riceviamo.

Al sacerdote che, distribuendo l’Eucaristia, ti dice: «Il Corpo di Cristo», tu rispondi: «Amen», ossia riconosci la grazia e l’impegno che comporta diventare Corpo di Cristo. Perché quando tu ricevi l’Eucaristia diventi corpo di Cristo. E’ bello, questo; è molto bello. Mentre ci unisce a Cristo, strappandoci dai nostri egoismi, la Comunione ci apre ed unisce a tutti coloro che sono una sola cosa in Lui. Ecco il prodigio della Comunione: diventiamo ciò che riceviamo! L’Eucaristia ci fa forti per dare frutti di buone opere per vivere come cristiani…”.

Stefania