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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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Il tempo di una settimana

Mi sono state regalate tante mani e tanti baci, oltre che parole e messaggi. Chi da vicino, chi da lontano, hanno voluto essere presenti nel momento di una partenza. Alle soglie dei 95 anni, Rita detta anche “mamma Rita”, ha consegnato il suo respiro proprio una settimana fa. Fermare il respiro piano piano e progressivamente respirare nel mondo di Dio: un parto! C’è molta analogia tra quello che una madre fa per la nascita di un figlio e quello che fa un figlio nella morte di una madre. Non conosco i passaggi di chi passa mesi e mesi in una lunga agonia, se non per quel contatto che avviene in un ospedale o in una casa quando si è chiamati o quando si va a trovare un malato. Ci vuole un attimo per prendere coscienza di ciò che sta avvedendo, perchè certi gesti sono unici e irripetibili, certi minuti sono veloci e lunghi nello stesso tempo. Come un parto del resto o come l’uscita da un fonte battesimale.

Poi i momenti del trambusto, delle veloci decisioni con le telefonate per mettere al corrente chi è vicino, chi ama, chi conosce. Sono i momenti in cui bisogna raccontare ciò che è accaduto, raccogliendo anche lo stupore di chi non si aspettava la morte improvvisa. Tutto diventa preghiera, grani del rosario in macchina, in chiesa, davanti alla salma raccolta. Resta la preghiera dove tutti vogliono starci perchè forse, in quei momenti, è il luogo dove ci si raduna e si sta insieme. Si arriva all’apice nella celebrazione eucaristica oltre alla quale non si può andare, cosicché il parto diventa completo, grazie a Dio: “…Colui che ha chiamato da questa morte”. La celebrazione diventa ricordo dei luoghi dove lei è stata, ha visto, ha incontrato, ha lavorato, chiese e parrocchie della diocesi dove la Provvidenza chiedeva traslochi. Tenere il calice tra le mani dona nuovo legame con chi si hanno legami di sangue. Per noi preti il calice è regalo dei genitori, prezioso strumento per i miracoli di Dio. Quello scelto allora aveva solo una richiesta a chi lo avrebbe fatto: la semplicità e un costo contenuto, come poi è stato. E così anche il calice segue le vie della Provvidenza.

Ora si entra in una fase che non è quella depressiva. Si mangia in silenzio come in una cella di un convento ma non da soli, come avviene in un eremo. Qualche piccolo aggiustamento nei tempi e nelle abitudini, come per tante persone a cui la morte o l’abbandono, cambia la vita. I pensiero corrono e la commozione si alza impedendo di vedere le pesantezze di un tempo, le arrabbiature, i nervosismi, i difetti. So che per questo materiale se la sbrigherà il buon Dio per me e per lei. Del resto composto con tanti pezzi di pietra e reso figura in un mosaico, il Signore continuerà a tenerci tutti nelle sue possenti mani, mentre quegli occhi dall’alto impediranno di cercare altrove ciò che Lui regala già.

Parole scritte ad una settimana da quei momenti di morte, per chi leggerà ma anche per chi non conosce il sito o non ha un collegamento Internet. Ci penserà lo Spirito a far arrivare questi sentimenti a tutte le mani strette e a tutte le persone baciate.

don Norberto