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Avvento 2018

Proposte per l'Avvento 2018

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Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

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Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2018-2019

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Nelle faccende di chiesa

Nella terza domenica di Avvento ritroviamo ancora Giovanni, dubbioso sull’identità di Gesù, sarà veramente lui il Messia? Gesù ci spiazza, ci chiede di guardarlo, di ascoltarlo attraverso i Vangeli, i primi cristiani li hanno scritti perché noi potessimo conoscere Gesù che parla del Padre. Continuiamo a leggere il Vangelo che ci è stato consegnato l’11 novembre, in quella Parola Gesù ci parla.

Domenica nella nostra comunità abbiamo accolto i bambini per il sacramento della prima confessione, una cerimonia comunitaria che ha coinvolto tutte le famiglie. Significativo l’abbraccio dei bambini con i loro genitori, come l’abbraccio del Padre misericordioso nella famosa parabola.

Mons. Delpini ha invitato in Duomo domenica scorsa i genitori con i figli in età scolare, insegnanti, personale, gestori delle scuole. A loro l’Arcivescovo ha rivolto queste parole “…La società è malata, il mondo deve essere aggiustato, c’è troppa confusione; c’è troppo dolore; c’è troppa ingiustizia; ci sono troppe complicazioni. Se non si mette mano all’impresa di aggiustare il mondo, è inevitabile e, anzi forse imminente, la sua rovina. Senza fare rumore, senza esercitare un potere, senza sbaragliare nemici e senza imporsi con la forza, il modo di Gesù di aggiustare il mondo è quello di prendersi cura di ciascuno, di restituire a ciascuno la speranza, a ciascuno che la voglia ricevere l’esperienza della gioia, dalla condivisione della fraternità ricostruita. Di questa via per aggiustare il mondo, non si possono misurare i risultati. È una via che ha la sua gioia non nel clamore, nel successo, ma nella coerenza della dedizione, nel rispetto della libertà: è una missione. Per questo benedetti i genitori e coloro che collaborano all’opera educativa, gli insegnanti, gli educatori, tutti quelli che hanno pensato di dare il loro contributo per un mondo migliore creando delle scuole, lavorando in questo settore; che hanno ritenuto che la scuola sia un servizio che non si può non rendere. Benedetti coloro che osano l’impresa di aggiustare il mondo. L’impresa non sarà mai conclusa, resterà sempre incompiuta, ma chi nella sua vita si è fatto vicino ai piccoli, uno per uno, perché ogni figlio è diverso dall’altro, perché ogni studente chiede una visione personalizzata, ha già aggiustato un pezzo di mondo..”.

Papa Francesco ha ricevuto in Udienza settimana scorsa i pellegrini delle Diocesi di Ugento e di Molfetta, i paesi di Don Tonino Bello. Don Tonino trent’anni fa parlò dell’Avvento “…Qui sulla terra è l’uomo che attende il ritorno del Signore. Lassù nel cielo è il Signore che attende il ritorno dell’uomo…” Don Tonino notava che la vita è piena di paure: paura del proprio simile. Paura del vicino di casa… Paura dell’altro… Paura della violenza… Paura di non farcela. Paura di non essere accettati… Paura che sia inutile impegnarsi. Paura che, tanto, il mondo non possiamo cambiarlo… Paura di non trovare lavoro e diceva che l’Avvento risponde con il Vangelo dell’antipaura. Perché mentre chi ha paura sta a terra, abbattuto, il Signore con la sua parola risolleva. Lo fa dicendo “alzatevi e levate il capo “. Se la paura fa stare a terra, il Signore invita ad alzarsi; se le negatività spingono a guardare in basso, Gesù invita a volgere lo sguardo al cielo, da dove arriverà Lui. Perché non siamo figli della paura, ma figli di Dio; perché la paura si sconfigge vincendo con Gesù il ripiegamento su se stessi: andando oltre questo ripiegamento.

Anche all’Angelus Papa Francesco ci ha invitato in questo periodo di Avvento a un impegno di vigilanza guardando fuori da noi stessi, allargando la mente e il cuore per aprirci alle necessità della gente, dei fratelli, e al desiderio di un mondo nuovo. È il desiderio di tanti popoli martoriati dalla fame, dall’ingiustizia, dalla guerra; è il desiderio dei poveri, dei deboli, degli abbandonati. Questo tempo è opportuno per aprire il nostro cuore, per farci domande concrete su come e per chi spendiamo la nostra vita. Si tratta di alzarsi e pregare, rivolgendo i nostri pensieri e il nostro cuore a Gesù che sta per venire. Ci si alza quando si attende qualcosa o qualcuno. Noi attendiamo Gesù, lo vogliamo attendere nella preghiera, che è strettamente legata alla vigilanza. Pregare, attendere Gesù, aprirsi agli altri, essere svegli, non chiusi in noi stessi. Ma se noi pensiamo al Natale in un clima di consumismo, di vedere cosa posso comprare per fare questo e quest’altro, di festa mondana, Gesù passerà e non lo troveremo. Noi attendiamo Gesù e lo vogliamo attendere nella preghiera, che è strettamente legata alla vigilanza.

Anche nell’omelia settimanale a Santa Marta Papa Francesco ha ribadito che “…L’Avvento è proprio per rinnovare la fede, per purificare la fede perché sia più libera, più autentica, l’Avvento è un tempo di memoria, è la purificazione della memoria. Si tratta di purificare la memoria del passato, la memoria di cosa è successo quel giorno di Natale. L’Avvento  è per purificare l’attesa, purificare la speranza, perché quel Signore che è venuto là, tornerà, tornerà. Sarà un incontro personale: noi l’incontro personale con il Signore, oggi, lo avremo nell’Eucaristia e non possiamo avere un incontro così, personale, con il Natale di duemila anni e L’Avvento è purificare la vigilanza. Vigilanza e preghiera sono due parole per l’Avvento, perché il Signore è venuto nella storia a Betlemme e verrà, alla fine del mondo e anche alla fine della vita di ognuno di noi. Però il Signore viene ogni giorno, ogni momento, nel nostro cuore, con l’ispirazione dello Spirito Santo…”

Inoltre questo tempo di Avvento è un tempo per prepararci a questa venuta del principe della pace, è un tempo per pacificarsi: prima di tutto, pacificarci con noi stessi, pacificare l’anima di ognuno. Un’altra cosa da pacificare è la casa, la famiglia: ci sono tante tristezze nelle famiglie, tante lotte, tante piccole guerre, tanta disunione e allargare gli orizzonti per guardare il mondo e vedere che c’è più guerra che pace. Lo stile deve essere quello degli artigiani di pace e ci vuole questo tempo di Avvento, di preparazione alla venuta del Signore che è il principe della pace.  Ogni volta che noi vediamo che c’è la possibilità di una piccola guerra, sia a casa sia nel mio cuore sia a scuola, a lavoro, fermiamoci e cerchiamo di fare la pace.

A San Pietro il Papa ha iniziato un ciclo di catechesi sul “Padre nostro”. I Vangeli ci hanno consegnato dei ritratti molto vivi di Gesù come uomo di preghiera. Gesù pregava con intensità nei momenti pubblici, condividendo la liturgia del suo popolo, ma cercava anche luoghi raccolti, separati dal turbinio del mondo, luoghi che permettessero di scendere nel segreto della sua anima: è il profeta che conosce le pietre del deserto e sale in alto sui monti. Le ultime parole di Gesù, prima di spirare sulla croce, sono parole dei salmi, cioè della preghiera, della preghiera dei giudei: pregava con le preghiere che la mamma gli aveva insegnato.  I discepoli vedevano Gesù pregare e avevano voglia di imparare a pregare: “Signore, insegnaci a pregare”. E Gesù non si rifiuta, non è geloso della sua intimità con il Padre, ma è venuto proprio per introdurci in questa relazione con il Padre. E così diventa maestro di preghiera dei suoi discepoli, come sicuramente vuole esserlo per tutti noi. Anche noi dovremmo dire: “Signore, insegnami a pregare. Insegnami”. Il primo passo per pregare è essere umile, andare dal Padre e dire: “Guardami, sono peccatore, sono debole, sono cattivo”, ognuno sa cosa dire. Ma sempre si incomincia con l’umiltà, e il Signore ascolta. La preghiera umile è ascoltata dal Signore.

Stefania