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Il gioco del Memory e non solo.

Giocando con un pronipote, che andrà a scuola il prossimo anno, si sperimenta questa certezza. Potrai vincere su altri giochi di carte dove si va a fortuna o dove fai valere la tua destrezza, ma al gioco “Memory”  difficilmente potrai vincere. Grande capacità di abbinare le carte, capacità di ricordare le posizioni e, se anche cerchi di deconcentrarli con battute o storielle, non riuscirai ad avere il sopravvento: vincono loro, gli anni non contano, i piccoli stravincono!

Questa sensazione provata (insieme con la bruciante sconfitta) ha permesso una riflessione sui bambini e sul gioco delle carte abbinate, piene di oggetti. Sul lati dei bambini diventa chiaro il riferimento al “Se non ritornerete come bambini non entrerete nel regno”. Ci vuole proprio una intuizione che viene dall’alto, prima dello studio e di ogni esperienza per entrare nel mondo di Dio, ci vuole una nascita che si riceve ed accoglie e che troviamo nelle acque battesimali. Giocare con un bambinetto che “ti fa su”, aumentando il suo mazzo di carte colorate, diventa una piccola parabola dove si sperimenta che quello detto da Gesù a proposito del suo regno, è vero: solo da bambino si capisce. Mi fermo su questo aspetto perchè se dovessi chiedere: “Come si fa a tornare bambini” mi toccherebbe riaprire il vangelo con il buon Nicodemo…e non finirei più.

Circa il Memory, il gioco che consiste nell’unire carte uguali dopo averle girate vedendone la figura riprodotta, esprime bene il valore della vita secondo lo Spirito. In fondo la vita cristiana è sapere che la mia immagine è riprodotta nel volto del Signore:  la ricerca del mio io si può trovare in Lui. Tutti citano il famoso detto inciso sul tempio di Apollo a Delfi: “Conosci te stesso” , tutti dicono che “è importante conoscere se stessi”… ma cosa significa? La mia carta più o meno la conosco e so che nella relazione con gli altri percepisco qualcosa di me. Forse, per chiudere il cerchio, bisognerebbe riprendere il detto di santa Teresa d’Avila riportato su un libro che mi è capitato tra le mani: “Conosciti in Me”, dove quel “Me” è riferito al Signore. Mi conosco se “abbino” me al Signore,la mia carta e Lui, se mi ritrovo in Lui.

Non è un pensiero tanto complicato o difficile da comprendere, anzi forse è di una esemplare semplicità. Il modo di attuare questo è più complesso e qui occorre la stessa pazienza necessaria nel ricercare una carte nel gioco ricordato. Non puoi ritrovarti con tutti gli oggetti o con altre immagini che vedi nelle carte: l’unica che ti assomiglia è quella del Figlio di Dio! Nel mazzo la carta c’è, ci vuole la pazienza di cercare e anche di sbagliare sapendo che se trovi Lui, trovi te, se giri la carta con il suo volto, capisci bene la carta della tua persona.

Grazie quindi ad un pronipote e ad un semplice gioco di memoria: forse è così difficile!

don Norberto