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Orario estivo S. Messe

da sabato 13 luglio a domenica 25 agosto 2019

Orari

Verso la festa di Sant'Eusebio

6-13-20 luglio -- 28-29-31 luglio -- 1 agosto 2019

Programma

Momento spirituale verso S. Eusebio.. in Duomo

Lunedì 29 luglio 2019 - Tutte le informazioni sul programma e le modalità di iscrizione cliccando sul pulsante qui sotto

Info
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Nelle faccende di chiesa

La lavanda dei piedi ha coinvolto le famiglie dei ragazzi della prima comunione. Le letture del giovedì santo, come ha spiegato il nostro parroco nella messa in cœna domini, ci hanno mostrato tanta ostilità, ostilità di Giuda, ostilità negli occhi dei discepoli nell’orto degli ulivi, ostilità nell’uomo che prende la spada e taglia l’orecchio, enorme ostilità di Pietro che rinnega Gesù, anche il buio e il silenzio sono ostili. Tante volte noi siamo precettori di ostilità o portatori. In questa funzione del giovedì santo siamo presenti con le nostre ostilità e le mettiamo nell’ostilità vissuta da Gesù, seguiamo il filo nuovo che ci porta nel Padre, il sapore del Pane e del Vino, questo filo lo prendiamo e lo riceviamo nella liturgia, Gesù ci precede, ci ridà il Pane in modo che l’ostilità diventa peccato da confessare. In Gesù diventiamo figli del Padre che sta a capo della matassa. Abbiamo partecipato anche ad un’ora di adorazione nella notte tra giovedì e venerdì seguendo insieme ai giovani i testi del discorso del Santo Padre tenuti alla veglia della GMG nel gennaio scorso a Panama.

Il venerdì santo tutto si è fatto silenzio e buio nella celebrazione della morte di Gesù, Il buio occulta la nostra fede, nel padre Dio non parla più. Come faccio a credere quando Dio è morto in croce? Nella morte Gesù ha attraversato tutto il male umano. Sotto la croce in questo venerdì santo ognuno di noi si domandi come affrontare l’assenza di Dio. Fermiamoci e compiamo questo passaggio al dono di grazia. Rimaniamo in solitudine e silenzio sotto la croce, la solitudine del cristiano che capisce che dalla croce nasce la vita. Come Gesù dalla croce ha perdonato così noi abbandoniamoci totalmente a Dio.

La veglia Pasquale nella nostra comunità pastorale caratterizzata anche dal tardo orario, raduna tutti i fedeli delle nostre quattro parrocchie, cantori, lettori, chierichetti…, il nostro parroco commosso ci incontra uno a uno nel battistero mentre intingiamo la nostra mano nell’acqua benedetta e facciamo il segno di croce, segniamo la nostra persona per essere nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, tutti siamo nella vita di Dio. Nella sua omelia Don Norberto ci dice che dopo il venerdì con la morte, il cristiano non si ferma al cimitero, solo Gesù ha vinto la morte, sulla croce ha smesso di respirare, ma gli è rimasto il soffio dell’amore per il Padre. Noi partecipiamo all’opera del Padre, dove non c’è il peccato, Dio smuove il soffio ricevuto nel nostro battesimo, riapre le nostre orecchie per ascoltare la sua parola, ci fa assaporare il Pane buono, Cristo vive in me, non vivo più con il mio io. Così entriamo nella Casa del Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Qualche volta nasconderemo il divino, ma il Signore avrà misericordia di noi e ci darà la forza per contagiare gli altri.

Il lunedì dell’Angelo Don Luca nella sua omelia ci spiega che ci sono i quaranta giorni per prepararci alla Pasqua e cinquanta giorni per assimilarla, la chiesa dispone questo tempo pasquale perché la novità sia intesa e compresa. Togliamo il lievito vecchio e celebriamo la Pasqua con azzimi.  il pane azzimo è privo di lievito, un pane a cui vengono tolti alcuni ingredienti ma che è un pane fatto di sincerità e verità, scegliamo di entrare nella vita nuova più leggeri, ci bastano le cose sostanziali. Chiediamo dunque al Signore di donarci la conversione e la novità che ci propone e una VITA NUOVA.

Il giovedì santo in Duomo la messa crismale è presieduta dall’Arcivescovo e concelebrata dal clero diocesano. Mons. Delpini nell’omelia ha  ringraziato tutti i nostri preti per la loro dedizione e invitato a coltivare uno stile di servizio.  Si è rivolto ai don con queste parole “…È quindi necessaria una conversione dei cuori, a partire dal linguaggio: chiameremo le celebrazioni l’opera della Chiesa che compie le opere di Dio, chiameremo le riunioni incontri per un discernimento comunitario, chiameremo le parole eco della Parola, chiameremo i calendari la grazia delle occasioni…” Ha invitato il clero ad uno stile docile piuttosto che protagonista e un modo di presiedere la comunità che sia servizio piuttosto che affermazione di un ruolo, occorre rendere i nostri incontri comunitari, nei consigli pastorali, nelle assemblee del clero, nelle diaconie, quell’essere tutti insieme nello stesso luogo che predispone all’esperienza di Pentecoste.

Il Papa ha celebrato la messa in cœna Domini nel carcere di Velletri “…Gesù aveva tutto il potere, tutto. Poi incomincia a fare questo gesto di lavare i piedi. È un gesto che facevano gli schiavi in quel tempo, perché non c’era l’asfalto nelle strade e la gente, quando arrivava, aveva la polvere sui piedi e c’erano gli schiavi che lavavano i piedi. E Gesù fa questo gesto: lava i piedi. Fa un gesto da schiavo: Lui, che aveva tutto il potere, Lui, che era il Signore, fa il gesto da schiavo. E poi consiglia a tutti: “Fate questo gesto anche tra di voi”. Cioè servitevi l’uno l’altro, siate fratelli nel servizio, non nell’ambizione, come di chi domina l’altro o di chi calpesta l’altro no, siate fratelli nel servizio. Tu hai bisogno di qualcosa, di un servizio? Io te lo faccio. Questa è la fraternità. La fraternità è umile, sempre: è al servizio. E io farò questo gesto per imitare il gesto di Gesù e anche per fare bene con l’esempio anche a se stesso, perché il Vescovo non è il più importante, ma deve essere il più servitore. E ognuno di noi deve essere servitore degli altri. Anche tutti noi dobbiamo essere servitori. È vero che nella vita ci sono dei problemi: litighiamo tra noi … ma questo deve essere una cosa che passa, una cosa passeggera, perché nel cuore nostro ci dev’essere sempre questo amore di servire l’altro, di essere al servizio dell’altro…”.

Al Regina Coeli del Lunedì dell’Angelo il Papa ci rivolge queste parole “…Cari fratelli e sorelle, risuonano anche per noi le parole di Gesù rivolte alle donne: Non temete; andate ad annunciare. Dopo i riti del Triduo Pasquale, che ci hanno fatto rivivere il mistero di morte e risurrezione del nostro Signore, ora con gli occhi della fede lo contempliamo risorto e vivo. Anche noi siamo chiamati a incontrarlo personalmente e a diventare suoi annunciatori e testimoni…”.

Seimila adolescenti della nostra Diocesi, tra i quali anche i ragazzi della nostra comunità pastorale, hanno partecipato al pellegrinaggio a Roma e hanno fatto la loro professione di fede in San Pietro alla presenza del nostro Arcivescovo. La celebrazione è stata accompagnata dai canti dei nostri quattro cori. Il Papa ha chiesto ai giovani un particolare ricordo nella preghiera, con un affidamento speciale alla Vergine Maria, a pochi giorni dall’inizio del mese di maggio, dedicato alla Madonna e ha donato loro le coroncine del Rosario della Giornata mondiale della Gioventù. Cari ragazzi ha detto loro “.. vi incoraggio, a crescere nella fede e nella carità, impegnandovi a portare frutti buoni. Il Vangelo sia la vostra regola di vita, come lo fu per i vostri santi: Ambrogio e Carlo, i quali con l’amore cambiarono il loro mondo…”.

Nella catechesi a San Pietro il Papa si è soffermato questa settimana sulla quinta domanda del Padre Nostro “Padre rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Per quanto ci impegniamo a vivere secondo gli insegnamenti cristiani, nella nostra vita ci sarà sempre qualcosa di cui chiedere perdono: pensiamo ai giorni trascorsi pigramente, ai momenti in cui il rancore ha occupato il nostro cuore e così via. Sono queste esperienze, purtroppo non rare, che ci fanno implorare: “Signore, Padre, rimetti a noi i nostri debiti”. Chiediamo così perdono a Dio. Se tu non ce la fai, chiedi al Signore che ti dia la forza per farcela: Signore, aiutami a perdonare. Ritroviamo qui la saldatura tra l’amore per Dio e quello per il prossimo. Amore chiama amore, perdono chiama perdono Pensiamo in questa settimana di Pasqua se io sono capace di perdonare,  se non mi sento capace, devo chiedere al Signore che mi dia la grazia di perdonare, perché è una grazia il saper perdonare.

Stefania