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Programma

Settimana di Oratorio

Al rientro dalle vacanze... prima di andare a scuola... ci troviamo una settimana all’oratorio - 2/6 settembre 2019

Volantino

Orario estivo S. Messe

da sabato 13 luglio a domenica 25 agosto 2019

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Parole “politiche”: PANE

Il pane non è solo un alimento: è il segno fondamentale del lavoro dell’uomo, che esprime al tempo stesso la fatica e il diritto alla ricompensa; è poi la manifestazione più chiara della condivisione, che si fa evidente nella vita delle famiglie e di tutte le persone che si ritrovano attorno alla stessa tavola.

Eppure anche il segno del pane, oggi, si è impoverito: non solo perché non è più il cibo fondamentale, ma perché i valori che esso rappresenta ed esprime (fatica, ricompensa, condivisione) sono venuti meno, come ci testimonia la trasformazione che sta assumendo la parola lavoro nella nostra percezione.

Nel momento in cui la fatica, la ricompensa e la condivisione sono state separate e distinte, l’uomo è stato visto non più come una persona ma come una somma di funzioni, che possono essere liberamente usate dal mercato … Così il lavoro è diventato una prestazione, i ritmi della giornata hanno ceduto il passo alla flessibilità, la ricerca del bene comune è stata sostituita dal gradimento e dal consenso …

E ci siamo distratti al punto da non accorgerci che il mondo è cambiato seguendo sempre lo stesso modello, il profitto, e che occorre stabilire principi nuovi per salvaguardare il lavoro e la persona, la sua identità e la sua dignità, di cui proprio il pane è segno. Occorre ripensare il lavoro, non solo le sue forme, che oggi manifestano solo la graduale accettazione delle legge del più forte e l’assenza di una visione della “polis“.

Gli effetti della distrazione sono evidenti non solo negli adulti, che tendono a difendere i privilegi acquisiti, ma soprattutto nei giovani che accolgono l’incertezza come occasione, la flessibilità come libertà, la tecnologia come futuro … facendo propria la tesi che l’uomo sia fatto di componenti, di parti divisibili e separabili (prestazioni, relazioni, contatti, gioco, …), liberamente assemblate.

Il pane serve allora a ricordarci l’unità dell’uomo: siamo fatti di fatica, e quindi di lavoro, ma anche il lavoro esprime e manifesta ciò che siamo, non solo quello che facciamo! La ricompensa non è solo nel denaro, non è la semplice moltiplicazione di tempo per paga oraria, non può essere separata dal contesto (ambito lavorativo e appartenenza familiare) facendo finta che dietro i doveri non ci siano anche dei diritti.

Stupisce non poco la cecità della politica che non vede e quindi non tutela la dignità e il valore del lavoro, perché ogni lavoro deve esprimere e manifestare una competenza, un sapere, essere un contributo alla vita di tutti; non abbiamo bisogno di automi che prendono ordini e seguono le istruzioni, ma di uomini … di persone capaci di distinguere ciò che è buono da ciò che non lo è, di consigliare ciò che conoscono e non solo di riferire ciò che gli è stato detto di dire … anche se questa è l’unica cosa apprezzata dal mercato (automi senza competenza che svolgono compiti funzionali …!).

Il pane è segno di tutta la realtà dell’uomo e della sua unità: per questo è stato scelto da Gesù come segno: l’Eucarestia lo manifesta e va oltre! Ma solo a partire da qui si comprende l’importanza di custodire, con il pane, la fatica, la ricompensa e la condivisione di cui è segno. E di costruire un mondo nuovo, fragrante come il pane.

Claudio