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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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Nelle faccende di chiesa

Sabato scorso anche alcuni ragazzi della nostra comunità hanno partecipato alla Redditio Symboli in Duomo con Mons. Delpini. In riferimento al Vangelo di Giovanni in cui due discepoli videro dove dimorava Gesù e restarono là con Lui, Mons. Delpini ha chiesto anche ai nostri giovani di sperimentare la grazia attraverso una domanda di Gesù che ci chiede cosa cerchiamo, ci invita a trovare una dimora. Questo è quello che si può chiamare fede, la Redditio è la risposta alla parola fede, che ha convinto i discepoli a seguire e vedere dove stava Gesù. Il desiderio di condividere un’esperienza è più incisivo del tentativo di indottrinamento. Andrea uno dei discepoli si è convinto che Gesù meritava di essere conosciuto personalmente.

Forse non abbiamo capito tutto di Gesù, della nostra fede, ma quanto sperimentato finora può bastare per ritenere che Gesù meriti di essere conosciuto e che valga la pena di dimorare con lui. Per capire Gesù si dovrebbe celebrare la Pasqua, lasciarsi condurre fino alla croce per essere vivi della sua vita e partecipi della sua gloria. Mons. Delpini ha lasciato un editto che come Andrea e Giovanni anche i nostri ragazzi insieme ad un amico si prendano l’impegno di andare a trovare un compagno malato, a fare un momento di adorazione o altro…

Domenica abbiamo incontrato le famiglie dell’iniziazione cristiana durante le nostre messe. Significativa la Parabola della vigna e dei lavoratori: tutti siamo invitati nella vigna del Signore, nessuno escluso. Nella vigna ci si ubriaca di uva, dell’amore di Dio, amore che entra in noi e fa parte di noi perché poi noi lo possiamo sperimentare nella vita quotidiana.

Abbiamo salutato questa settimana la mamma del nostro parroco. Ogni sabato la incontravo sulla porta di casa, mi consegnava gli avvisi e scambiavamo poche parole con l’augurio di una buona domenica. Mi aveva confidato simpaticamente che la mamma di un prete sente tutto e tutti, ma non può raccontare nulla! Il nostro ringraziamento per averci dato in dono Don Norberto, per aver vissuto nella nostra comunità e aver partecipato con noi all’Eucarestia.

Si è tenuta in Curia la conferenza stampa in vista della canonizzazione di Papa Paolo VI. Queste le parole di Mons. Delpini “… la canonizzazione è un evento che ci tocca profondamente. Mi pare che siamo riusciti a convincere il mondo che Milano è una meta desiderabile, che è la città della moda e dell’’innovazione, dove tanti vengono a studiare, ma Milano è anche una terra di santi. E, quindi, possiamo avere fierezza perché proprio qui Montini ha imparato a capire la Chiesa e a fare il Vescovo. Questa Canonizzazione non è stata collocata a caso nel Sinodo sulla fede e il discernimento dei giovani. Credo che possiamo chiedere a Paolo VI di intercedere perché tutti giovani del mondo abbiano speranza. Una speranza cristiana che è fiducia nelle promesse di Dio. Mi pare che la speranza sia custodita nel gruppo di coloro che sono persuasi che valga la pena di vivere come cristiani. Cerchiamo giovani che siano custodi della speranza, che sappiano essere messaggeri di gioia e testimoni nel mondo, ricordando quello che Montini ha cercato di ricordare a Milano, ossia che Dio è Padre, che gli uomini sono chiamati a essere fratelli, che la civiltà dell’amore è una responsabilità e un programma di vita per tutti, per chi ha a cuore l’umanità e il suo futuro…”

Continua il Sinodo dei Vescovi sul tema dei giovani. Sono state presentate le Relazioni dei  Circoli minori che nei giorni scorsi si sono riuniti per riflettere sulla prima parte dell’Instrumentum Laboris. Per quel che concerne il contenuto sono emersi quattro punti focali. Il primo riguarda la necessità di riferirsi alla Parola di Dio per esplicitare la prospettiva evangelica che caratterizza tutto il percorso del Sinodo. Il gruppo propone l’icona biblica di Emmaus come riferimento per l’intero Documento. L’esperienza dei discepoli di Emmaus esprime bene questa dinamica Gesù, cammina con i due discepoli che si stanno allontanando da Gerusalemme. A lui non interessa tanto la direzione in cui vanno, bensì le loro persone. Per stare in loro compagnia, percorre la stessa strada. Li ascolta, li accoglie e li interroga per aiutarli a riconoscere quanto stanno vivendo. Con affetto ed energia, annuncia loro la Parola, aiutandoli a interpretare gli eventi che hanno vissuto. Accetta il loro invito a fermarsi presso di loro al calar della sera: entra nella loro notte. Nell’ascolto il loro cuore si riscalda e la loro mente si illumina, nella frazione del pane i loro occhi si aprono e i due scelgono di riprendere con rinnovata speranza il cammino in direzione opposta e di ricongiungersi alla comunità di cui sono parte, annunciandole l’esperienza del Risorto che hanno vissuto. Il secondo punto focale sottolinea la necessità di considerare i giovani parte della Chiesa, evitando di indurre la sensazione che ne siano fuori. Essi sono già il presente della Chiesa, non solo il futuro: la Chiesa parlando dei giovani parla di sé. Il terzo punto è l’urgenza della conversione. E’ stata menzionata la difficoltà della Chiesa di mettersi in sintonia con le giovani generazioni, ponendo così non pochi ostacoli che ne hanno favorito l’allontanamento. Tra questi sono stati citati l’abbandono di una paternità e di una maternità che ha lasciato orfane le giovani generazioni, come pure il perpetuarsi di stili pastorali non più capaci di attrarle e il quarto punto è che nell’Instrumentum laboris non è presentata in maniera adeguata la crisi della trasmissione della fede, ben presente in Occidente, ma che interessa la Chiesa intera. È urgente infatti riscoprire la capacità generativa come dimensione centrale della comunità cristiana. In questo una grande responsabilità l’hanno gli adulti. Essi, sia in famiglia sia fuori, non sono stati testimoni credibili della bellezza del messaggio evangelico.

La catechesi del Papa di questa settimana è dedicata alla Quinta Parola: non uccidere. Siamo già nella seconda parte del Decalogo, quella che riguarda i rapporti con il prossimo e questo comandamento difende il valore basilare nei rapporti umani, quello della vita. Tutto il male operato nel mondo si riassume nel disprezzo per la vita, vita aggredita dalle guerre, dalle organizzazioni che sfruttano l’uomo, dalla soppressione della vita umana nel grembo materno. La violenza e il rifiuto della vita nascono dalla paura,  ci dice il Papa “…l’accoglienza dell’altro, infatti, è una sfida all’individualismo. Pensiamo, ad esempio, a quando si scopre che una vita nascente è portatrice di disabilità, anche grave. I genitori, in questi casi drammatici, hanno bisogno di vera vicinanza, di vera solidarietà, per affrontare la realtà superando le comprensibili paure. Invece spesso ricevono frettolosi consigli di interrompere la gravidanza.. Un bimbo malato è come ogni bisognoso della terra, come un anziano che necessita di assistenza, come tanti poveri che stentano a tirare avanti: colui, colei che si presenta come un problema, in realtà è un dono di Dio che può tirarmi fuori dall’egocentrismo e farmi crescere nell’amore. La vita vulnerabile ci indica la via di uscita, la via per salvarci da un’esistenza ripiegata su se stessa e scoprire la gioia dell’amore. Vale la pena di accogliere ogni vita perché ogni uomo vale il sangue di Cristo stesso. Non si può disprezzare ciò che Dio ha tanto amato…”.

Stefania