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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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PERCORSO FIDANZATI 2018 - 2019

PRIMO INCONTRO SABATO 13 ottobre ore 21.00 Parrocchia di Casciago

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Nelle faccende di chiesa

I ragazzi della nostra comunità sono tornati dalla vacanza a Champorcher. Il filo conduttore della settimana in montagna ha fatto riferimento al film “Wonder”. Parla di un bambino, Auggie, tenuto amorevolmente al riparo dai suoi genitori a causa di una deformità facciale. Lui fornisce una grande lezione a tutti, dai bambini agli adulti, fa capire come siamo tutti diversi e unici allo stesso tempo ed è grazie a queste differenze che dovremmo trattare gli altri per come vogliono che siano trattati. E’ la regola d’oro del Vangelo: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”.

La prima lettura della messa domenicale ha sottolineato lo Spirito di Gioia, il Vangelo lo spirito di responsabilità. Anche noi siamo invitati ad essere responsabili  per far sì che anche la nostra comunità riunita sia gioiosa nel cammino e nell’incontro con il Padre.

Dopo la camminata per le nostre quattro parrocchie anche la fiaccolata da Vercelli ha radunato tanta gente. Durante la messa abbiamo ricordato Sant’Ignazio di Loyola, quando il sangue dell’agnello e quello divino si uniscono vi è la salvezza; il sangue del martirio ci unisce a Dio. Annunciamo Gesù e non noi stessi e allora la “nostra vita sarà nuova” come cantato durante la celebrazione. Una processione con la fiaccola ci ha condotti a Sant’Eusebio recitando diverse Ave Maria per le persone che visiteranno Sant’Eusebio, per i tanti giovani, per le nostre quattro parrocchie.

Un misto di emozioni, gratitudine e riconoscenza nei confronti di Don Marco che tra di noi ha festeggiato i suoi vent’anni di sacerdozio in occasione della Messa a Sant’Eusebio che ricorda la nascita della nostra comunità pastorale. Dopo vent’anni ci ha detto don Marco nella sua omelia, il cuore si allarga, la Parola di Dio la si prega di più, entra nel cuore, aumentano le fragilità accompagnate anche dalle umiliazioni, ma rimane forte il desiderio di manifestare a tutti la gioia della scelta fatta del sacerdozio, essere contenti e far capire a tutti la gioia interiore di essere prete.

Il Papa ha salutato i partecipanti alla terza conferenza mondiale di etica teologica che si tiene a Sarajevo, una città carica di valore simbolico per il cammino di riconciliazione e di pacificazione, dopo gli orrori di una guerra recente che tanta sofferenza ha portato alle popolazioni di quella regione. Il tema del convegno si muove in una prospettiva a cui molto spesso il Papa stesso ha fatto riferimento: “ponti e non muri”, nella viva speranza che da ogni parte si ponga attenzione a questo bisogno che sempre più avvertiamo, anche se a volte contrastato da paure e regressioni. Si tratta invece, senza rinunciare alla prudenza, di cogliere ogni segnale e mobilitare ogni energia per eliminare nel mondo i muri di divisione e costruire ponti di fraternità.

Domenica il Papa all’Angelus ha parlato di Giovanni che ci mostra nuovamente Gesù attento ai bisogni primari delle persone. L’episodio scaturisce da un fatto concreto: la gente ha fame e Gesù coinvolge i suoi discepoli perché questa fame venga saziata. Questo è il fatto concreto. Alle folle, Gesù non si è limitato a donare questo – ha offerto la sua Parola, la sua consolazione, la sua salvezza, infine la sua vita –, ma certamente ha fatto anche questo: ha avuto cura del cibo per il corpo. E noi, suoi discepoli, non possiamo far finta di niente. Soltanto ascoltando le più semplici richieste della gente e ponendosi accanto alle loro concrete situazioni esistenziali si potrà essere ascoltati quando si parla di valori superiori. L’amore di Dio per l’umanità affamata di pane, di libertà, di giustizia, di pace, e soprattutto della sua grazia divina, non viene mai meno. Gesù continua anche oggi a sfamare, a rendersi presenza viva e consolante, e lo fa attraverso di noi. Pertanto, il Vangelo ci invita ad essere disponibili e operosi, come quel ragazzo che si accorge di avere cinque pani e dice: “Io dò questo, poi tu vedrai…”. Di fronte al grido di fame – ogni sorta di “fame” – di tanti fratelli e sorelle in ogni parte del mondo, non possiamo restare spettatori distaccati e tranquilli. L’annuncio di Cristo, pane di vita eterna, richiede un generoso impegno di solidarietà per i poveri, i deboli, gli ultimi, gli indifesi. Questa azione di prossimità e di carità è la migliore verifica della qualità della nostra fede, tanto a livello personale, quanto a livello comunitario.

Papa Francesco ha ripreso le udienze del mercoledì parlando del primo comandamento “Non avrai altri dei di fronte a me” e si è soffermato sul tema dell’idolatria, che è di grande portata e attualità “… gli idoli promettono vita, ma in realtà la tolgono. Il Dio vero non chiede la vita ma la dona, la regala. Il Dio vero non offre una proiezione del nostro successo, ma insegna ad amare. Il Dio vero non chiede figli, ma dona suo Figlio per noi. Gli idoli proiettano ipotesi future e fanno disprezzare il presente; il Dio vero insegna a vivere nella realtà di ogni giorno, nel concreto, non con illusioni sul futuro: oggi e domani e dopodomani camminando verso il futuro. L’attaccamento a un oggetto o a un’idea rende ciechi all’amore. E così per andare dietro agli idoli, a un idolo, possiamo persino rinnegare il padre, la madre, i figli, la moglie, lo sposo, la famiglia… le cose più care. L’attaccamento a un oggetto o a un’idea rende ciechi all’amore. Bisogna esseri liberi da ogni idolo dagli idoli…”.

Stefania