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La lettera del Vescovo:

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UNA MALATTIA

La vita è davvero imprevedibile. Il mio ultimo articolo ha preso spunto dalla malattia di una persona a me cara. Pochi giorni dopo aver scritto quell’articolo ho scoperto …di essere ammalata! La preoccupazione per l’amica si è rivolta improvvisamente anche su di me, da un giorno all’altro, così… per caso, per fatalità, per destino, per progetto divino? Chi lo sa. Così mi è successo e così lo racconto.

Ecco allora che, abbastanza facilmente,  mi trovo a riflettere sulla reazione degli altri alla mia situazione, sui miei stessi atteggiamenti verso la malattia dell’altro. Ognuno è diverso, ognuno fa e dice cose diverse, a volte opportune, a volte meno, ma va bene così. La sensibilità, le esperienze fatte, il carattere, i pensieri profondi di ogni persona sono assolutamente unici e differenti. Quelli che mi vogliono bene sentono il bisogno di comunicarmi il loro affetto e il loro incoraggiamento, hanno voglia di fare qualcosa per me e con me. Non vogliono lasciarmi sola, cercano di immedesimarsi in me, di capirmi, di leggere tra le mie parole quello che sto vivendo, di intravedere il segno che questa esperienza mi sta lasciando dentro. Se mi vedono troppo allegra si insospettiscono, se mi vedono seria si preoccupano. Questo mi fa un po’ sorridere perché non sto nascondendo niente, semplicemente non so neppure io  quello che provo oppure, a volte,  ho sentimenti diametralmente opposti nel giro di cinque minuti. Vorrei dire a tutti di stare tranquilli perché non faccio finta, sto davvero bene o meglio…sto come più o meno stavo prima. Per  me la malattia non è uno tsunami ma un evento della vita, certo non il più piacevole, ma rientra comunque nella cose che possono succedere. La vita, la mia e quella degli altri, continua a scorrere, con la sua forza, la sua routine, i suoi problemi, la sua dirompenza. Posso preoccuparmi per alcune cose, non aver voglia di farne altre ma decisamente, almeno per ora, non sono terrorizzata, disperata o confusa come qualcuno ipotizza. E credo che, con l’aiuto del Buon Dio, non lo sarò neppure dopo.

La malattia, per ora, non ha sconvolto o ribaltato la mia vita. Ovviamente  l’ha cambiata in peggio e la  cambierà ancora di più tra un po’ perché ci saranno dei vincoli, delle vere e proprie  rotture di scatole (non trovo un termine più elegante) e delle cose poco piacevoli da accettare. Credo, però, che spetterà a me decidere quale sarà il mio umore, con quale atteggiamento accettare un percorso che non ho scelto, che non vorrei intraprendere ma che resta comunque il mio. La scelta di deprimermi o di lottare, di sbuffare o di pregare, di farmi aiutare o di rinchiudermi nel mio dolore sarà ogni giorno mia e l’affronterò con l’aiuto di quelli che mi vogliono bene e del Buon Dio.

Daniela