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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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PRIMO INCONTRO SABATO 13 ottobre ore 21.00 Parrocchia di Casciago

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Nelle faccende di chiesa

L’omelia di domenica scorsa ci porta ad agire nel quotidiano in un modo nuovo. Noi conosciamo la materia umana, per conoscere la materia divina occorre ascoltare lo Spirito d’amore che abbiamo ricevuto e se nel quotidiano noi agiamo secondo lo Spirito d’amore la nostra vita cambia e anche le nostre relazioni.

Mons. Delpini ha guidato il pellegrinaggio diocesano a Lourdes, voluto a sessant’anni da quello con Giovanni Battista Montini e per ringraziare del Sinodo “Chiesa dalle Genti”. Queste sono state le parole conclusive del nostro Vescovo “…Ciascuno di noi è venuto qui per un cammino personale, con un’attesa e la gratitudine di una Grazia particolare, per una parola necessaria per la propria vita. Ma qualcosa portiamo a casa tutti insieme, nelle famiglie, nelle relazioni quotidiane, nel lavoro e nei luoghi del dolore e della gioia: la benedizione del Signore…”

Sabato, domenica e lunedì scorso in Duomo il Santo Chiodo, la preziosa reliquia simbolo della Passione di Cristo, è stata posta sull’altare maggiore del Duomo, Mons. Delpini ci ha fatto riflettere sul significato della croce “…di fronte al credere umano e superficiale c’è l’amore di Dio che niente può stancare, niente può fermare, come l’amore dato a tutti con la croce gloriosa del Signore e i suoi chiodi che lo trafiggono…”

Il Papa si è recato a Palermo per il venticinquesimo anniversario della morte del beato Pino Puglisi. Quando don Pino morì, ci ha raccontato il Papa “…nel giorno del suo compleanno, coronò la sua vittoria col sorriso, con quel sorriso che non fece dormire di notte il suo uccisore, il quale disse: “c’era una specie di luce in quel sorriso”. Padre Pino era inerme, ma il suo sorriso trasmetteva la forza di Dio: non un bagliore accecante, ma una luce gentile che scava dentro e rischiara il cuore. È la luce dell’amore, del dono, del servizio. Abbiamo bisogno di tanti preti del sorriso. Abbiamo bisogno di cristiani del sorriso, non perché prendono le cose alla leggera, ma perché sono ricchi soltanto della gioia di Dio, perché credono nell’amore e vivono per servire. È dando la vita che si trova la gioia, perché c’è più gioia nel dare che nel ricevere …”

A Palermo Papa Francesco con i preti e le religiose ha condiviso tre aspetti del suo sacerdozio che possono aiutare  i nostri sacerdoti e anche le consacrate e i consacrati non sacerdoti. “…Tre verbi semplici fedeli alla figura di Don Pino, che è stato semplicemente un prete, un prete vero. E, come prete, un consacrato a Dio, perché anche le suore possono partecipare a questo. Il primo verbo è celebrare. Prendete e mangiate, questo è il mio corpo offerto: lo diciamo ai fratelli, insieme a Gesù. Le parole dell’Istituzione delineano allora la nostra identità sacerdotale: ci ricordano che il prete è uomo del dono, del dono di sé, ogni giorno, senza ferie e senza sosta. Perché la nostra, non è una professione ma una donazione; non un mestiere, che può servire pure per fare carriera, ma una missione. Don Pino ha vissuto così: l’epilogo della sua vita è stata la logica conseguenza della Messa che celebrava ogni giorno. Accompagnare è la chiave di volta dell’essere pastori oggi. C’è bisogno di ministri che incarnino la vicinanza del Buon Pastore, di preti che siano icone viventi di prossimità. Questa parola bisogna sottolinearla: “prossimità”, perché è quello che ha fatto Dio. Prima lo ha fatto con il suo popolo. Pensiamo ancora a don Puglisi che, più che parlare di giovani, parlava coi giovani. Stare con loro, seguirli, far scaturire insieme a loro le domande più vere e le risposte più belle. È una missione che nasce dalla pazienza, dall’ascolto accogliente, dall’avere un cuore di padre, cuore di madre, per le religiose, e mai un cuore di padrone. La pastorale va fatta così, con pazienza e dedizione, per Cristo e a tempo pieno. Testimoniare. Questo ci riguarda tutti e in particolare vale per la vita religiosa, che è di per sé testimonianza e profezia del Signore nel mondo. Nell’appartamento dove viveva Padre Pino risalta una semplicità genuina. È il segno eloquente di una vita consacrata al Signore, che non cerca consolazioni e gloria dal mondo. La gente cerca questo nel prete e nei consacrati, cerca la testimonianza. La gente non si scandalizza quando vede che il prete scivola, è un peccatore, si pente e va avanti… Lo scandalo della gente è quando vede preti mondani, con lo spirito del mondo. Lo scandalo della gente è quando trova nel prete un funzionario, non un pastore…”.

Intense anche le Parole che il Papa ha rivolto ai giovani di Palermo rispondendo alle loro domande“…Per ascoltare il Signore bisogna essere in cammino, non aspettando che nella vita accada magicamente qualcosa. Lo vediamo nell’affascinante storia di amore che è la Bibbia. Qui il Signore chiama continuamente gente giovane.. Non cercatelo nella vostra stanzetta, chiusi in voi stessi a ripensare al passato o a vagare col pensiero in un futuro ignoto. No, Dio parla ora nella relazione. Nel cammino e nella relazione con gli altri. Non chiudetevi in voi stessi, confidatevi con Lui, affidate tutto a Lui, cercatelo nella preghiera, cercatelo nel dialogo con gli altri, cercatelo sempre in movimento, cercatelo in cammino. Capirete che Gesù crede in voi più di quanto voi credete in voi stessi. Gesù vi ama più di quanto voi vi amate. Cercatelo uscendo da voi stessi, in cammino: Lui vi aspetta. Fate gruppo, fatevi degli amici, fate delle camminate, fate degli incontri, fate Chiesa così, camminando. Il Vangelo è scuola di vita, il Vangelo sempre ci porta al cammino. Credo che questo sia il modo di prepararsi per ascoltare il Signore. Un ultimo verbo che aiuta per ascoltare la voce del Signore è servire, fare qualcosa per gli altri. Sempre verso gli altri, non ripiegato su te stesso. la vita si fa nell’impegno, nella lotta, nella denuncia, nella discussione, nel giocare la propria vita per un ideale; nei sogni. No al fatalismo, no al pessimismo, sì alla speranza, sì alla speranza cristiana. E voi avete nelle mani la capacità di fare la speranza, di fare andare avanti la speranza. Per favore, no alla rassegnazione! Sentite bene: un giovane non può essere rassegnato. No alla rassegnazione!…”

Spesso richiamo a mio figlio il quarto comandamento che questa settimana il Papa ha spiegato in udienza a San Pietro. Il significato del termine ebraico “onore” ci ha detto Papa Francesco “…indica la gloria, il valore, alla lettera il peso, la consistenza di una realtà. Onorare il padre e la madre vuol dire dunque riconoscere la loro importanza anche con atti concreti, che esprimono dedizione, affetto e cura…” E questo comandamento è anche una consolazione, un riscatto per chi ha avuto problemi familiari, per chi non ha vissuto un’infanzia felice perché così ha aggiunto il Papa “…il quarto comandamento non parla della bontà dei genitori, non richiede che i padri e le madri siano perfetti. Parla di un atto dei figli, a prescindere dai meriti dei genitori, e dice una cosa straordinaria e liberante: anche se non tutti i genitori sono buoni e non tutte le infanzie sono serene, tutti i figli possono essere felici, perché il raggiungimento di una vita piena e felice dipende dalla giusta riconoscenza verso chi ci ha messo al mondo. Molti santi – e moltissimi cristiani – dopo un’infanzia dolorosa hanno vissuto una vita luminosa, perché, grazie a Gesù Cristo, si sono riconciliati con la vita. Onorare i genitori: ci hanno dato la vita! Se tu ti sei allontanato dai tuoi genitori, fa’ uno sforzo e torna, torna da loro; forse sono vecchi… ti hanno dato la vita”.

Stefania