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Elezione Consiglio Pastorale

Domenica 20 ottobre 2019 - rinnovo del Consiglio Pastorale per il mandato 2019-2023

Elenco candidati

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Sulla tua Parola vogliamo essere Chiesa in uscita

Ottobre missionario 2019 - tre incontri: giovedì 10, 17 e 24 presso il salone dell'oratorio di Casciago

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Nelle faccende di chiesa

Domenica abbiamo celebrato le prime comunioni a Luvinate e Morosolo, un momento di festa con le famiglie per parlare di Gesù, ne sentiamo parlare a casa, a catechismo, come i discepoli di allora ne hanno sentito parlare, discepoli delusi nel momento della morte perché speravano in Lui, un po’ arrabbiati, ma anche stupiti si chiedevano dove è Gesù? I nonni, i catechisti, i sacerdoti ci hanno assicurato la sua presenza, dalla volta in cui i discepoli lo hanno incontrato a Emmaus. Lui si fa presente, non solo a Pasqua, ma tutte le domeniche. Da Emmaus ci hanno detto che Gesù è vivo, da circa duemila anni i cristiani non perdono il significato della domenica, nel gesto dello spezzare il pane lo hanno riconosciuto, Gesù è scomparso fisicamente, ma è rimasto il pane, lo mangiamo, passa dentro di noi. La sua parola diventa familiare. Siamo “cristificati”, diventiamo Cristo, Cristo in noi, noi in Cristo. Al mattino e alla sera nel gesto del Segno di Croce riconosciamo Gesù vivo in mezzo a noi. Sappiamo che Gesù ci ama e che perché siamo in Lui nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Il Parroco ci ha lasciato questo interrogativo: Cosa auguriamo ai ragazzi che oggi celebrano la prima comunione?

Anche Papa Francesco in Bulgaria ai bambini della prima comunione ha chiesto come  possiamo incontrare Gesù, che è vissuto tanti anni fa e poi è morto ed è stato messo nella tomba? Ora Gesù è vivo, è qui con noi, perciò oggi lo possiamo incontrare nell’Eucaristia. Non lo vediamo con questi occhi, ma lo vediamo con gli occhi della fede. La carta di identità del cristiano e questa: Dio è nostro Padre, Gesù è nostro Fratello, la Chiesa è la nostra famiglia, noi siamo fratelli, la nostra legge è l’amore.

Nel seminario di Venegono si è celebrata l’annuale Festa dei Fiori con i  Candidati 2019 e sacerdoti per i quali ricorrono significativi anniversari di presbiterato. Mons. Delpini li ha definiti servi “…nell’attesa che torni il Signore, i servi sono coloro che vivono l’operosità dei preparativi. Le famose e apprezzate efficienza e capacità organizzativa del clero ambrosiano sono quelle dei servi affidabili che non si lasciano sedurre dalle tentazioni di una vita comoda, di una vita che si accontenta di una prestazione professionale che si limita al minimo richiesto e poi si dedica al proprio mondo privato sottratto al giudizio di Dio. Servi che non guardano al lavoro fatto, che non sono mossi dall’ambizione o dalla presunzione, che non cercano prestigio o potere; che non dipendono dagli applausi e dalle aspettative della gente. Ascoltano tutti, si prendono cura, come possono, delle esigenze di molti, ma la parola che li guida è quella del loro Signore e il desiderio che li motiva è quello di preparare un popolo bendisposto. Non si lasciano scoraggiare dai risultati stentati del loro operare e non sono amareggiati quando hanno l’impressione di incontrare indifferenza; quando, invece che essere attesi e apprezzati, hanno l’impressione di essere ignorati e considerati una presenza noiosa, fastidiosa e antipatica…”

La visita del Papa in Bulgaria e Macedonia del Nord di questi giorni intende idealmente riallacciarsi a quella compiuta da San Giovanni Paolo II nel maggio 2002 e si svolge nel grato ricordo della presenza a Sofia, per circa un decennio, dell’allora Delegato Apostolico Mons. Angelo Giuseppe Roncalli. Questi portò sempre nel cuore sentimenti di gratitudine e di profonda stima per la vostra Nazione, al punto da affermare che, dovunque si fosse recato, la sua casa vi sarebbe stata sempre aperta, senza bisogno di dire se cattolico o ortodosso, ma solo: fratello di Bulgaria. San Giovanni XXIII lavorò instancabilmente per promuovere la fraterna collaborazione tra tutti i cristiani e con il Concilio Vaticano II, da lui convocato e presieduto nella sua prima fase, diede grande impulso e incisività allo sviluppo dei rapporti ecumenici. Da quegli avvenimenti una Delegazione ufficiale bulgara, composta dalle più alte Autorità civili ed ecclesiastiche, compie ogni anno una visita in Vaticano in occasione della festa dei Santi Cirillo e Metodio. Essi evangelizzarono i popoli slavi e furono all’origine dello sviluppo della loro lingua e cultura e soprattutto di abbondanti e duraturi frutti di testimonianza cristiana e di santità.

La Bulgaria si è sempre distinta come un ponte fra est e ovest, capace di favorire l’incontro tra culture, etnie, civiltà e religioni differenti, che da secoli hanno qui convissuto in pace. Lo sviluppo, anche economico e civile, della Bulgaria passa necessariamente attraverso il riconoscimento e la valorizzazione di questa sua specifica caratteristica. Papa Francesco è entrato nel campo profughi  e ha visto i volontari della Caritas. Gli hanno detto che il cuore del Centro dei rifugiati nasce dalla consapevolezza che ogni persona è figlia di Dio, indipendentemente dall’etnia o dalla confessione religiosa. Per amare qualcuno non c’è bisogno di chiedergli il curriculum vitae; l’amore precede, sempre va avanti, si anticipa perché l’amore è gratuito. In questo Centro della Caritas sono molti i cristiani che hanno imparato a vedere con gli stessi occhi del Signore, che non si sofferma sugli aggettivi, ma cerca e attende ciascuno con occhi di Padre. Il saluto del Papa al Popolo Bulgaro “Cristo è risorto!” è significativo perché in queste terre di Bulgaria i cristiani – ortodossi e cattolici – si scambiano gli auguri nel tempo di Pasqua, esprimono la grande gioia per la vittoria di Gesù Cristo sul male, sulla morte. Sono un’affermazione e una testimonianza del cuore della nostra fede: Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa nuovo, si riempie di vita. Ci dà la mano per rincominciare, per alzarci e rincominciare. Quando ti senti vecchio per la tristezza, i rancori, le paure, i dubbi e i fallimenti, Lui sarà lì per ridarti forza e speranza. Durante la visita nella Macedonia del Nord ha invitato i giovani a pensare a Madre Teresa, quando viveva lì non poteva immaginare come sarebbe stata la sua vita, ma non smise di sognare e di darsi da fare per cercare sempre di scoprire il volto del suo grande amore, che era Gesù, scoprirlo in tutti coloro che stavano al margine della strada. Lei ha sognato in grande e per questo ha anche amato in grande. Aveva i piedi ben piantati nella sua terra, ma non stava con le mani in mano. Voleva essere “una matita nelle mani di Dio”. Ecco il suo sogno artigianale. L’ha offerto a Dio, ci ha creduto, ci ha sofferto, non ci ha mai rinunciato. E Dio ha cominciato a scrivere con quella matita pagine inedite e stupende. Una ragazza del vostro popolo, una donna del vostro popolo, sognando, ha scritto cose grandi. È Dio che le ha scritte, ma lei ha sognato e si è lasciata guidare da Dio.

In questa terra tanto la differente appartenenza religiosa di Ortodossi, Musulmani, Cattolici, Ebrei e Protestanti, quanto la distinzione etnica tra Macedoni, Albanesi, Serbi, Croati e persone di altra origine, ha creato un mosaico in cui ogni tessera è necessaria all’originalità e bellezza del quadro d’insieme. Bellezza che raggiungerà il suo maggior splendore nella misura in cui sarà trasmessa e seminata nel cuore delle nuove generazioni. Tutti gli sforzi che si compiono, affinché le diverse espressioni religiose e le differenti etnie trovino un terreno d’intesa comune nel rispetto della dignità di ogni persona umana e nella conseguente garanzia delle libertà fondamentali, non saranno mai vani, anzi, costituiranno la necessaria semina per un futuro di pace e di fecondità.

Stefania