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Saluto di Don Norberto

Appuntamenti per salutare il Parrocco

Programma

Orario estivo S. Messe

da sabato 13 luglio a domenica 25 agosto 2019

Orari
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Nelle faccende di chiesa

L’omelia di Don Luca di domenica scorsa mi ha fatto molto pensare e ho riconosciuto alcuni miei sentimenti, certa che la Parola di Dio per noi cristiani ci accompagna durante la settimana e ci dà anche la forza di affrontare situazioni a volte umanamente insostenibili. Andare a messa alla domenica è un momento di riposo in cui scegliamo di ascoltare la Parola o cogliamo altri momenti importanti della celebrazione.

In questo tempo dopo Pasqua sperimentiamo e sentiamo la presenza dell’Assente, Gesù ci viene presentato come Colui che dà la vita e l’amore ed è capace di contagiarci, ci chiama amici e ci chiede di rimanere in Lui. Rimanere in Lui ci ha spiegato Don Luca ha tre significati. 1) NON ANDATEVENE: c’è un legame creaturale tra Dio e l’uomo, siamo stati creati con il dito dello Spirito guardando il modello del Figlio Gesù, questo legame precede tutti gli altri legami e ci definisce in modo assoluto, ma è anche il più fragile, esposto a condizionamenti, come Paolo, vediamo il bene, ma non riusciamo a farlo, cadiamo nel peccato e il peccato ci toglie dal legame principale che abbiamo con Gesù. 2) STARCI DENTRO: la relazione con Gesù non può essere subita (come una lezione in classe per un adolescente), la relazione deve sempre essere scelta, scegliamo di alimentarci di Lui, di ascoltare la Sua Parola. 3) RESTARE INCATENATI: offrire la nostra sofferenza a Gesù, per le nostre relazioni sgradevoli, affaticate, anche quando pensiamo che non abbia senso dedicare tempo ad una persona sul lavoro per esempio, dedichiamo la nostra fatica. Chiediamo dunque al Signore di coltivare sempre la nostra amicizia e di essere pronti a portare le catene.

Essere come un canto del Magnificat per il mondo, proclamando che il Signore è vivo. Dice così l’Arcivescovo alle centinaia di Consacrate che affollano la Basilica di Sant’Ambrogio, per i Giubilei delle Religiose.

Quello che conta non è il ruolo che si riveste, non l’efficienza, l’essere aggiornati o più avanti degli altri, ma è la gloria di Dio che si manifesta nell’amore. Noi rimaniamo vivi, perché continuiamo ad amare, magari anche dopo 60 o 70 anni di Consacrazione. L’esperienza della fede che la celebrazione del giubileo può rinnovare è l’esperienza di un nuovo affidamento: Dio è più grande del nostro cuore, la sua misericordia è capace di penetrare ogni angolo della nostra vita, anche quelli bui. Perciò il passato, il presente, il futuro di chi celebra nella fede la sua Consacrazione sono orientati alla ricerca giusta che desidera l’incontro con il Cristo vivo; alla sapienza vera che contempla il Crocifisso, al pentimento fiducioso che ci apre alla gioia di essere perdonati e non al rimorso che ci induce a farci sentire dei falliti.

Papa Francesco ha incontrato le Superiori Generali. Sostiene il Papa che la Chiesa è femminile, la Chiesa è donna, nella Bibbia, nell’Apocalisse la chiamano “la sposa”, è la sposa di Gesù, è una donna. La maternità della Chiesa e la maternità della Madonna hanno riflesso nella donna consacrata, un riflesso totale, anche una mamma di famiglia la riflette, ma la consacrata è il riflesso totale: chi vede una suora vede la Chiesa e vede Maria, nella fragilità, perché è madre nella fragilità, consacrata, senza partorire un figlio proprio.  C’è molta gente che ha bisogno delle suore. Persone che hanno bisogno del loro sorriso amico che ridia la speranza; delle loro mani che le sostengano nel cammino; della loro parola che semini speranza nei cuori; del loro amore alla maniera di Gesù, che curi le ferite più profonde causate dalla solitudine, dal rifiuto e dall’esclusione.

Domenica scorsa, nella Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, Papa Francesco ha presieduto nella Basilica Vaticana la Santa Messa nel corso della quale ha conferito l’Ordinazione Presbiterale a 19 diaconi “…Con il Battesimo aggregherete nuovi fedeli al Popolo di Dio. Con il Sacramento della Penitenza rimetterete i peccati nel nome di Dio, di Cristo, della Chiesa. E qui, per favore vi chiedo di non stancarvi di essere misericordiosi. Misericordiosi come il Padre, come Gesù è stato misericordioso con noi, con tutti noi. Con l’olio santo darete sollievo agli infermi. Perdete tempo nel visitare gli ammalati e gli infermi. Celebrando i sacri riti e innalzando nelle varie ore del giorno la preghiera di lode e di supplica, vi farete voce del Popolo di Dio e dell’umanità intera…”.

Nel messaggio per la  Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni un forte invito del Papa alla Chiesa e in particolare ai giovani. Il Papa sprona i giovani a osare di più, a puntare in alto nella ricerca del senso della vita. Sembra dire loro che questa è l’unica via per la quale poter incontrare la promessa di Dio. Un cuore addormentato e una coscienza spenta non sono le condizioni ottimali per accogliere l’invito di Gesù a prendere parte alla sua gioia e rattristano il cuore del Padre.

Questa settimana in udienza il Papa ha spiegato la settima domanda del Padre Nostro “Ma liberaci dal male”, quest’ultimo grido è scagliato contro il male nelle sue diverse esperienze: i lutti dell’uomo, il dolore innocente, la schiavitù, la strumentalizzazione dell’altro, il pianto dei bambini innocenti. È proprio nei racconti della Passione che alcune espressioni del “Padre nostro” trovano la loro eco più impressionante. Gesù sperimenta per intero il male. Non solo la morte, ma la morte di croce. Non solo la solitudine, ma anche il disprezzo, l’umiliazione, l’accanimento contro di Lui. Ecco che cos’è l’uomo: un essere votato alla vita, che sogna l’amore e il bene, ma che poi espone continuamente al male se stesso e i suoi simili, al punto che possiamo essere tentati di disperare dell’uomo. La preghiera di Gesù ci lascia la più preziosa delle eredità: la presenza del Figlio di Dio che ci ha liberato dal male, lottando per convertirlo. Nell’ora del combattimento finale, a Pietro intima di riporre la spada nel fodero, al ladrone pentito assicura il paradiso, a tutti gli uomini che erano intorno, inconsapevoli della tragedia che si stava consumando, offre una parola di pace: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno.

Stefania