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Orario estivo S. Messe

da sabato 13 luglio a domenica 25 agosto 2019

Orari

Verso la festa di Sant'Eusebio

6-13-20 luglio -- 28-29-31 luglio -- 1 agosto 2019

Programma

Momento spirituale verso S. Eusebio.. in Duomo

Lunedì 29 luglio 2019 - Tutte le informazioni sul programma e le modalità di iscrizione cliccando sul pulsante qui sotto

Info
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Nelle faccende di chiesa

Sabato scorso ci è stata presentata la lettera del Vescovo ai cresimandi “In che senso?”. Don Mario Antonelli della Diocesi di Milano ha spiegato il contenuto e ci ha chiesto di non fare solo VEDERE Gesù ai ragazzi, non devono accontentarsi di vedere, vedere è il senso fisico più arrogante. Vedere dalla nostra postazione significa anche misurare, giudicare, incasellare. Il vedere non basta alla fede, all’amore, siamo invitati ad accompagnare i ragazzi a investire sui due sensi fisici che accompagnano la relazione autentica con Gesù.  ASCOLTO, la fede viene dall’ascolto: portiamo i ragazzi ad ascoltare fisicamente la Parola, la voce di Gesù è la voce dei catechisti, del Vescovo, del Papa, del Parroco, dei poveri; l’ascolto basta all’amore. Il TATTO ci fa prendere contatto con Gesù: noi siamo in Cristo, siamo in contatto dentro di lui. La lettera agli Ebrei capitolo 10 versetto 5  ci dice “Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato.” Un corpo è stato dato ai nostri figli, diventa un corpo come quello di Gesù, che perdona, abbraccia. Inoltre il salmo 40 dice “… gli orecchi mi hai scavato…”. Dio dà un corpo affinché il corpo prenda le fattezze di Gesù. Dio scava gli orecchi perché io sia capace di ascoltare la Parola del Figlio. Chi ascolta la voce con orecchio scavato offre il corpo.

Domenica scorsa con il Vangelo delle nozze di Cana ci è stata offerta una nuova manifestazione del Signore. Il segno di Dio è la sovrabbondanza, se manca il vino ad una festa, manca la gioia, la felicità. Gesù è un uomo vivace, capace di prendere l’iniziativa, compie qualcosa di inaspettato e cambia l’acqua in vino. Come la vivacità di Gesù ha una ricaduta sulla nostra comunità? Quando si ama si crea qualcosa di nuovo, la generosità e la vittoria sulla pigrizia, la vivacità  innalzano il livello nella comunicazione. Con vivacità prendiamo in mano la nostra vita di preghiera, il Signore ci dà una sovrabbondanza di gioia.

Anche Papa Francesco all’Angelus si è soffermato sul Vangelo di Cana “… Non è casuale che all’inizio della vita pubblica di Gesù si collochi una cerimonia nuziale, perché in Lui Dio ha sposato l’umanità: è questa la buona notizia, anche se quelli che l’hanno invitato non sanno ancora che alla loro tavola è seduto il Figlio di Dio e che il vero sposo è Lui. In effetti, tutto il mistero del segno di Cana si fonda sulla presenza di questo sposo divino, Gesù, che comincia a rivelarsi. Gesù si manifesta come lo sposo del popolo di Dio, annunciato dai profeti, e ci svela la profondità della relazione che ci unisce a Lui: è una nuova Alleanza di amore.  In queste nozze, davvero viene stipulata una Nuova Alleanza e ai servitori del Signore, cioè a tutta la Chiesa, è affidata la nuova missione: ‘Qualsiasi cosa vi dica, fatela’. Servire il Signore significa ascoltare e mettere in pratica la sua parola. È la raccomandazione semplice, essenziale della Madre di Gesù, è il programma di vita del cristiano. Vorrei sottolineare un’esperienza che sicuramente tanti di noi abbiamo avuto nella vita. Quando siamo in situazioni difficili, quando avvengono problemi che noi non sappiamo come risolvere, quando sentiamo tante volte ansia e angoscia, quando ci manca la gioia, andare dalla Madonna e dire: ‘Non abbiamo vino. E’ finito il vino: guarda come sto, guarda il mio cuore, guarda la mia anima’. Dirlo alla Madre. E lei andrà da Gesù a dire: ‘Guarda questo, guarda questa: non ha vino’. E poi, tornerà da noi e ci dirà: ‘Qualsiasi cosa vi dica, fatela’…”

I gruppi di ascolto di questo mese ci hanno posto l’attenzione su una lettura che non conoscevo del libro dell’Esodo: l’incontro affettuoso tra Mosè e suo suocero Ietro. Ietro saggiamente in nome di Dio consiglia Mosè sull’amministrazione della giustizia e gli suggerisce di scegliere uomini validi che collaborino con lui per alleggerirlo di tutto il suo lavoro. Le doti che abbiamo sono un dono di Dio, siamo chiamati ad utilizzare i nostri talenti, consideriamoli un mezzo di cui Dio si serve per intervenire.

La nostra Diocesi nelle feste di Sant’Agnese e di San Giovanni Bosco celebra la festa della perseveranza. Verranno coinvolti quelli che l’oratorio lo hanno costruito negli anni: educatori del passato e del presente, volontari, nonni… per festeggiare così chi ha fatto la storia con la sua “perseveranza”. Si tiene dal 21 al 31 gennaio una lunga settimana dell’educazione che sarà dedicata al percorso Oratorio 2020: Quale oratorio per fare oratorio. Sono in programma confronti e opportunità di riflessione a partire da alcune schede che determinano singoli obiettivi e aiutano ad avere uno sguardo d’insieme sull’oratorio.

Questa è la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che quest’anno s’incentra sul versetto biblico “Cercate di essere veramente giusti”. La frase al plurale ci ricorda che non si può operare per la giustizia da soli: la giustizia per tutti si chiede e si ricerca insieme. In un mondo lacerato da guerre, odi, nazionalismi e divisioni, la preghiera e l’impegno comuni per una maggiore giustizia non sono rimandabili. Sono omissioni che non possiamo permetterci. Papa Francesco ha  fiducia che la nostra comune testimonianza di preghiera e di fede porterà frutto e che la vostra visita rafforzerà la già solida collaborazione tra luterani, ortodossi e cattolici. Solo ascoltando la preghiera di Gesù “che tutti siano una cosa sola”, possiamo testimoniare di vivere l’unità nella diversità. È attraverso la nostra unità in Cristo che saremo in grado di combattere l’ingiustizia e di offrire quanto necessario alle sue vittime.

Nella Basilica di Sant’Ambrogio moltissimi giovani, ministri e rappresentanti di diverse confessioni cristiane hanno pregato nei Vespri presieduti dall’Arcivescovo, vivendo un momento di condivisione nella fede e di amicizia reciproca. Nella Basilica che ricorda Ambrogio, Padre della Chiesa indivisa, che si è alzato a gridare contro le ingiustizie del suo tempo, a contrastare un potere troppo prepotente, indicando la libertà della Chiesa, ascoltiamo ancora il comando del Signore a essere veramente giusti. Non ci riusciremo da soli: le Chiese, le Comunità cristiane, tutti i credenti in Cristo, se vogliono prendere sul serio tutto questo, devono ritrovarsi, pensare insieme, avere il coraggio di scelte coerenti. Nessuno di noi può restare insensibile al grido che viene da ogni parte della terra: la giustizia. Le Chiese umilmente si radunano per chiedere luce per le strade da percorrere, per chiedere la forza di operare scelte di libertà.

Stefania