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Saluto di Don Norberto

Appuntamenti per salutare il Parrocco

Programma

Festa di Morosolo 2019

dal 3 al 9 settembre 2019

Programma

Settimana di Oratorio

Al rientro dalle vacanze... prima di andare a scuola... ci troviamo una settimana all’oratorio - 2/6 settembre 2019

Volantino

Orario estivo S. Messe

da sabato 13 luglio a domenica 25 agosto 2019

Orari
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Nelle faccende di chiesa

Nella nostra comunità pastorale abbiamo passato un fine settimana in collegamento con il Seminario di Venegono. Sabato scorso il ritiro dei ragazzi che si preparano alla prima comunione e domenica la visita di due seminaristi ai ragazzi che a breve riceveranno la cresima. Semplici testimonianze della loro vita di fede, della presenza dello Spirito Santo in loro.

Don Giuseppe nella quarta domenica di quaresima in riferimento al vangelo del cieco ci ha lasciato due frasi:  una iniziale di Jean Vanier “Amare qualcuno davvero è rivelargli la sua bellezza”, il cieco ritorna a vedere, ricomincia ad amare, Gesù gli ha ridato la vista, gli ha ridato la dignità. Gesù permette al cieco di tornare ad annunciare il Vangelo, dona lui il coraggio. Il cieco alla fine dice a Gesù “Io credo in Te Signore”, guardiamo sempre alla presenza del Signore a partire dal nostro battesimo. La frase finale invece è tratta dal libro di Giobbe “Io ti conoscevo per sentito dire, adesso i miei occhi ti vedono davvero per quello che sei”.

Penultimo appuntamento con i gruppi di ascolto della Parola nelle case, dopo il Decalogo abbiamo analizzato dal libro dell’Esodo una prima bozza di legislazione necessaria al popolo ebraico per organizzare la loro vita sociale. La legge non è affare degli altri, è questione che riguarda tutti. Partecipare alla vita politica è dovere di tutti, è importante il nostro contributo sia per dare delle regole, che per farle applicare correttamente e Dio è al nostro fianco in questo sforzo.

Nella Basilica di sant’Ambrogio, oltre 250 coppie di fidanzati hanno partecipato all’incontro con l’Arcivescovo che ha stilato una sorta di decalogo settimanale. Il bel momento annuale si è articolato tra preghiera, canti, ascolto della Parola di Dio e di alcuni stralci della Lettera pastorale e anche tra le domande poste da alcuni fidanzati e le risposte del Vescovo che ha proposto una riflessione “… Un uomo e una donna che si amano, e che si sono messi in cammino per prepararsi al matrimonio cristiano, vivono momenti esaltanti, come una trasfigurazione e vivono momenti di ordinario tirare avanti. Ma la promessa di Gesù è di essere con i suoi discepoli tutti i giorni…”.

Il Motu Proprio, la nuova legge per lo Stato Vaticano e le linee guida pastorali sono tre nuovi documenti, firmati da Papa Francesco, sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili. La Lettera apostolica del Pontefice, in forma di Motu Proprio, si lega a un dovere che coinvolge tutta la Chiesa: quello di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Questa responsabilità richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa. Nella premessa delle linee guida della lettera si precisa che “…La salvaguardia dei minori e delle persone vulnerabili è parte integrante della missione della Chiesa. L’effettiva tutela dei minori e l’impegno per garantire loro lo sviluppo umano e spirituale consono alla dignità della persona umana fanno parte integrante del messaggio evangelico che la Chiesa e tutti i suoi membri sono chiamati a diffondere nel mondo..”

Il motto del breve Viaggio in Marocco di Papa Francesco è stato “Servitore della speranza”: è bello che avvenga proprio in un Paese dove c’è convivenza e fratellanza tra cristiani e musulmani. Il discorso iniziale del Papa “…Nel rispetto delle nostre differenze, la fede in Dio ci porta a riconoscere l’eminente dignità di ogni essere umano, come pure i suoi diritti inalienabili. Noi crediamo che Dio ha creato gli esseri umani uguali in diritti, doveri e dignità e che li ha chiamati a vivere come fratelli e a diffondere i valori del bene, della carità e della pace. Ecco perché la libertà di coscienza e la libertà religiosa sono inseparabilmente legate alla dignità umana. In questo spirito, abbiamo sempre bisogno di passare dalla semplice tolleranza al rispetto e alla stima per gli altri. Perché si tratta di scoprire e accogliere l’altro nella peculiarità della sua fede e di arricchirsi a vicenda con la differenza, in una relazione segnata dalla benevolenza e dalla ricerca di ciò che possiamo fare insieme. Così intesa, la costruzione di ponti tra gli uomini, dal punto di vista del dialogo interreligioso, chiede di essere vissuta sotto il segno della convivialità, dell’amicizia e, ancor più, della fraternità. I cristiani si rallegrano per il posto fatto loro nella società marocchina. Essi vogliono fare la loro parte nell’edificazione di una nazione solidale e prospera, avendo a cuore il bene comune del popolo. Da questo punto di vista, l’impegno della Chiesa Cattolica in Marocco, nelle sue opere sociali e nel campo dell’educazione attraverso le sue scuole aperte agli studenti di ogni confessione, religione e origine, mi sembra significativo…”.

Il Papa ha rivolto queste parole ai migranti “… la Chiesa riconosce le sofferenze che segnano il vostro cammino e ne soffre con voi. Raggiungendovi nelle vostre situazioni così diverse, essa tiene a ricordare che Dio vuole fare di tutti noi dei viventi. Essa desidera stare al vostro fianco per costruire con voi ciò che è il meglio per la vostra vita. Perché ogni uomo ha diritto alla vita, ogni uomo ha il diritto di avere dei sogni e di poter trovare il suo giusto posto nella nostra “casa comune”! Ogni persona ha diritto al futuro…” ed ha espresso la sua gratitudine a tutte le persone che si sono poste al servizio dei migranti e dei rifugiati nel mondo intero, e particolarmente agli operatori della Caritas, che hanno l’onore di manifestare l’amore misericordioso di Dio a tanti fratelli e sorelle a nome di tutta la Chiesa, perché sperimentano che per il cristiano “non si tratta solo di migranti”, ma è Cristo stesso che bussa alle nostre porte.

Il Papa ha incoraggiato i sacerdoti che ha incontrato “…i cristiani sono un piccolo numero in questo Paese. Il Regno di Dio è simile a un po’ di lievito che la madre Chiesa vuole mescolare con una grande quantità di farina, fino a che tutta la massa fermenti. Infatti, Gesù non ci ha scelti e mandati perché diventassimo i più numerosi, ci ha chiamati per una missione. Ci ha messo nella società come quella piccola quantità di lievito: il lievito delle beatitudini e dell’amore fraterno nel quale come cristiani ci possiamo tutti ritrovare per rendere presente il suo Regno. Perché essere cristiano non è aderire a una dottrina, né a un tempio, né a un gruppo etnico. Essere cristiano è un incontro con Gesù Cristo. Siamo cristiani perché siamo stati amati e incontrati e non frutti di proselitismo. Essere cristiani è sapersi perdonati, sapersi invitati ad agire nello stesso modo in cui Dio ha agito con noi, Vi incoraggio, senza altro desiderio che di rendere visibile la presenza e l’amore di Cristo che si è fatto povero per noi per arricchirci con la sua povertà. Continuate a farvi prossimi di coloro che sono spesso lasciati indietro, dei piccoli e dei poveri, dei prigionieri e dei migranti…”

Firmata da papa Francesco lo scorso 25 marzo nel corso della sua visita a Loreto, è stata presentata l’Esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit, indirizzata “ai giovani e a tutto il popolo di Dio”. In forma di Lettera, è composta da 9 capitoli. Il Papa spiega di essersi lasciato “ispirare dalla ricchezza delle riflessioni e dei dialoghi del Sinodo” sui giovani celebrato in Vaticano nell’ottobre dello scorso anno. Le parole con cui inizia e da cui deriva il titolo (Christus vivit) sono anche la sintesi del messaggio positivo che l’Esortazione vuol lanciare: “Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!”.

Stefania