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Orario estivo S. Messe

da sabato 13 luglio a domenica 25 agosto 2019

Orari

Verso la festa di Sant'Eusebio

6-13-20 luglio -- 28-29-31 luglio -- 1 agosto 2019

Programma

Momento spirituale verso S. Eusebio.. in Duomo

Lunedì 29 luglio 2019 - Tutte le informazioni sul programma e le modalità di iscrizione cliccando sul pulsante qui sotto

Info
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Nelle faccende di chiesa

Nella domenica di Abramo Gesù ci parla della sua unione con il Padre. Ci possiamo chiedere: ci interessa conoscere il Padre? Le persone a cui interessa sapere che il Padre ha vinto il male, ascoltano il Vangelo, la sua Parola che arriva al cervello, che fa cambiare la testa, arriva al cuore e cambia i sentimenti. Se la Parola entra in noi anche noi siamo collegati con il Padre e mio Padre diventa Padre Nostro e ci ritroviamo figli. Se osserveremo la sua Parola non vedremo la morte in eterno, se abbiamo l’amore di Dio abbiamo la vita eterna, la morte non ci staccherà dal Padre perché Gesù ci ha detto che avremo la vita eterna. Diciamo ai nostri amici che anche loro possono conoscere il Padre che ci permette di stare nella vita eterna.

Significative le parole del Vescovo ai cresimandi a San Siro, presenti anche i ragazzi della nostra comunità pastorale che a breve riceveranno la cresima. “…Ringraziate per ciò che ricevete, gustate, odorate, sentite, toccate, ma cominciate a dare, seminate sorrisi, dite parole buone, Offrite abbracci e carezze, diffondete il profumo della bontà, condividete quanto nutre il vostro corpo e la vostra anima. Ricevete la Cresima che rende capaci di donare, di prendersi cura degli altri perché siano contenti, fate qualcosa per gli altri, non pretendete solo che si faccia qualcosa per voi….” A loro Mons. Delpini ha lasciato un compito “…Prendete un foglio e scrivete: “Chi posso rendere contento oggi?”. Appendetelo sulla porta della vostra camera. Ogni mattina, leggetelo, e, alla sera, domandatevi chi avete reso contento. Se avrete dato gioia a qualcuno, potete dormire tranquilli perché l’angelo di Dio vi accompagna con il suo sorriso…”.

La paura come sentimento diffuso, soprattutto di fronte all’immigrazione, è stato il tema sul quale si sono articolate le riflessioni dell’annuale Convegno della Mondialità, al quale è intervenuto l’Arcivescovo. “…Il rimedio alla paura che rende folli è la sapienza che rende sapienti nella logica evangelica del buon Samaritano. C’è bisogno di persone che sentono ardere nel loro cuore il fuoco di Pentecoste, la potenza del Signore risorto, sapendo che ci si espone al rischio di essere considerati dei folli. C’è bisogno di gente che, di fronte a uno sconosciuto massacrato dalla storia, provi compassione e se ne faccia carico, senza troppo indagare chi sia il colpevole e che cosa dovrebbero fare gli enti pubblici. C’è bisogno di gente che non vive calcolando il dare e l’avere, ma segue lo slancio della gioia e si affida al vento amico che spinge al largo. C’è bisogno di gente che, di fronte all’appello dei poveri, si fa avanti per servirli, di fronte alle contese, si mette di mezzo per seminare pace, di fronte ai problemi di dimensioni planetarie che insinuano la frustrazione dell’impotenza, invece di lasciarsi cadere le braccia, pratica il gesto minimo che gli è possibile e si entusiasma nella persuasione di contribuire anche così ad aggiustare il mondo. Alcuni, forse, diranno di voi: sono fuori di sé: noi diciamo: sono discepoli di Gesù…”

Celebrando la Messa per la Festa del Perdono nella chiesa dell’Annunciata al Policlinico, l’Arcivescovo ha ammonito a non escludere il Signore né dalla vita pubblica, né dalle scelte private “…Guardiamo a Maria, come a tutta la storia della rivelazione di Dio in Gesù, e comprendiamo che Egli manda suo figlio per offrire a tutti gli uomini di essere salvati e di essere figli. Si rivela, in questo annuncio, un volto di Dio che si fa uomo e storia, che sollecita la libertà, che provoca alla responsabilità, invece di esonerare dalle scelte che ciascuno, con il proprio ruolo, deve operare. Cogliamo, così, il significato cristiano della vita che non è un fenomeno riducibile alle sue componenti materiali, ma una vocazione, dono di Dio che ci fa suoi alleati. Gli uomini e le donne diventano collaboratori di Dio…”.

Per la festa dell’annunciazione il Papa si è recato a Loreto. La Santa Casa è la casa dei giovani, perché lì la Vergine Maria, la giovane piena di grazia, continua a parlare alle nuove generazioni, accompagnando ciascuno nella ricerca della propria vocazione. Per questo Papa Francesco ho voluto firmare a Loreto l’Esortazione apostolica frutto del Sinodo dedicato ai giovani. Si intitola “Christus vivit – Cristo vive”. Nell’evento dell’Annunciazione appare la dinamica della vocazione espressa nei tre momenti che hanno scandito il Sinodo: 1) ascolto della Parola-progetto di Dio; 2) discernimento; 3) decisione.

1) Occorre essere pronti e disponibili ad ascoltare ed accogliere la voce di Dio, che non si riconosce nel frastuono e nell’agitazione. 2) il discernimento è l’atteggiamento proprio del discepolo: ogni collaborazione umana all’iniziativa gratuita di Dio si deve ispirare a un approfondimento delle proprie capacità e attitudini, coniugato con la consapevolezza che è sempre Dio a donare, ad agire. 3) La decisione è il terzo passaggio che caratterizza ogni vocazione cristiana, ed è esplicitato dalla risposta di Maria all’angelo: «Avvenga per me secondo la tua parola». Il suo “sì” al progetto di salvezza di Dio, attuato per mezzo dell’Incarnazione, è la consegna a Lui di tutta la propria vita. È il “sì” della fiducia piena e della disponibilità totale alla volontà di Dio. Maria è il modello di ogni vocazione e l’ispiratrice di ogni pastorale vocazionale: i giovani che sono in ricerca o si interrogano sul loro futuro, possono trovare in Maria Colei che li aiuta a discernere il progetto di Dio su loro stessi e la forza per aderire ad esso.

In udienza questa settimana Papa Francesco continua la catechesi sul Padre Nostro e si sofferma sulla richiesta del pane quotidiano. Padre, fa’ che per noi e per tutti, oggi ci sia il pane necessario, pane sta anche per acqua, medicine, casa, lavoro… chiedere il necessario per vivere. Il pane che il cristiano chiede nella preghiera non è il “mio” ma è il “nostro” pane, Gesù ci insegna a chiederlo non solo per se stessi, ma per l’intera fraternità del mondo. Se non si prega in questo modo, il “Padre nostro” cessa di essere una orazione cristiana. Il pane che chiediamo al Signore nella preghiera è quello stesso che un giorno ci rimprovererà la poca abitudine a spezzarlo con chi ci è vicino, la poca abitudine a condividerlo. Era un pane regalato per l’umanità, e invece è stato mangiato solo da qualcuno: l’amore non può sopportare questo e neppure l’amore di Dio può sopportare questo egoismo di non condividere il pane.

Stefania