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Rosario di Maggio

Quarta settimana Morosolo - ore 20.45

Programma

Pellegrinaggio La Salette e Laus

17 e 18 giugno 2019 - iscrizioni in segreteria entro il 25 maggio

Programma

Oratorio Estivo 2019

dal 12 giugno al 12 luglio

Volantino

Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2018-2019

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Nelle faccende di chiesa

La domenica delle Palme con la convocazione dei ragazzi del catechismo ci ha visti partecipare numerosi all’eucarestia, diverse età, diverse realtà, un’unica famiglia di Dio che in questi giorni si stringe a Gesù nella sua passione. Significativa l’omelia di Don Giuseppe. I ragazzi andarono incontro festanti a Gesù a Gerusalemme, oggi ci è chiesto di metterci a terra in prostrazione di grande umiltà. Gesù fa con noi l’ingresso nella nostra comunità, accogliamolo. Abbassiamo il ponte levatoio del nostro cuore perché possa entrare il Signore, lasciamoci toccare il cuore, abbandoniamo la pigrizia, confessiamo le nostre colpe e torniamo a ricevere il suo corpo. Con la fatica di ogni giorno portiamo anche noi la croce. Facciamo come Simone di Cirene, guardiamo Gesù che si nasconde dietro un nostro amico bisognoso, un anziano solo, guardiamo con solidarietà e compassione alle famiglie in difficoltà. Non lasciamo Gesù da solo sotto la croce. Chiediamo  il Corpo di Gesù come Giuseppe di Arimatea e teniamolo tra le mani, non facciamo come Pilato, cerchiamo di aiutare gli uni e gli altri, troviamo il coraggio di onorare con la vita il Signore della vita. Riconosciamo Gesù quando ci passerà accanto nel volto dei più poveri. Siamo cristiani della comunità Sant’Eusebio, seguiamo insieme al nostro pastore Gesù in questa settimana santa con gesti piccoli e concreti. Facciamo girare la buona notizia a tutti. Vogliamo celebrare la Pasqua di Cristo, della nostra salvezza.

Quest’anno la via crucis all’aperto per la nostra comunità pastorale ha seguito testi dialogati tra Pietro e Barabba, animata dai nostri giovani si è conclusa in chiesa con la testimonianza di due ragazzi siriani: Tony e Nadine.

I due ragazzi di Aleppo erano presenti anche alla veglia in Traditio symboli in Duomo dal titolo “Chi ama la propria vita?”  Colpiti, nelle loro stesse case, dai bombardamenti, coinvolti nella sanguinosa guerra in Siria che dura da 8 anni, i due giovani non hanno però perso la speranza, nemmeno quando hanno visto distruggere la loro parrocchia.
Con una semplicità e serenità che interrogano la fede di ognuno, Tony dice: “Proprio in questi anni di guerra ho sperimentato, quando un missile è entrato nella mia camera, che la vita è preziosa perché il Signore mi ama. Dopo quel momento, ho sentito che dovevo affidarmi a Lui che non mi lascerà mai da solo”. Una convinzione condivisa da Nadine. “Per me la guerra è stato uno choc. Lavoro con i bambini del catechismo e qualcuno di loro è stato ucciso. Anche la nostra chiesa, nella Messa domenicale, è stata colpita, così ho compreso che dovevo rimanere ad Aleppo, che il Signore mi chiedeva questo”. Nadine è sopravvissuta a tanto male dando importanza a ogni singola persona e all’umanità, riscoprendo la diversità anche delle religioni, con quell’amore che ha portato i due ragazzi e i loro amici a partecipare ogni giorno alla Messa mai interrottasi, nonostante tutto, e a dare conforto ai familiari di chi aveva sparato contro di loro, rinchiusi in un campo profughi. Hanno  sentito il dovere di prendersi cura di ogni persona, senza fare differenze per vivere in pienezza la loro fede.

Anche i catecumeni,  prossimi a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana,  hanno incontrato l’Arcivescovo nella chiesa di Sant’Antonio e successivamente hanno partecipato alla Traditio Symboli in Duomo. I catecumeni sono un dono prezioso, una grazia speciale che può stimolare la coscienza missionaria di molti e la grazia di poter ricominciare e rinnovare una comunità.

L’Arcivescovo si è così rivolto ai giovani, a quelli che non riescono ad amare la propria vita “…Noi siamo capaci di ascoltare la voce di Dio? Prendiamo sul serio la voce venuta dal cielo venuta per tutti noi, che ci invita, ci incoraggia e ci richiama a dire che la voce è per noi. Tre sottolineature importanti: 

1)      Ascolto: ascoltate la voce venuta dal Cielo per noi. Quelli che vogliono vedere sono invitati da Gesù ad ascoltare. Una Parola che invita e chiama chi sa ascoltare. Ascoltate il Signore che vi parla e rendetegli conto dell’altezza della Vostra dignità. Voi giovani siete interlocutori di Dio. Non sottovalutatevi, siete interlocutori desiderati da Gesù. Tutto quello che ho udito dal Padre mio lo ho fatto conoscere a voi. Rileggete quello che Gesù vuole dirvi non confondete la voce di Gesù con un tuono.

2)      Attrattiva: la Parola di Gesù non è una informazione, è una vocazione, dove c’è Gesù c’è il servitore. Chi ascolta la Parola è vivo, è chiamato a condividere la vita di Gesù. La vocazione è la sequela di Gesù per partecipare alla sua vita e alla sua gloria. La vocazione è l’attrattiva a conformarsi a Gesù. Guardate a Gesù e lasciatevi attrarre da lui. Date un bacio al crocifisso il prossimo venerdì santo. Qual è la mia decisione di oggi per seguire e imitare Gesù? Lasciamoci contagiare dalla testimonianza dei catecumeni che hanno sentito l’attrattiva di seguire Gesù. Lasciatevi commuovere dalla testimonianza dei nostri amici di Aleppo che hanno visto crollare le chiese e hanno sentito che ancora più forte è stata la vocazione a seguire Gesù.

3)      Tutti: il Padre non può fare festa finchè non siano riuniti tutti i figli. Se condividiamo i sentimenti di Gesù non possiamo restare indifferente ai molti che non avvertono l’attrattiva di Gesù. Se svolgiamo lo sguardo intorno a noi, al lavoro, a scuola, nelle strade, non possiamo essere indifferenti, intimoriti o sospettosi. Tutti quelli che incontriamo li vediamo nella loro verità, sono attratti dal Padre. Gesù è stato innalzato per attirarli TUTTI a sé.  Non si diventa cristiani solo per se stessi, non si partecipa alla vita della comunità solo per se stessi. La nostra festa non sarà piena finché il Vangelo non sarà annunciato a tutti. Non manchi a Pasqua una preghiera per i nostri amici che non fanno Pasqua”.

La domenica delle Palme è anche la giornata Mondiale della Gioventù, e il Papa ci ha ricordato i tanti santi e sante giovani, specialmente quelli “della porta accanto”, che solo Dio conosce, e che a volte Lui ama svelarci a sorpresa. “…Cari giovani, dice Papa Francesco, non vergognatevi di manifestare il vostro entusiasmo per Gesù, di gridare che Lui vive, che è la vostra vita. Ma nello stesso tempo non abbiate paura di seguirlo sulla via della croce. E quando sentirete che vi chiede di rinunciare a voi stessi, di spogliarvi delle vostre sicurezze, di affidarvi completamente al Padre che è nei cieli, allora, rallegratevi ed esultate! Siete sulla strada del Regno di Dio…”.

Il Papa in udienza si è soffermato questa settimana su alcune parole con cui Gesù pregava il Padre. Dopo l’ultima cena alzati gli occhi al cielo Gesù disse “Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo”.  Gesù domanda la gloria, è il segno distintivo della sua presenza salvatrice fra gli uomini, lo fa nella Pasqua: innalzato sulla croce, è glorificato. Lì Dio finalmente rivela la sua gloria: toglie l’ultimo velo e ci stupisce come mai prima. Scopriamo infatti che la gloria di Dio è tutta amore: amore puro, folle e impensabile, al di là di ogni limite e misura.

Nel giardino del Getsemani si rivolge al Padre chiamandolo Abbà, Gesù tutto affida e tutto si affida al Padre, portandogli quello che sente, appoggiandosi a Lui nella lotta. Quando entriamo nei nostri Getsemani  ricordiamoci di pregare così: “Padre”.

Infine, Gesù rivolge al Padre una terza preghiera per noi: “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Gesù prega per chi è stato malvagio con Lui, per i suoi uccisori. Il Vangelo specifica che questa preghiera avviene nel momento della crocifissione.

Accettiamo il consiglio del Papa “…pregando in questi giorni il “Padre nostro”, possiamo chiedere una di queste grazie: di vivere le nostre giornate per la gloria di Dio, cioè vivere con amore; di saperci affidare al Padre nelle prove e dire “papà” al Padre e di trovare nell’incontro col Padre il perdono e il coraggio di perdonare…”.

Stefania