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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2018-2019

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Nelle faccende di chiesa

Riprendere i gruppi di ascolto senza il sig. Binda non è stato facile… La lectio del nostro Card. Delpini ha inaugurato l’avvio dei gruppi: quest’anno seguiremo il libro dell’Esodo, il capitolo della Pasqua quando Il Signore libera il popolo di Israele dalla schiavitù. E’ una pagina decisiva per la storia di Israele, è la fondazione della loro fede.

Abbiamo ricordato domenica scorsa la dedicazione del Duomo di Milano, importante anche per le comunità di rito ambrosiano come la nostra che è presente nelle diocesi limitrofe. Siamo tutti coinvolti nella costruzione della Chiesa, come del Duomo,  un cantiere sempre aperto in cui ogni credente ha un ruolo insostituibile.

I fedeli ambrosiani hanno affollato il Duomo per questa festa della Dedicazione della loro Chiesa madre. Quest’anno ringraziano insieme, come Diocesi, papa Francesco per la Canonizzazione di Paolo VI, avvenuta settimana scorsa. Il nostro Vescovo nella sua omelia ha precisato “…La Chiesa è un’impresa ancora da compiere. Siamo quindi convocati per l’impresa di costruire il tempio di Dio che è il popolo cristiano. Gente convocata, dunque, che, proprio per questo, ha stima di sé, vive una specie di fierezza dell’obbedienza e della docilità: non si vanta, ma si rallegra di essere stata stimata degna di collaborare con Dio…”

Abbiamo messo a disposizione nelle nostre quattro parrocchie anche la lettera pastorale, discussa nel Consiglio Pastorale, perché tutti possano sentirsi parte con il nostro Vescovo di un’unica chiesa.

Interessante e molto partecipato l’incontro del giovedì sera “Sulla Tua parola” condotto dal nostro parroco. Inizia con la preghiera di un salmo, una breve spiegazione e la lettura commentata di un brano del Vangelo, ogni settimana un evangelista diverso.

Sono state fatte altre relazioni durante il Sinodo sulla terza parte dell’Instrumentum Laboris. L’icona biblica di apertura proposta è stata la moltiplicazione dei pani. In essa appare chiara la centralità di Gesù. Gesù guarda la folla che lo segue e che ora non ha da mangiare. Prende quindi l’iniziativa, si rivolge ai discepoli e chiede loro di provvedere. Essi sono dubbiosi, anzi rassegnati e impotenti. È emblematico che sia un ragazzo che mette nelle mani di Gesù quel poco che ha perché il miracolo si compia. Questa scena evangelica contiene un chiaro incoraggiamento a fare conto sulla disponibilità dei giovani, a non lasciarsi paralizzare dalla sproporzione fra il poco che si può avere e la vastità dei bisogni: è il Signore che ricava molto dal nostro poco, in favore del popolo.

Sono emersi in particolare quattro punti nodali per essere Chiesa “della fede” realmente ospitale e formativa, non semplicemente preoccupata della propria struttura istituzionale o della propria utilità funzionale nei confronti della trasmissione della fede.
1)      Restituire vitalità e freschezza al primato dell’annuncio evangelico cioè imprimere all’evangelizzazione la forma del racconto della storia di Dio con gli uomini.
2)      L’amore per i poveri è il segno visibile che il Regno di Dio è arrivato sulla terra.
3)      La formazione dei discepoli che seguono Gesù, ma che sono anche da lui seguiti in vista della loro missione di annunciatori del Regno.
4)      Restituire all’eucaristia la sua capacità evangelizzatrice che significa anzitutto rinsaldare la convinzione di un momento speciale del tempo e dello spazio, in cui si è “toccati” da Gesù, istruiti da Gesù, guariti da Gesù. E in secondo luogo, rendere accessibile ai giovani l’incanto del suo mistero, che ci trasforma.

I giovani più impegnati nel cammino di fede chiedono una Chiesa molto più fraterna, relazionale e solidale. Questo anzitutto nelle realtà parrocchiali: in molti casi la parrocchia resta un punto di riferimento importante, sia perché per tanti è il volto concreto della Chiesa che per primo si incontra, sia per la sua inserzione sul territorio e le esperienze di comunione fra diverse situazioni e differenti vissuti umani che consente. I giovani hanno bisogno di strutture in cui possano sentirsi a casa. Un ruolo privilegiato può avere l’oratorio che in molti casi si offre come l’ambiente vivo di incontri, amicizie, condivisioni, sia sportive, che umane e spirituali. Non poche aggregazioni ecclesiali offrono occasioni di appartenenza positiva, con cammini educativi e forme partecipative che coinvolgono i giovani in profondità. Gli itinerari catechistici possono costituire un fattore importante di crescita e di aggregazione e anche una possibilità di crescita peculiare e di apertura al dono divino nella fede e nella carità è quella costituita dal servizio: molti giovani se ne sentono attratti, specie se rivolto ai piccoli e ai poveri, e spesso esso costituisce il primo passo verso la scoperta o riscoperta della vita cristiana ed ecclesiale.

Questa settimana a San Pietro il Papa ha commentato la sesta parola “Non commettere adulterio”. Il richiamo immediato è alla fedeltà, e in effetti nessun rapporto umano è autentico senza fedeltà e lealtà. Non si può amare solo finché conviene, l’amore si manifesta proprio oltre la soglia del proprio tornaconto, quando si dona tutto senza riserve. Come afferma il Catechismo: L’amore vuole essere definitivo. Non può essere fino a nuovo ordine. La fedeltà è la caratteristica della relazione umana libera, matura, responsabile. La chiamata alla vita coniugale richiede, pertanto, un accurato discernimento sulla qualità del rapporto e un tempo di fidanzamento per verificarla. Per accedere al Sacramento del matrimonio, i fidanzati devono maturare la certezza che nel loro legame c’è la mano di Dio, che li precede e li accompagna, e permetterà loro di dire: “Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre”. La fedeltà infatti è un modo di essere, uno stile di vita. Si lavora con lealtà, si parla con sincerità, si resta fedeli alla verità nei propri pensieri, nelle proprie azioni. Una vita intessuta di fedeltà si esprime in tutte le dimensioni e porta ad essere uomini e donne fedeli e affidabili in ogni circostanza, ma per arrivare ad una vita così bella non basta la nostra natura umana, occorre che la fedeltà di Dio entri nella nostra esistenza, ci contagi.

Stefania