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Saluto di Don Norberto

Appuntamenti per salutare il Parrocco

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Festa di Morosolo 2019

dal 3 al 9 settembre 2019

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Settimana di Oratorio

Al rientro dalle vacanze... prima di andare a scuola... ci troviamo una settimana all’oratorio - 2/6 settembre 2019

Volantino

Orario estivo S. Messe

da sabato 13 luglio a domenica 25 agosto 2019

Orari
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Nelle faccende di chiesa

Nel Vangelo della domenica di Lazzaro la parola chiave è “CREDO”. C’è la morte biologica e anche la morte nei rapporti con le persone, nei gesti, nei giudizi, nella comunità. La morte insieme al male ci portano verso la tomba, la tristezza., ma la voce del Maestro, la sua parola autorevole, vera  e viva ci fa risorgere. Lui ha visto la morte negli occhi dei discepoli, di Pietro, di Giuda, degli scribi e dei farisei in satana. Se crediamo in Dio avremo la vita eterna. Possiamo non credere, credere poco, oppure credere che siamo figli di Dio. Il male non lo toglie nessuno, ma Dio è con noi e noi con lui e potremo sperimentare il dono di amare. Saremo figli che vivono nella casa del Padre non da servi, da figli. Sentiamo la voce di Dio perché le pecore conoscono la voce del pastore.

Accompagniamo in questo periodo il Signore nella passione per vivere nella risurrezione perché noi crediamo.

Mi è piaciuto il suggerimento proposto dal Papa in una predica a Santa Marta la scorsa settimana “…Pregare sul serio significa fare persino a braccio di ferro con Dio o anche balbettare: l’importate è che non si faccia come i pappagalli cavandosela con due paroline da niente. “Ce la metto tutta” è l’espressione scelta da Papa Francesco per indicare l’atteggiamento giusto nella preghiera, così come in ogni altro aspetto della vita, perché per pregare ci vuole coraggio. La gente, nel parlato comune, usa un’espressione che a me dice tanto, quando vuole arrivare a qualcosa: “Ce la metto tutta”. Nella preghiera di intercessione può venire il dubbio: “Ma io faccio questo, ma come so che il Signore mi ascolta?Noi abbiamo una sicurezza: Gesù. Lui è il grande intercessore…”.

Nella II edizione della Giornata Nazionale del Fine Vita, il Nostro Arcivescovo ha tenuto una lezione “…Così, il modo di intendere l’esistenza umana non vede nel termine della vita fisica la fine di tutto, ma un passaggio necessario verso la risurrezione, pur non escludendo, come è ovvio, l’esperienza del dolore e della morte. È in tale prospettiva che il cristiano guarda con serenità e speranza alla vita e alla morte. Passaggio, questo, certamente complesso, tra i meno plausibili, sia nella cultura contemporanea che nei tempi antichi, ma che è l’unico modo per salvarci dalla disperazione…”.

E’ stato presentato sabato scorso lo slogan dell’Oratorio estivo 2019 «Bella storia!», un’esclamazione di gioia e di stupore che dice quanto possa essere bella la vita se vissuta dentro il progetto di Dio e nell’incontro con Lui. Ai ragazzi di considerare la vita come un dono di Dio, ricca di quel talento che ci viene affidato per la nostra felicità e perché sia speso per il bene di tutti. Il sottotitolo «Io sarò con te» indica la fiducia e la rassicurazione di essere al cospetto di Dio, per tutti i nostri giorni, e permette di spiccare il volo. La vita diventa bella perché si alimenta dell’incontro con il Signore e trova in esso la sua direzione.

All’udienza con alcuni studenti e docenti dell’Istituto San Carlo di Milano, Papa Francesco ha risposto ad alcune domande proposte. Ad uno studente ha detto che le domande che non hanno risposte faranno crescere nel senso del mistero. “Perché Dio sembra fare delle differenze?”, è una bella domanda, ripetetela sempre: ma perché, perché? E crescere con questo perché, insoddisfatto, senza una risposta preconfezionata. Perché Dio sembra fare preferenze… Io vi dirò un’altra cosa: le differenze le facciamo noi. Noi siamo artefici delle differenze.

Il Papa ci ha invitati a non  avere paura dei migranti. I migranti sono coloro che ci portano ricchezze, sempre. Anche l’Europa è stata fatta da migranti! I barbari, i celti… tutti questi che venivano dal Nord e hanno portato le culture, l’Europa si è accresciuta così, con la contrapposizione delle culture. Ma oggi c’è la tentazione di fare una cultura dei muri, di alzare i muri, muri nel cuore, muri nella terra per impedire questo incontro con altre culture, con altra gente. E chi alza un muro, chi costruisce un muro finirà schiavo dentro ai muri che ha costruito, senza orizzonti.

Ha consigliato di lasciar cadere i giovani, perché imparino, che sappiano che la caduta non è un fallimento. E’ una prova nella vita. Parlare con loro, aiutarli a sollevarsi. Voi giovani andate avanti, non da soli, ma in gruppo. C’è un detto famoso: “Se tu vuoi andare di fretta e arrivare primo, vai da solo. Ma se tu voi andare sicuro, vai in gruppo”. Sempre la comunità, sempre il gruppo, gli amici, che si sostengono l’un l’altro. Poi, per i genitori c’è una parola che gli psicologi usano tanto anche per voi educatori, l’esperienza che gli educatori hanno l’ultimo giorno quando se ne vanno definitivamente: “la sindrome del nido vuoto”, come la chiamano gli psicologi, quando a casa si sposa uno, si sposa l’altro e rimane la coppia sola, come all’inizio della vita ma sola, il “nido vuoto”. Voi genitori ed educatori non abbiate paura della solitudine! È una solitudine feconda. E pensate a tanti figli che stanno crescendo e stanno facendo altri nidi, culturali, scientifici, di comunione politica, sociale. Con i piccoli, vicinanza, per aiutarli a camminare, che non cadano; con i ragazzi, spingerli ad andare avanti e se cadono, che si alzino o aiutarli ad alzarsi.

Il Papa continua la sua catechesi a San Pietro sul Padre nostro. Gesù ci insegna a chiedere al Padre: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, come abbiamo bisogno del pane, così abbiamo bisogno del perdono ogni giorno. Il cristiano che prega chiede anzitutto a Dio che vengano rimessi i suoi debiti, cioè i suoi peccati, le cose brutte che fa. Questa è la prima verità di ogni preghiera: fossimo anche persone perfette, fossimo anche dei santi cristallini che non si allontanano mai da una vita di bene, restiamo sempre dei figli che al Padre devono tutto. Siamo debitori anzitutto perché in questa vita abbiamo ricevuto tanto: l’esistenza, un padre e una madre, l’amicizia, le meraviglie del creato… Anche se a tutti capita di attraversare giorni difficili, dobbiamo sempre ricordarci che la vita è una grazia, è il miracolo che Dio ha estratto dal nulla. In secondo luogo siamo debitori perché, anche se riusciamo ad amare, nessuno di noi è capace di farlo con le sue sole forze. L’amore vero è quando possiamo amare, ma con la grazia di Dio. Nessuno di noi ama Dio quanto Lui ha amato noi. Basta mettersi davanti a un crocifisso per cogliere la sproporzione, Egli ci ha amato e sempre ci ama per primo.

Stefania