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Sulla tua Parola vogliamo essere Chiesa in uscita

Ottobre missionario 2019 - tre incontri: giovedì 10, 17 e 24 presso il salone dell'oratorio di Casciago

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Giornata di spiritualità in Avvento

Sabato 23 novembre 2019

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Nelle faccende di chiesa

Con la domenica del perdono siamo alle porte della quaresima, nelle due domeniche precedenti attraverso personaggi biblici come Levi, la liturgia ambrosiana ci mostra cosa significa essere preceduti dall’amore di Dio, quando non si è in grado di accorgersene, Gesù può toccare il cuore di ognuno. Zaccheo è curioso, vuole incontrare Gesù, il quale annulla la distanza tra lui e Zaccheo autoinvitandosi a casa sua; Gesù è venuto a cercarlo e salvarlo. Zaccheo da parte sua apre la porta di casa…, anche noi abbiamo stanze nella nostra casa, nella nostra vita, che non abbiamo lasciato penetrare dalla luce del Signore. Gesù entra nella nostra vita senza giudicare, ci vuole tutta la nostra disponibilità, ci vuole coraggio, ma se apriamo la porta e desideriamo incontrare Gesù inizia la conversione. Apriamo le nostre stanze buie al Signore!

Alcuni giovani sacerdoti della Diocesi di Milano nei primi anni del loro ministero hanno partecipato ad un pellegrinaggio in Egitto. Hanno avuto l’opportunità di ascoltare due protagonisti del dialogo islamo-cristiano in Egitto, che hanno mostrato come il dialogo e la tranquilla presentazione della fede passi per un indispensabile ingrediente: l’amicizia, unica forza capace di vincere secolari diffidenze e precomprensioni.

Hanno incontrato anche la realtà delle suore di Madre Teresa nel quartiere di Mukattam, il campo profughi dove sono ospitati i sudanesi presso il quartiere di Sakakini, la scuola comboniana e padre Luciano che opera tra i quartieri di dove ci sono le zaraib, le stalle, luoghi estremamente miseri dove vivono diversi cristiani. L’opera di padre Luciano è una goccia di acqua pura in mezzo al liquame.

Papa Francesco ha dato inizio alla quaresima romana con l’imposizione delle ceneri. È un segno che ci fa pensare a che cosa abbiamo in testa. I nostri pensieri inseguono spesso cose passeggere, che vanno e vengono. Il lieve strato di cenere che riceviamo è per dirci, con delicatezza e verità: di tante cose che hai per la testa, dietro cui ogni giorno corri e ti affanni, non resterà nulla. Per quanto ti affatichi, dalla vita non porterai con te alcuna ricchezza. Le realtà terrene svaniscono, come polvere al vento. La Quaresima è il tempo per liberarci dall’illusione di vivere inseguendo la polvere, è riscoprire che siamo fatti per il fuoco che sempre arde, non per la cenere che subito si spegne; per Dio, non per il mondo; per l’eternità del Cielo, non per l’inganno della terra; per la libertà dei figli, non per la schiavitù delle cose.

In questo viaggio di ritorno all’essenziale che è la Quaresima, il Vangelo propone tre tappe, che il Signore chiede di percorrere senza ipocrisia, senza finzioni: l’elemosina, la preghiera, il digiuno. A che cosa servono? L’elemosina, la preghiera e il digiuno ci riportano alle tre sole realtà che non svaniscono. La preghiera ci riannoda a Dio; la carità al prossimo; il digiuno a noi stessi.

In udienza questa settimana il Papa prosegue con la preghiera del Padre Nostro soffermandosi sulla frase “Venga il Tuo regno”. Il cristiano ripete con insistenza Venga il Tuo Regno, però il mondo è ancora segnato dal peccato, popolato da tanta gente che soffre, da persone che non si riconciliano e non perdonano, da guerre e da tante forme di sfruttamento, tanti uomini e donne vivono ancora con il cuore chiuso. È soprattutto in queste situazioni che sulle labbra del cristiano affiora la seconda invocazione del “Padre nostro”: “Venga il tuo regno!”. Che è come dire: Padre, abbiamo bisogno di Te! Gesù, abbiamo bisogno di te, abbiamo bisogno che ovunque e per sempre Tu sia Signore in mezzo a noi!”. Gesù ama parlare della sua vittoria con il linguaggio delle parabole, dice che il Regno di Dio è simile a un campo dove crescono insieme il buon grano e la zizzania: il peggior errore sarebbe di voler intervenire subito estirpando dal mondo quelle che ci sembrano erbe infestanti. Dio non è come noi, Dio ha pazienza. Non è con la violenza che si instaura il Regno nel mondo: il suo stile di propagazione è la mitezza. Venga il tuo regno è come dire Vieni, Signore Gesù. E Gesù dice: “Vengo presto”, Gesù viene, a suo modo, ma tutti i giorni. Abbiamo fiducia in questo. E quando preghiamo il “Padre nostro” diciamo sempre: “Venga il tuo regno”, per sentire nel cuore: “Sì, sì, vengo, e vengo presto”.

Stefania