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La lettera del Vescovo:

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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Nelle faccende di chiesa

Ho partecipato alla celebrazione della Cresima in una parrocchia vicino alla nostra, celebrava Mons. Agnesi, parlando dei doni dello Spirito Santo che danno creatività, ha lasciato ai ragazzi questa domanda: cosa posso fare di buono per dare fiducia e speranza? Li ha spronati ad essere creativi, ad accorgersi del compagno emarginato, a stare vicino ad un amico ammalato.

Don Norberto ha commentato il Vangelo di Giovanni del  testamento di Gesù, un testamento fatto da un vivo, un testamento che non lascia beni materiali, ma lascia lo Spirito Santo, la relazione d’amore con il Padre. Sicuramente la cosa più bella è che noi per ricevere questo testamento dobbiamo morire, far morire il nostro egocentrismo.

Mons. Delpini nel suo recente viaggio in visita a tre preti ambrosiani in terra di missione ha definito così la chiesa di Cuba “Una Chiesa esigua, ma con la fierezza del messaggio cristiano” . I preti giovani della nostra Diocesi sono in pellegrinaggio nella capitale ucraina. Così ha spiegato il significato di questi giorni Mons. Delpini “… questo viaggio ci ricorda e ci aiuta a prendere maggiore consapevolezza che siamo Chiesa dalle genti, e cosi lavorare con sempre maggiore decisione al Sinodo minore. La disponibilità alla riforma del presbiterio attraverso la via della santità. Inoltre questo pellegrinaggio dice la nostra appartenenza a un presbiterio, dice che la fraternità contribuisce alla sua edificazione e l’invito a curare la formazione culturale, ad allargare gli orizzonti. Occorre non lasciarsi assorbire solo dall’ambito in cui lavoro, esiste anche la Chiesa universale che dobbiamo conoscere per non essere travolti dalla vita quotidiana, per non restare immersi nel particolare…”

Sabato scorso Papa Francesco ha incontrato i bambini della Parrocchia romana San Paolo della Croce e ha detto loro che il suo brano di Vangelo preferito è quello di quando  Gesù incontra quell’affarista, quel traditore della patria che si chiamava Matteo. “… Era proprio alla porta della città, attaccato ai soldi, e lui faceva pagare le tasse ai turisti, pagava le tasse e le dava all’esercito che occupava la Palestina in quel tempo le dava ai romani. Una persona attaccata ai soldi è una persona brutta! Ma questo di più, perché aveva dimenticato la sua appartenenza alla patria; vendeva la patria ogni volta che faceva pagare la tassa ad ognuno. E Gesù passa lo guarda e gli dice: “Alzati, vieni”. E quest’uomo non poteva credere. Un uomo disprezzato, traditore, peccatore… E quell’uomo si alzò e seguì Gesù. E perché mi piace? perché lì si vede la forza che ha Gesù per cambiare un cuore. Questo era dei peggiori, eppure Gesù è riuscito a cambiarlo. Gesù è capace di cambiare il più cattivo e fare di lui un evangelista, un apostolo e un santo. Per questo mi piace tanto questo passo del Vangelo, perché si vede la forza di Gesù per cambiare i nostri cuori, per renderli buoni…”

All’udienza di questa settimana il Papa ha continuato la sua catechesi sul battesimo. “… Il significato del Battesimo risalta chiaramente dalla sua celebrazione. Nel rito di accoglienza, viene chiesto il nome del candidato, perché il nome indica l’identità di una persona. Quando ci presentiamo diciamo subito il nostro nome così da uscire dall’anonimato. Dio continua a pronunciare il nostro nome nel corso degli anni, facendo risuonare in mille modi la sua chiamata a diventare conformi al suo Figlio Gesù. Certo, diventare cristiani è un dono che viene dall’alto. La fede non si può comprare, ma chiedere sì, e ricevere in dono sì.

Se i catecumeni adulti manifestano in prima persona ciò che desiderano ricevere in dono dalla Chiesa, i bambini sono presentati dai genitori, con i padrini. Il dialogo con loro, permette ad essi di esprimere la volontà che i piccoli ricevano il Battesimo e alla Chiesa l’intenzione di celebrarlo. Espressione di tutto questo è il segno di croce, che il celebrante e i genitori tracciano sulla fronte dei bambini. Il segno della croce esprime il sigillo di Cristo su colui che sta per appartenergli e significa la grazia della redenzione che Cristo ci ha acquistata per mezzo della sua croce. Nella cerimonia facciamo sui bambini il segno della croce.

La croce è il distintivo che manifesta chi siamo: il nostro parlare, pensare, guardare, operare sta sotto il segno della croce, ossia sotto il segno dell’amore di Gesù fino alla fine. Cristiani si diventa nella misura in cui la croce si imprime in noi come un marchio “pasquale”, rendendo visibile, anche esteriormente, il modo cristiano di affrontare la vita….”

Anche oggi Papa Francesco ha chiesto di ricordare la data del nostro battesimo e di insegnare ai bambini il segno di croce!

Stefania