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Elezione Consiglio Pastorale

Domenica 20 ottobre 2019 - rinnovo del Consiglio Pastorale per il mandato 2019-2023

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Sulla tua Parola vogliamo essere Chiesa in uscita

Ottobre missionario 2019 - tre incontri: giovedì 10, 17 e 24 presso il salone dell'oratorio di Casciago

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Nelle faccende di chiesa

Il mattino dopo Pasqua le donne corrono dal sepolcro al cenacolo con una gioia incontenibile e annunciano la risurrezione. Gli undici discepoli invece la sera di Pasqua si chiudono nel cenacolo per paura dei Giudei, la loro paura è più forte della speranza in Gesù. Le donne vedono germogli di speranza, gli uomini sono paralizzati dalla croce, il Risorto arriva a porte chiuse, apre una via anche nei cuori chiusi e dice loro “Pace a voi”. Il primo dono del risorto è la pace. Abbiamo incontrato Tommaso, lui amava vederci chiaro, ha avuto il coraggio di tornare nel cenacolo, era sfiduciato, ma ha creduto e aveva speranza. Aspettiamo insieme che il Risorto si riveli ancora in mezzo a noi, chiediamo di essere dinamici come le donne al mattino al sepolcro e portiamo l’annuncio di risurrezione, facciamo anche noi la nostra professione di fede “Mio Signore e mio Dio”.

Nella basilica di Santo Stefano settimana scorsa l’Arcivescovo ha presieduto la Celebrazione Eucaristica in suffragio delle vittime degli attentati nello Sri Lanka “…Guardate le vostre mani: quanto bene possono fare, quante fatiche hanno affrontato e quante ferite hanno subìto. Non rassegnatevi. Alzate le vostre mani nella preghiera, lasciatevi accogliere nell’abbraccio del Padre; lasciatevi accarezzare dalla tenerezza della Madre; lasciatevi condurre dalla sapienza della Chiesa. In questo tragico momento, ciascuno di noi è invitato a guardare le mani di Gesù trafitte per la crudeltà degli uomini, eppure offerte da Cristo stesso. Così ciascuno deve guardare le proprie mani per domandarsi cosa possiamo fare per imitare Gesù, per offrire conforto a chi soffre, a chi è ferito da una cattiveria incomprensibile, per stringere amicizia e alleanze. Guardate quanto bene resta da compiere…”.

In occasione della domenica della misericordia, durante la recita del Regina Coeli, Papa Francesco ha ricordato Tommaso: “Gesù viene incontro all’incredulità di Tommaso, invitandolo a toccare le sue piaghe. Esse costituiscono la fonte della pace, perché sono il segno dell’amore immenso di Gesù che ha sconfitto le forze ostili all’uomo, il peccato, la morte. Lo invita a toccare le piaghe. È un insegnamento per noi, come se Gesù dicesse a tutti noi: se tu non sei in pace, tocca le mie piaghe. Toccare le piaghe di Gesù, che sono i tanti problemi, difficoltà, persecuzioni, malattie di tanta gente che soffre. Tu non sei in pace? Va’, va’ a visitare qualcuno che è il simbolo della piaga di Gesù. Tocca la piaga di Gesù. Da quelle piaghe scaturisce la misericordia. Per questo oggi è la domenica della misericordia. Un santo diceva che il corpo di Gesù crocifisso è come un sacco di misericordia, che attraverso le piaghe arriva a tutti noi. Tutti noi abbiamo bisogno della misericordia, lo sappiamo. Avviciniamoci a Gesù e tocchiamo le sue piaghe nei nostri fratelli che soffrono. Con le sue piaghe Gesù intercede davanti al Padre. Dà la misericordia a noi se ci avviciniamo, e intercede per noi. Non dimenticare le piaghe di Gesù…”

L’Arcivescovo ha presieduto a Sartirana di Merate, la Veglia di preghiera per il Lavoro “…Gli uomini e le donne che pregano sono quelli che hanno sempre speranza e non sono autorizzati a scoraggiarsi mai. Ogni presente ha un futuro, ogni seminagione promette un raccolto. Sanno che devono obbedire a Dio piuttosto che agli uomini e, perciò, non si piegano all’ingiustizia, non si lasciano imprigionare nell’avidità. Sono quelli che sono consapevoli che lavorare per i talenti e per il bene comune può chiedere dei sacrifici, rendere impopolari e che, di fronte a condizioni di lavoro ingiuste e umilianti, è necessario alzare la testa. Quando pregano, i cristiani mettono a rischio se stessi. Sono convinti che la vocazione dell’umanità è a una fraternità e, quindi, entrano nella lotta, nel gioco delle parti, ma non odiano mai e non seminano odio, non immaginano il ricorso alla violenza come una soluzione, guardano alla controparte con fermezza, ma con rispetto anche se ha torto. Imparano a dire, Padre nostro e, quindi, padre di tutti…”.

Papa Francesco all’udienza di questa settimana continuando la catechesi sul Padre Nostro ha spiegato l’invocazione “non abbandonarci alla tentazione”. Dio non ci ha lasciato soli, ma in Gesù Egli si manifesta come il “Dio-con-noi” fino alle estreme conseguenze. È con noi quando ci dà la vita, è con noi durante la vita, è con noi nella gioia, è con noi nelle prove, è con noi nelle tristezze, è con noi nelle sconfitte, quando noi pecchiamo, ma sempre è con noi, perché è Padre e non può abbandonarci. Quando Gesù si ritira a pregare nel Getsemani, il suo cuore viene invaso da un’angoscia indicibile ed Egli sperimenta la solitudine e l’abbandono. Solo, con la responsabilità di tutti i peccati del mondo sulle spalle; solo, con un’angoscia indicibile. La prova è tanto lacerante che capita qualcosa di inaspettato. Gesù non mendica mai amore per se stesso, eppure in quella notte sente la sua anima triste fino alla morte, e allora chiede la vicinanza dei suoi amici. Come sappiamo, i discepoli, appesantiti da un torpore causato dalla paura, si addormentarono. Nel tempo dell’agonia, Dio chiede all’uomo di non abbandonarlo, e l’uomo invece dorme. Nel tempo in cui l’uomo conosce la sua prova, Dio invece veglia. Nei momenti più brutti della nostra vita, nei momenti più sofferenti, nei momenti più angoscianti, Dio veglia con noi, Dio lotta con noi, è sempre vicino a noi perché è Padre. Così abbiamo incominciato la preghiera: “Padre nostro”. E un padre non abbandona i suoi figli. Quella notte di dolore di Gesù, di lotta sono l’ultimo sigillo dell’Incarnazione: Dio scende a trovarci nei nostri abissi e nei travagli che costellano la storia. È il nostro conforto nell’ora della prova: sapere che quella valle, da quando Gesù l’ha attraversata, non è più desolata, ma è benedetta dalla presenza del Figlio di Dio. Lui non ci abbandonerà mai!

Stefania