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La lettera del Vescovo:

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Nelle faccende di chiesa

Domenica abbiamo ricordato l’anniversario della dedicazione della chiesa di Luvinate, nonché la giornata missionaria mondiale. Don Luca ci ha invitati a non guardare la nostra inadeguatezza, ad andare ad annunciare Gesù. La missione passa da un piccolo movimento quotidiano, anche quello di andare dal vicino di casa a trovarlo!

Abbiamo incontrato nella nostra comunità Padre Renzo della Società Missioni Africane. Ci ha portato la sua testimonianza iniziando con una bella frase “il cristianesimo non è un obbligo, ma una fortuna”. Non è la stessa cosa aver conosciuto Gesù o non averlo conosciuto. Non è la stessa cosa poterlo ascoltare o non poterlo ascoltare. Come dice Papa Francesco La nostra chiesa è una chiesa in uscita. Partiamo dall’invito del Signore, camminiamo nella fede e regaliamo Cristo. Tutto questo cambia la vita della gente, ogni cristiano è missionario in virtù del battesimo e tra i battezzati ci sono anche coloro che dal Signore hanno ricevuto una particolare chiamata. Abbiamo ascoltato una breve testimonianza delle nostre realtà, l’associazione Millepiedi che lavora con persone disabili, il “Gruppo amici di Suor Patrizia” che sostiene la missione in Brasile, un ragazzo della nostra comunità che collabora con il Pontificio Istituto Missioni Estere, alcuni medici della nostra comunità che operano in Congo, il gruppo di accoglienza che si occupa da più di due anni dei richiedenti asilo.

Sabato mattina Mons. Delpini ha guidato il Rosario salendo tra le Cappelle del Sacro Monte e ha poi presieduto la Celebrazione eucaristica, presso il Santuario di Santa Maria del Monte, in segno di ringraziamento per la Canonizzazione di san Paolo VI. Sui tre passi della vocazione di Simone, che prima si sente fallito, poi sperimenta la meraviglia per la sovrabbondanza della pesca e, poi ancora il riconoscimento della condizione di peccatore, il Cardinale ci ha dato un’indicazione per come partecipare alla missione di Gesù. Dal gesto minimo, all’esperienza della propria inadeguatezza fino a contemplare la sovrabbondanza della Grazia. Forse anche Paolo VI ha vissuto questi tre passaggi, anche più volte nella vita, dal gesto minimo di essere un bravo studente dedito al far del bene, nel servizio alla Santa Sede, fino ad avere la percezione delle proprie inadeguatezze, ma insieme, contemplando lo stupore per dove lo ha condotto la Grazia di Dio, fino a farsi carico del mistero del Papato.

Alla sera durante la Veglia Missionaria in Duomo Mons. Delpini seguendo il testo degli atti degli apostoli di Filippo e l’eunuco ci ha spiegato che i missionari raccolgono domande, ascoltano, suscitano domande. I cristiani di oggi raccolgono domande, ma forse hanno dimenticato le risposte. Sono incerti, non vedono più con chiarezza le affermazioni e le certezze ovvie assimilato dall’ambiente in cui sono cresciuti. Inviati in missioni sono come bambini che devono ancora imparare a parlare… Filippo incoraggia i missionari ad annunciare Gesù, i missionari hanno una risposta, è una risposta irrinunciabile annunciano Gesù perché c’è solo un nome in cui c’è salvezza. Non possono tacere il nome della speranza, sarebbe una cura palliativa la loro vocazione. C’è una missione sola per i discepoli di Gesù, non abbiamo altro da fare che annunciare Gesù.

Domenica mattina a conclusione del Sinodo sui giovani e parlando del passo di Vangelo di Bartimeo il Papa ci ha indicato tre passi fondamentali per il cammino della fede. Il primo passo per aiutare il cammino della fede: ascoltare. È l’apostolato dell’orecchio: ascoltare, prima di parlare. Un secondo passo per accompagnare il cammino di fede: farsi prossimi. Riconosciamo che il Signore si è sporcato le mani per ciascuno di noi, e guardando la croce ripartiamo da lì, dal ricordarci che Dio si è fatto mio prossimo nel peccato e nella morte. Si è fatto mio prossimo: tutto comincia da lì. E quando per amore suo anche noi ci facciamo prossimi diventiamo portatori di vita nuova: non maestri di tutti, non esperti del sacro, ma testimoni dell’amore che salva. Testimoniare è il terzo passo. Non è cristiano aspettare che i fratelli in ricerca bussino alle nostre porte; dovremo andare da loro, non portando noi stessi, ma Gesù. Egli ci manda, come quei discepoli, a incoraggiare e rialzare nel suo nome.

I Padri sinodali hanno scritto una lettera ai giovani che così si conclude “… Per un mese abbiamo camminato insieme con alcuni di voi e molti altri legati a noi con la preghiera e l’affetto. Desideriamo continuare ora il cammino in ogni parte della terra ove il Signore Gesù ci invia come discepoli missionari. La Chiesa e il mondo hanno urgente bisogno del vostro entusiasmo. Fatevi compagni di strada dei più fragili, dei poveri, dei feriti dalla vita. Siete il presente, siate il futuro più luminoso…”

In udienza a San Pietro questa settimana Papa Francesco ha completato la catechesi sulla sesta Parola del Decalogo “Non commettere adulterio”, evidenziando che l’amore fedele di Cristo è la luce per vivere la bellezza dell’affettività umana. Infatti, la nostra dimensione affettiva è una chiamata all’amore, che si manifesta nella fedeltà, nell’accoglienza e nella misericordia. Per sposarsi non basta celebrare il matrimonio! Occorre fare un cammino dall’io al noi, da pensare da solo a pensare in due, da vivere da solo a vivere in due: è un bel cammino, è un cammino bello. Quando arriviamo a decentrarci, allora ogni atto è sponsale: lavoriamo, parliamo, decidiamo, incontriamo gli altri con atteggiamento accogliente e oblativo. Ogni vocazione cristiana è sponsale, perché è frutto del legame d’amore in cui tutti siamo rigenerati, il legame d’amore con Cristo.

Stefania