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Parole “politiche”: CAREZZA

La scelta di essere mite e umile rifulge, nella quarta domenica di avvento, con l’ingresso di Gesù in Gerusalemme e ci sollecita a riflettere sulla mitezza, su questa virtù umana che nasce dal cuore e si manifesta in una carezza, nel farsi prossimo con segni concreti.

Non ci vuole molto a comprendere come i nostri tempi siano pervasi, al contrario, dalla “violenza”; non solo fisica ma anche verbale; chiara manifestazione, spesso, di un cuore sclerotico, malato, incapace di “sentire”. Ma che questa “rigidità” del cuore non si addice ad un credente non ci sembra altrettanto evidente!

La testimonianza di Gesù, del germoglio del Signore, si fa così invito a comprendere che ciò che contraddistingue Gesù deve contrassegnare anche i credenti, perché dietro ogni scelta c’è una decisione, un cuore. E se il Signore sceglie di avere un cuore grande, anche il credente non può che tendere e cercare di essere come Lui. La distanza rimane, ed è tanta, ma la direzione non può essere oggetto di discussione.

Non ci resta facile comprendere, infatti, l’alterità del cuore, la profonda differenza che alimenta l’agire dell’uomo dal cuore aperto. Fare una carezza non significa essere buoni! Non significa essere sorridenti! Non significa fare sconti o cercare scorciatoie. E’, radicalmente, percorrere un altra strada, cercare una via santa (=differente) e liberatrice!

Ci sorprendiamo troppo facilmente della violenza che subiscono ogni giorno bambini, donne e anziani, anche quando non ne parlano i notiziari, ma raramente la avvertiamo come un segno di inciviltà, effetto di un imbarbarimento collettivo. Lo riconduciamo sempre a qualcuno che, solo ora, si è espresso violentemente … e facciamo finta di non sapere che la violenza ha sempre radici lontane e profonde!

Anche percorrere la via della carezza ha radici altrettanto profonde, che hanno bisogno di essere fatte proprie e diffuse: innanzi tutto la fiducia nell’altro! Nel fatto che c’é una strada e che questa non cerca l’annientamento e l’eliminazione, ma la convivenza, l’aiuto e il sostegno reciproco. Si, un fratello non è il mio nemico ma colui che mi conosce e può darmi una mano.

Abbiamo tutti bisogno di incontrare e fare qualche carezza, di liberare il cuore dalla sclerosi, dai sospetti, dalle paure, dalla diffidenza … dal ragionare secondo il mondo.

L’ingresso di Gesù a Gerusalemme a cavallo di un asino esprime in profondità la volontà e la capacità di percorrere una via che sceglie la carezza e non fa ricorso alla forza e tantomeno alla violenza! E’ questa la conversione che ci è richiesta!

L’invito di portare una carezza ai bambini rivolto da papa Giovanni, all’apertura del Concilio, non esprime solo la sua umanità: è il segno di una attenzione e di una fiducia nell’uomo che abbiamo bisogno di fare nostra!

Claudio