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Avvento 2018

Proposte per l'Avvento 2018

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2018-2019

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Nelle faccende di chiesa

Abbiamo iniziato la prima domenica di Avvento con la recita delle lodi. Interessante la predica di Don Luca: il sonno è importantissimo, è un atto di fede che ci permette di recuperare le energie , per capire bene cosa è gradito al Signore, lasciamo al Signore il suo spazio. La nostra condizione è aspettare che Gesù ritorni, abbiamo la necessità di svegliarci, quello che conta è che la venuta quotidiana del Signore trovi casa in noi. “E’ tempo di svegliarsi dal sonno” una frase che spesso nella mia giovinezza sentivo da una carissima suora salesiana che ho ancora occasione di sentire telefonicamente.

Nel secondo incontro dei gruppi d’ascolto sul libro dell’Esodo “Un futuro di speranza” Il Signore è descritto come guerriero che libera dalla schiavitù, poi come Colui che guida il popolo nel deserto e infine Colui che guarisce. E’ emersa l’importanza della preghiera di lode a Dio che possiamo fare quotidianamente anche attraverso i salmi.

Nella Comunità pastorale che riunisce Concesa e Trezzo sull’Adda ha preso avvio la Visita pastorale dell’Arcivescovo, articolata in due Celebrazioni e molti gesti simbolici. Queste le parole lasciate da Mons. Delpini “…se questo è un tempo di angoscia, i germogli saranno i sorrisi, la gioia dei cristiani: coltivateli, siate seminatori di sorrisi, testimoni di gioia, testimoni di letizia invincibile. Se questo è un tempo di solitudini, saranno i gesti del buon vicinato, della prossimità, di una vita condivisa, di una comunità che si riconosce un cuor solo e un’anima sola: siate una comunità unita nel nome del Signore. Se questo è un tempo di smarrimento e di incertezza, in cui i giovani guardando al futuro si sentono indecisi, i germogli saranno questi giovani stessi che comprendono che loro vita è una vocazione e che, quindi, non sono soli; che possono essere coraggiosi nel decidere perché sanno che è il Signore che li chiama alla pienezza della vita. Siate persone che rispondono con gioia alla vocazione. Se questo è un tempo di individualismo, in cui ciascuno pensa di salvarsi perché si isola e perché pensa soltanto a se stesso, i germogli saranno le forme della condivisione e della corresponsabilità, dell’impegno per il bene comune, per costruire e servire la comunità. I germogli saranno coloro che fanno di questo servizio il loro atteggiamento ordinario. I cristiani hanno qualcosa da dire anche su come debba essere amministrata la città, su quali visioni di futuro si devono coltivare insieme, su come si possa convergere, pur avendo idee e tradizioni diverse, in un desiderio comune di felicità, di benessere, di aiuto vicendevole. Se questo sembra un tempo vecchio e stanco e di declino per la civiltà occidentale, i germogli saranno le famiglie che accolgono il dono dei figli, i genitori che educano alla speranza e all’impegno. Siate famiglie capaci di fecondità e di speranza, adulti capaci di consegnare ai giovani una visione responsabile e fiduciosa della vita. Adulti che vivono con impegno quotidiano, onestà rigorosa, laboriosità generosa. Siate germogli di questa società che vuole ringiovanire, che non teme le novità e il futuro…”.

Mons. Delpini apre l’Avvento con una parola di Dio che visita il tempo della tribolazione e dice ai discepoli che non è subito la fine, ma che piuttosto occorre attrezzarsi per la resistenza e disporsi alla perseveranza, continuando a scrutare il tempo, il cielo e la terra per riconoscervi i segni dell’avvicinarsi del Figlio dell’uomo. I discepoli vivono ogni situazione come adatta per eseguire la missione ricevuta: alzano il capo e si rallegrano perché la liberazione è vicina; affrontano la persecuzione senza lasciarsi terrorizzare perché sono miti e disponibili alla benevolenza anche verso chi fa soffrire, sono pronti alla solidarietà anche mettendo a rischio la propria vita, sono testimoni di speranza anche quando sono circondati dal disprezzo e dallo scherno. Non dicono parole proprie, ma parole che vengono da Dio: perciò benedicono e non maledicono. Si è compiuta in loro quella trasfigurazione che Gesù ha operato, trasformando le tenebre nella luce.

Il nostro Vescovo ha incontrato i portatori di difficoltà uditive “…da figli della luce, occorre comportarsi, anche quando magari si hanno problemi e disabilità gravi, come alcuni dei non udenti presenti in Duomo. Sono molto contento di avere questa occasione per celebrare con voi l’inizio dell’Avvento. Vi ho invitati oggi per dare un messaggio a tutta la Diocesi perché desidero che coloro che hanno difficoltà ad udire possano vivere una vita cristiana accompagnati dalla Chiesa nelle loro comunità. Bisogna trovare strumenti utili come scrivere la predica, trovare interpreti, proiettare la Celebrazione con sottotitoli o parlare, lentamente e chiaro, in modo che si possa leggere le labbra. Ascoltare la Parola di Dio è, talvolta, difficile anche per chi non è sordo. Le età della vita, le malattie, i traumi possono rendere difficile sentire: per questo le nostre comunità devono trovare aiuti perché tutti possano ascoltare. Voi dovete diventare protagonisti di questa sensibilizzazione nelle vostre parrocchie e dire che il Vescovo desidera trovare un aiuto, per chi non sente, perché la Parola di Dio è consolazione necessaria per tutti…”.

Domenica scorsa il Papa in occasione della santa Messa per la seconda Giornata Mondiale dei Poveri ha ricordato: “Il Signore tende la mano: è un gesto gratuito, non dovuto. È così che si fa. Non siamo chiamati a fare del bene solo a chi ci vuole bene. Ricambiare è normale, ma Gesù chiede di andare oltre, di dare a chi non ha da restituire, cioè di amare gratuitamente. Guardiamo alle nostre giornate: tra le molte cose, facciamo qualcosa di gratuito, qualcosa per chi non ha da contraccambiare? Quella sarà la nostra mano tesa, la nostra vera ricchezza in cielo…”.

Il Santo Padre alla congregazione per gli istituti di vita consacrate ha manifestato loro il  grande apprezzamento della Chiesa per la loro forma di vita. Che ne sarebbe della Chiesa senza la vita contemplativa? Che ne sarebbe delle membra più deboli della Chiesa che trovano in voi un appoggio per continuare il cammino? Che ne sarebbe della Chiesa e del mondo senza i fari che segnalano il porto a chi è sperduto in alto mare, senza le fiaccole che illuminano la notte oscura che stiamo attraversando, senza le sentinelle che annunciano il nuovo giorno quando è ancora notte? Grazie, sorelle e fratelli contemplativi perché siete tutto questo per il mondo: sostegno per i deboli, fari, fiaccole e sentinelle.

Papa Francesco ha mandato un videomessaggio ai giovani in preparazione alla XXXIV giornata mondiale della gioventù 2019 “…ci stiamo avvicinando alla Giornata Mondiale della Gioventù che si celebrerà a Panama il prossimo mese di gennaio e avrà come tema la risposta della Vergine Maria alla chiamata di Dio: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Cari giovani, abbiate il coraggio di entrare ciascuno nel proprio intimo e chiedere a Dio: che cosa vuoi da me? Lasciate che il Signore vi parli, e vedrete la vostra vita trasformarsi e riempirsi di gioia. Mettersi al servizio del prossimo non significa soltanto essere pronti all’azione; bisogna anche mettersi in dialogo con Dio, in atteggiamento di ascolto, come ha fatto Maria. Lei ha ascoltato quello che le diceva l’angelo e poi ha risposto. Da questo rapporto con Dio nel silenzio del cuore, scopriamo la nostra identità e la vocazione a cui il Signore ci chiama, che si può esprimere in diverse forme: nel matrimonio, nella vita consacrata, nel sacerdozio… Tutti questi sono modi per seguire Gesù. L’importante è scoprire che cosa il Signore si aspetta da noi e avere il coraggio di dire “sì”…”.

Questa settimana l’incontro sul Decalogo a San Pietro ci ha condotti all’ultimo comandamento “non desidererai la moglie […], né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo”. Attraverso quest’ultima parola viene messo in risalto il fatto che tutte le trasgressioni nascono da una comune radice interiore: i desideri malvagi. Tutti i peccati nascono da un desiderio malvagio. Comprendiamo quindi che tutto il percorso fatto dal Decalogo non avrebbe alcuna utilità se non arrivasse a toccare il cuore dell’uomo. Da dove nascono tutte queste cose brutte? Il Decalogo si mostra lucido e profondo su questo aspetto: il punto di arrivo, l’ultimo comandamento è il cuore, e se questo, se il cuore non è liberato, il resto serve a poco. Questa è la sfida: liberare il cuore da tutte queste cose malvagie e brutte. I precetti di Dio possono ridursi ad essere solo la bella facciata di una vita che resta comunque un’esistenza da schiavi e non da figli. Spesso, dietro la maschera farisaica della correttezza asfissiante si nasconde qualcosa di brutto e non risolto. Dobbiamo invece lasciarci smascherare da questi comandi sul desiderio, perché ci mostrano la nostra povertà, per condurci a una santa umiliazione. Vano pensare di poter correggere se stessi senza il dono dello Spirito Santo. È vano pensare di purificare il nostro cuore in uno sforzo titanico della nostra sola volontà: questo non è possibile. Bisogna aprirsi alla relazione con Dio, nella verità e nella libertà: solo così le nostre fatiche possono portare frutto, perché c’è lo Spirito Santo che ci porta avanti.

Stefania