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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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Nelle faccende di chiesa

Don Luca domenica ha spiegato l’importanza della lettura della Parola di Dio durante la liturgia, il lettore è onorato di leggere la Parola di Dio, chiede la benedizione, l’accesso alla Parola è l’accesso alla verità. La Parola che leggiamo è indirizzata ai  fedeli come se raccontassimo in contemporanea la vita di Gesù.

Stiamo riprendendo tutte le attività nella nostra comunità. Un incoraggiamento ci è stato dato anche dalle parole di Mons. Delpini che  ha presieduto in Duomo il Pontificale nella Solennità della Natività della Beata Vergine Maria con il Rito di Ammissione dei Candidati al Diaconato e al Presbiterato, che segna, tradizionalmente, l’avvio dell’Anno Pastorale. “…L’angelo del Signore visita anche la nostra Chiesa e incoraggia: “Non tirarti indietro. Non temere! Non ritenere che la missione che ti è affidata sia troppo alta, troppo difficile. Non temere di essere troppo piccolo, troppo modesto, troppo peccatore per mettere mano all’impresa santa che Dio vuole compiere, chiamando proprio te a farti carico dell’accoglienza di Gesù”.  Alcuni di noi sono forse scoraggiati dalle fatiche che sembrano inconcludenti, dalle difficoltà dei rapporti, dentro il Clero e dentro le comunità, che sembrano insanabili, dalla complessità delle procedure che sono paralizzanti, dal troppo lavoro, dalle troppe pretese. E l’angelo di Dio ripete anche a noi le parole di incoraggiamento. L’Anno si avvia con le indicazioni della Lettera pastorale che raccomanda di osare il cammino, di vivere la vita come un pellegrinaggio che sperimenta la verità della parola del salmo: “cresce lungo il cammino il suo vigore”. Non tiratevi indietro, piuttosto attingete alla forza, al fuoco, alla sorgente d’acqua inesauribile che è lo Spirito di Dio, pregate e celebrate in modo che la forza di Dio abiti in voi, aiutatevi a vicenda con umiltà, pazienza e carità…”.

Papa Francesco all’Angelus di domenica in riferimento alla guarigione del cieco ci ha invitati ad essere protagonisti della parola “Apriti” con la quale Gesù ha ridato la parola e l’udito al sordomuto. Si tratta di aprirci alle necessità dei nostri fratelli sofferenti e bisognosi di aiuto, rifuggendo l’egoismo e la chiusura del cuore. È proprio il cuore, cioè il nucleo profondo della persona, che Gesù è venuto ad aprire, a liberare, per renderci capaci di vivere pienamente la relazione con Dio e con gli altri. Egli si è fatto uomo perché l’uomo, reso interiormente sordo e muto dal peccato, possa ascoltare la voce di Dio, la voce dell’Amore che parla al suo cuore, e così impari a parlare a sua volta il linguaggio dell’amore, traducendolo in gesti di generosità e di donazione di sé.

Il Papa in udienza questa settimana è tornato sul terzo comandamento, quello sul giorno del riposo. Il motivo del riposo spiegato la scorsa settimana è la benedizione della creazione, oggi invece facendo riferimento al Deuteronomio il Papa spiega che il riposo è anche la fine della schiavitù. In questo giorno lo schiavo si deve riposare come il padrone, per celebrare la memoria della Pasqua di liberazione. Ci ha spiegato il Papa “…il vero schiavo è chi non è capace di amare! I vizi, i peccati, l’egoismo ci allontanano dall’amore e ci fanno incapaci di amare. Siamo schiavi di noi stessi e non possiamo amare, perché l’amore è sempre verso gli altri. Celebriamo nel riposo la liberazione, per noi cristiani è profezia del Signore Gesù, che spezza la schiavitù interiore del peccato per rendere l’uomo capace di amare. L’amore vero è la vera libertà: distacca dal possesso, ricostruisce le relazioni, sa accogliere e valorizzare il prossimo, trasforma in dono gioioso ogni fatica e rende capaci di comunione. L’amore rende liberi anche in carcere, anche se deboli e limitati…”.

Stefania