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Settimana Santa 2019

Tutti gli orari delle celebrazioni nella Settimana Santa

Orari

Barasso per San Nicone

Lunedì 22 aprile 2019 - Pellegrinaggio a piedi a San Nicone a Besozzo

Informazioni

Oratorio Estivo 2019

dal 12 giugno al 12 luglio

Volantino

Gita pellegrinaggio a Chiampo e Schio

giovedì 25 aprile 2019

Programma

... sulla Tua parola

Non un corso biblico ma un aiuto per proseguire la ricerca del Maestro attraverso i quattro vangeli. Giovedì ore 21.00 a Casciago Guida gli incontri don Norberto

Programma

Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2018-2019

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Nelle faccende di chiesa

Un incontro molto frizzante quello con Simona Atzori. Una chiesa strapiena di persone, l’ascolto di una persona straordinaria che non ha vissuto la mancanza delle braccia come un disagio, che con l’aiuto della sua famiglia ha condotto una vita normale e serena.

La messa comunitaria per la festa della famiglia è iniziata con il segno di uno zaino vuoto lasciato ai piedi dell’altare da tre famiglie delle nostre quattro parrocchie. Durante la celebrazione gli zaini si sono riempiti con il Vangelo, il pane ed il vino. Tutte le domeniche anche se non lo vediamo, torniamo a casa ricchi della Parola e in comunione con Gesù nel suo corpo e nel suo sangue.

Alcuni passi dell’omelia di Don Norberto “…La famiglia cristiana nasce da un sacramento, l’amore tra marito e moglie è unito all’amore di Dio che entra in loro e li unisce. La fatica, il lavoro, i figli che crescono, tanti sono i problemi in famiglia, ma se abbiamo l’amore di Dio, la meta diventa il cammino, la strada dà vigore durante la fatica di tutti i giorni. Il Sacramento non muore. Benediciamo Dio che si è messo a disposizione dell’amore umano….”.

Sono ripresi gli incontri settimanali commentando le letture della domenica. Siamo nel tempo dopo l’Epifania, il tempo delle manifestazioni di Gesù, un Gesù molto prossimo che condivide con noi. Nel Vangelo di Marco che leggeremo domenica prossima l’uomo deve imparare a riconoscere la presenza di Dio nei fatti quotidiani, Gesù aiuta i discepoli che sulla barca non lo avevano riconosciuto, si fa prossimo, tende loro la mano. Anche noi dobbiamo imparare a riconoscerlo.

Abbiamo seguito la GMG a Panama. Il tema della giornata si riferiva il passo del  Vangelo di Luca “Sono la serva del Signore avvenga di me secondo la Tua Parola”.

Il discorso di accoglienza del Papa era incentrato sull’amore nella differenza “…Il vero amore non annulla le legittime differenze, ma le armonizza in una superiore unità. Al contrario, sappiamo che il padre della menzogna, il demonio, preferisce sempre un popolo diviso e litigioso. Lui è il maestro della divisione, e ha paura di un popolo che impara a lavorare insieme. Questo è un criterio per distinguere le persone: i costruttori di ponti e i costruttori di muri. I costruttori di muri che seminando paura cercano di dividere e di impaurire le persone, mentre voi volete essere costruttori di ponti…

Tutti ci vestiamo in modo diverso ma, per favore, puntiamo ad avere un sogno in comune, capace di coinvolgere tutti chiamato Gesù. Un sogno concreto, che è una Persona, che scorre nelle nostre vene, fa trasalire il cuore e lo fa sussultare ogni volta che ascoltiamo: Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli… Un amore che unisce è un amore che non si impone e non schiaccia, un amore che non emargina e non mette a tacere e non tace, un amore che non umilia e non soggioga. È l’amore del Signore, amore quotidiano, discreto e rispettoso, amore di libertà e per la libertà, amore che guarisce ed eleva. Non abbiate paura di amare, non abbiate paura di questo amore concreto, di questo amore che ha tenerezza, di questo amore che è servizio, di questo amore che dà la vita. Questa è stata la stessa domanda e la chiamata che ha ricevuto Maria. L’angelo le domandò se voleva portare questo sogno nel suo grembo, se voleva renderlo vita, renderlo carne. Maria aveva l’età di tante di voi, l’età di tante ragazze come voi. Disse: ‘Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola’…”

Papa Francesco definisce la Via Crucis  il “…camminare con Gesù che sarà sempre una grazia e un rischio. Una grazia, perché ci impegna a vivere nella fede e a conoscerlo, penetrando nel più profondo del suo cuore, comprendendo la forza della sua parola. Un rischio, perché in Gesù le sue parole, i suoi gesti, le sue azioni contrastano con lo spirito del mondo, con l’ambizione umana, con le proposte di una cultura dello scarto e della mancanza di amore….” Il Papa ha concluso con la preghiera “Insegnaci, Signore, a stare ai piedi della croce, ai piedi delle croci; apri questa sera i nostri occhi, il nostro cuore; riscattaci dalla paralisi e dalla confusione, dalla paura e dalla disperazione. Padre, insegnaci a dire: sono qui insieme al tuo Figlio, insieme a Maria e insieme a tanti discepoli amati che desiderano accogliere il tuo Regno nel cuore”.

Papa Francesco ha dato tanti messaggi ai giovani durante la veglia “…solo quello che si ama può essere salvato. Tu non puoi salvare una persona, non puoi salvare una situazione, se non la ami. Per questo noi siamo salvati da Gesù: perché ci ama e non può farne a meno. Possiamo fargli qualunque cosa, ma Lui ci ama, e ci salva. L’amore del Signore è più grande di tutte le nostre contraddizioni, di tutte le nostre fragilità e di tutte le nostre meschinità. Ma è precisamente attraverso le nostre contraddizioni, fragilità e meschinità che Lui vuole scrivere questa storia d’amore. Ha abbracciato il figlio prodigo, ha abbracciato Pietro dopo i suoi rinnegamenti e ci abbraccia sempre, dopo le nostre cadute aiutandoci ad alzarci e a rimetterci in piedi. Perché la vera caduta, quella che può rovinarci la vita, è rimanere a terra e non lasciarsi aiutare.

E’ facile criticare i giovani e passare il tempo mormorando, se li priviamo di opportunità lavorative, educative e comunitarie a cui aggrapparsi e sognare il futuro! Senza istruzione è difficile sognare un futuro; senza lavoro è molto difficile sognare il futuro; senza famiglia e senza comunità è quasi impossibile sognare il futuro. Perché sognare il futuro significa imparare a rispondere non solo perché vivo, ma per chi vivo, per chi vale la pena di spendere la mia vita. E questo dobbiamo favorirlo noi adulti, dandovi lavoro, istruzione, comunità, opportunità.

Lo sappiamo bene, non basta stare tutto il giorno connessi per sentirsi riconosciuti e amati. Sentirsi considerato e invitato a qualcosa è più grande che stare “nella rete”. Significa trovare spazi in cui con le vostre mani, con il vostro cuore e con la vostra testa potete sentirvi parte di una comunità più grande che ha bisogno di voi e di cui anche voi, giovani, avete bisogno.

I giovani bisogna guardarli con gli occhi di Dio. Lui lo fece, Don Bosco, seppe fare il primo passo: abbracciare la vita come si presenta; e, a partire da lì, non ebbe paura di fare il secondo passo: creare con loro una comunità, una famiglia in cui con lavoro e studio si sentissero amati. Dare loro radici a cui aggrapparsi per poter arrivare al cielo. Per poter essere qualcuno nella società. Dare loro radici a cui aggrapparsi per non essere abbattuti dal primo vento che viene. Questo ha fatto Don Bosco, questo hanno fatto i santi, questo fanno le comunità che sanno guardare i giovani con gli occhi di Dio.

Durante la messa conclusiva Papa Francesco ha pronunciato la consueta frase che sempre diciamo: “Voi, cari giovani, siete il futuro”. No, siete il presente! Non siete il futuro di Dio: voi giovani siete l’adesso di Dio! Lui vi convoca, vi chiama nelle vostre comunità, vi chiama nelle vostre città ad andare in cerca dei nonni, degli adulti; ad alzarvi in piedi e insieme a loro prendere la parola e realizzare il sogno con cui il Signore vi ha sognato. Non domani, adesso, perché lì, adesso, dov’è il tuo tesoro, lì c’è anche il tuo cuore; e ciò che vi innamora conquisterà non solo la vostra immaginazione, ma coinvolgerà tutto. Sarà quello che vi fa alzare al mattino e vi sprona nei momenti di stanchezza, quello che vi spezzerà il cuore e che vi riempirà di meraviglia, di gioia e di gratitudine. Sentite di avere una missione e innamoratevene, e da questo dipenderà tutto. Potremo avere tutto, ma, cari giovani, se manca la passione dell’amore, mancherà tutto. La passione dell’amore oggi! Lasciamo che il Signore ci faccia innamorare e ci porti verso il domani!

Per tutti questi giorni in modo speciale ci ha accompagnato come una musica di sottofondo il fiat di Maria. Lei non solo ha creduto in Dio e nelle sue promesse come qualcosa di possibile, ha creduto a Dio e ha avuto il coraggio di dire “sì” per partecipare a questo adesso del Signore. Ha sentito di avere una missione, si è innamorata e questo ha deciso tutto. Che voi possiate sentire di avere una missione, che vi lasciate innamorare, e il Signore deciderà. Ha infine ringraziato e invitato tutti i volontari della GMG ad andare, raccontare, testimoniare, trasmettere quanto visto e udito non con tante parole, ma con gesti semplici, con gesti quotidiani, quelli che trasformano e fanno nuove tutte le cose, quei gesti capaci di creare un “chiasso”, un “chiasso” costruttivo, un “chiasso” d’amore.

Stefania