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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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Nelle faccende di chiesa

Davanti al Vangelo “della zizzania” di domenica scorsa, l’azione dell’uomo sarebbe stata quella del taglio della zizzania, ma la nostra missione è di convertirci e trasformare il male in bene, con l’amore di Dio.

Con i ragazzi che faranno la cresima il prossimo anno abbiamo vissuto una giornata intensa a Torino. Prima la visita al Cottolengo con la toccante testimonianza di una persona gravemente disabile che con la fede ha trovato una ragione di vita e di vita gioiosa secondo il Vangelo, poi una visita guidata e molto vivace a Valdocco, l’oratorio di Don Bosco e al Colle Don Bosco nella casa dove ha vissuto con mamma Margherita. Molto intensa la testimonianza di una Suora di clausura che con tanta semplicità ci ha raccontato la sua vocazione, i suoi cinquantacinque anni nel convento, il suo cammino verso la santità.

Abbiamo passato una domenica diversa dal solito partecipando al convegno  per le famiglie a Casbeno dal titolo “Quando il male si insinua nelle case”. Così ha concluso l’incontro Don Norberto “Si può passare anche un pomeriggio da cristiani”. Fra Luca Fallica del monastero benedettino di Dumenza ci ha dato dei suggerimenti perché nelle tentazioni Gesù ci conduca alla pienezza dell’amore: prendersi cura dei bisogni altrui, servire, affidarsi a Dio.

Il gruppo dei Seniores delle quattro parrocchie si è ritrovato dopo un po’ di tempo, si incarica di tenere le fila di ciò che è caratteristico dello specifico di ogni parrocchia. Ogni gruppo porta idee che poi vengono condivise non dimenticando la centralità della vita spirituale e liturgica di ognuno.

Domenica scorsa in piazza San Pietro papa Francesco ha presieduto la Messa con il Rito di Canonizzazione di Paolo VI e di altri sei nuovi Santi. “…Gesù è radicale. Egli dà tutto e chiede tutto: dà un amore totale e chiede un cuore indiviso. Anche oggi si dà a noi come Pane vivo; possiamo dargli in cambio le briciole? A Lui, fattosi nostro servo fino ad andare in croce per noi, non possiamo rispondere solo con l’osservanza di qualche precetto. A Lui, che ci offre la vita eterna, non possiamo dare qualche ritaglio di tempo. Gesù non si accontenta di una “percentuale di amore”: non possiamo amarlo al venti, al cinquanta o al sessanta per cento. O tutto o niente. Chiediamo la grazia di saper lasciare per amore del Signore: lasciare ricchezze, lasciare nostalgie di ruoli e poteri, lasciare strutture non più adeguate all’annuncio del Vangelo, i pesi che frenano la missione, i lacci che ci legano al mondo. Il santo Papa Paolo VI scrisse: “È nel cuore delle loro angosce che i nostri contemporanei hanno bisogno di conoscere la gioia, di sentire il suo canto”. Gesù oggi ci invita a ritornare alle sorgenti della gioia, che sono l’incontro con Lui, la scelta coraggiosa di rischiare per seguirlo, il gusto di lasciare qualcosa per abbracciare la sua via. I santi hanno percorso questo cammino…”

Paolo VI, anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente. Oggi ci esorta ancora, insieme al Concilio di cui è stato il sapiente timoniere, a vivere la nostra comune vocazione: la vocazione universale alla santità. Non alle mezze misure, ma alla santità. È bello che insieme a lui e agli altri santi e sante odierni ci sia Mons. Romero, che ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli. Lo stesso possiamo dire di Francesco Spinelli, di Vincenzo Romano, di Maria Caterina Kasper, di Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù e anche del ragazzo abruzzese-napoletano, Nunzio Sulprizio: il santo giovane, coraggioso, umile che ha saputo incontrare Gesù nella sofferenza, nel silenzio e nell’offerta di se stesso. Tutti questi santi, in diversi contesti, hanno tradotto con la vita la Parola di oggi, senza tiepidezza, senza calcoli, con l’ardore di rischiare e di lasciare. Fratelli e sorelle, il Signore ci aiuti a imitare i loro esempi.

Papa Francesco ha risposto alle domande dei seminaristi lombardi. Mi ha colpito soprattutto quando uno di loro ha detto che dietro  l’entusiasmo, però, si nasconde il germe del dubbio e della fatica di seguire Gesù nella forma del sacerdote nella società contemporanea. Il Papa ha risposto “…La croce del dubbio è una croce, ma feconda. Io non ho fiducia nelle persone che non dubitano mai. Il dubbio ci mette in crisi; Il dubbio è una ricchezza. Sto parlando del dubbio normale, non di quelle persone dubbiose che diventano scrupolose. No, questo non va. Ma il dubbio normale della personalità è una ricchezza, perché mi mette in crisi e mi fa domandare: questo pensiero viene da Dio o non viene da Dio? Questa cosa è positiva o non è positiva? È una croce, il dubbio, ma è una croce che ti avvicina a Gesù e ti mette in crisi. L’azione concreta affinché la nostra quotidianità nutra il cammino di affidamento  è il dialogo con la persona che ti accompagna, il dialogo con il superiore, il dialogo con i compagni. Ma il dialogo aperto, il dialogo sincero, cose concrete. E soprattutto il dialogo con il Signore…”

Prosegue il Sinodo dei Vescovi. Sono state presentate altre relazioni sulla seconda parte dell’instrumentum laboris. L’icona biblica che ha ispirato vocazione e discernimento è il testo della chiamata di Samuele capace di illuminare il tema della giovinezza e della vocazione. “…Esplicitare l’interrogativo vocazionale significa incoraggiare i giovani a percorsi di discernimento personale e comunitario, che spesso gli adulti non hanno saputo o voluto fare. Si tratta di aiutare le nuove a guardarsi bene attorno e a guardarsi bene dentro, se necessario anche con qualche aiuto psicologico e con opportune esperienze di servizio. L’inquietudine che ne deriva fa crescere il desiderio di unificare il proprio cuore attraverso la preghiera e l’ascolto della Parola di Dio, la ricerca del silenzio e l’impegno nella storia del suo popolo, insieme al confronto fiducioso con i membri della famiglia e con gli accompagnatori ecclesiali. Il Signore parla donando la pace duratura del cuore e il sentimento gioioso del donarsi agli altri, tutti segni forti di essere sulla strada giusta. Molto importante da parte degli adulti sarà l’impegno di imparare l’arte del colloquio franco e libero, da condurre fino alla proposta della riconciliazione sacramentale…”

All’udienza di questa settimana Il Papa ha proseguito la catechesi sulla Quinta Parola del Decalogo “non uccidere”. Ha già sottolineato come questo comandamento riveli che agli occhi di Dio la vita umana è preziosa, sacra ed inviolabile. Nessuno può disprezzare la vita altrui o la propria; anche l’insulto e il disprezzo possono uccidere. E noi siamo abituati a insultare, ci viene un insulto come se fosse un respiro. E Gesù ci dice: “Fermati, perché l’insulto fa male, uccide. Non amare è il primo passo per uccidere; e non uccidere è il primo passo per amare. La vita umana ha bisogno di amore. E qual è l’amore autentico? E’ quello che Cristo ci ha mostrato, cioè la misericordia. L’amore di cui non possiamo fare a meno è quello che perdona, che accoglie chi ci ha fatto del male. Nessuno di noi può sopravvivere senza misericordia, tutti abbiamo bisogno del perdono. Quindi, se uccidere significa distruggere, sopprimere, eliminare qualcuno, allora non uccidere vorrà dire curare, valorizzare, includere e anche perdonare.

Stefania