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La lettera del Vescovo:

a partire dalla lettera dello scorso anno traccia della lettera di quest'anno

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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Nelle faccende di chiesa

Ho memorizzato la frase centrale dell’omelia di Don Norberto che mi ha colpito particolarmente durante la celebrazione dei santi “Il cristiano trova la gioia nella tribolazione”. Una messa partecipata e seguita dall’adorazione eucaristica con preghiera per i giovani e le persone della nostra comunità.

Settimana scorsa ho partecipato alla messa quotidiana e vi confesso che andare a messa tutti i giorni aumenta la nostra sete di Dio, ci permette di affrontare diversamente le giornate.

Una spiegazione diversa dal solito, bellissima, quella dell’apocalisse fatta da Don Luca il giorno dei Santi. La vittoria è una realtà partecipativa, la vittoria di Cristo chiama noi a partecipazione. Festeggiamo chi con Cristo ha vinto. Ci sentiamo incapaci, a disagio davanti alla santità, di fronte all’angoscia siamo invitati a metterci in cammino, non siamo soli, siamo un popolo in cammino, invitati a raggiungere la meta e a raccontare la nostra gioia dell’incontro con Dio agli altri, la nostra vittoria.

Tanti adolescenti anziché festeggiare Halloween hanno partecipato alla “Notte dei Santi”, visitando chiese e luoghi significativi nel centro di Milano e giungendo in Duomo dove l’Arcivescovo ha parlato della santità “…Anche i santi hanno avuto la vostra età e hanno scelto di non avere una vita annacquata. I santi non sono supereroi, ma gente che ha cercato di vedere lo spirito di Dio. Ricordatevi sempre che la vostra vita è benedetta, anche quando tutto sembra andare storto. La felicità non è bere una birra o fare follie per una notte, è qualcosa che dura, perché l’amore del Signore ci avvolge. Quando vi indignate per un’ingiustizia o per la violenza, sappiate che anche questa è una chiamata alla santità. Siamo fatti per la giustizia, per la purezza e la carità. Io non ho una ricetta per farvi diventare santi, ma se ogni giorno riuscite a meditare sulla preghiera che Gesù ci ha insegnato, il Padre Nostro, siete già sulla strada della santità…”.

Il Papa il giorno dei santi all’Angelus ci ha lasciato queste parole “…Oggi i nostri fratelli e sorelle non ci chiedono di sentire un’altra volta un bel Vangelo, ma di metterlo in pratica, di incamminarci sulla via delle Beatitudini. Non si tratta di fare cose straordinarie, ma di seguire ogni giorno questa via che ci porta in cielo, ci porta in famiglia, ci porta a casa. Oggi quindi intravediamo il nostro futuro e festeggiamo quello per cui siamo nati: siamo nati per non morire mai più, siamo nati per godere la felicità di Dio! Il Signore ci incoraggia e a chi imbocca la via delle Beatitudini dice: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”. Mentre nel giorno dei defunti ha sottolineato che

“…è proprio di fronte alla morte che la parola di Gesù e la sua rivelazione suonano come una sfida, una condanna della morte stessa. Dio non vuole che nessuno vada perduto, vuole che tutti siano salvati. Dio dà la vita e non la morte. Anche chi attraversa il deserto della vita e la prova del finire di questa vita precaria può rendersi conto della nostra dignità di figli di Dio. I cristiani non sono chiamati a essere ribelli, rassegnati, persone che perdono la stima di sé, che riducono tutto alla chimica; gente che confonde la devozione con la rassegnazione, gente che dice “non sono d’accordo con Dio” senza rendersi conto di quanto Dio fa…”.

Nel Famedio del Cimitero Monumentale l’Arcivescovo ha presieduto la Celebrazione in ricordo dei Defunti “… i cimiteri possono essere di insegnamento per i vivi. La presenza dei resti dei morti che si raccolgono in un luogo comune invita la città a riconoscersi con una vocazione a costruire una comunità: non siamo fatti per la solitudine, ma nasciamo in una comunità e andiamo a finire in uno spazio comunitario. Siamo fatti per stare insieme, da vivi e da morti…”.

L’Assemblea sinodale ha votato il documento finale “Chiesa dalle genti” e lo ha consegnato all’Arcivescovo per la successiva promulgazione, dopo la quale sarà fondamentale la ricezione sul territorio. Monsignor Bressan, presidente della Commissione di coordinamento, sottolinea gli aspetti innovativi del percorso compiuto, la profondità degli emendamenti proposti al testo e il ruolo-chiave richiesto ai Decanati.

Domenica scorsa il Vangelo ci ha invitati alla partecipazione al banchetto di Dio. I poveri invitati sono i poveri in spirito, coloro che sono dipendenti da Dio, che accettano l’invito. Davanti all’accoglienza del Signore non dobbiamo mettere nulla né famiglia, né lavoro, né proprietà….

Stefania

 

All’udienza di questa settimana il Papa ha continuato la spiegazione del Decalogo soffermandosi sulla Settima Parola: Non rubare. “…Nessuno è padrone assoluto dei beni: è un amministratore dei beni. Il possesso è una responsabilità. Ogni bene sottratto alla logica della Provvidenza di Dio è tradito, è tradito nel suo senso più profondo. Ciò che possiedo veramente è ciò che so donare. Questa è la misura per valutare come io riesco a gestire le ricchezze, se bene o male; questa parola è importante: ciò che possiedo veramente è ciò che so donare. Se io so donare, sono aperto, allora sono ricco non solo in quello che io possiedo, ma anche nella generosità, generosità anche come un dovere di dare la ricchezza, perché tutti vi partecipino. Infatti se non riesco a donare qualcosa è perché quella cosa mi possiede, ha potere su di me e ne sono schiavo. Il possesso dei beni è un’occasione per moltiplicarli con creatività e usarli con generosità, e così crescere nella carità e nella libertà. Non rubare vuol dire: ama con i tuoi beni, approfitta dei tuoi mezzi per amare come puoi. Allora la tua vita diventa buona e il possesso diventa veramente un dono. Perché la vita non è il tempo per possedere ma per amare..”