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Giornata di spiritualità in Avvento

Sabato 23 novembre 2019

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Nelle faccende di chiesa

Tutta la nostra comunità si è riunita nella chiesa di Casciago per il funerale di Lorenzo. Tanti pensieri, tante persone, tanti ricordi degli amici, compagni di scuola, ma la chiesa era piena anche della Gloria di Dio, ci ha detto il nostro Parroco, la morte di Gesù ci ha lasciato la croce, ma grazie alle resurrezione abbiamo il Cero pasquale, la gloria di Dio fa di questo funerale la Pasqua di Lorenzo, Lorenzo libero dalla morte. L’amore di Dio è con noi, se ami come lui non è difficile amare gli altri. Nel segno di croce di ogni mattina abbiamo il collegamento con Lorenzo, nella messa incontriamo Gesù e con Lui Lorenzo che ora è nella gloria di Dio.

Una predica un po’ complicata quella di Don Luca domenica in riferimento al Comandamento dell’amore.  L’amore è smisurato, non stanca, l’amore di Dio va goduto e ricevuto. Gesù da vero scriba ha trovato l’elemento sintetico tra i 613 precetti contenuti nel Deuteronomio e quanto contenuto nel Levitico ed ha unito due realtà: l’amore di Dio e l’amore del prossimo. Il comandamento è nuovo ma non nei contenuti, è un comandamento inaudito, definitivo, insuperabile. Gesù per primo ha vissuto fino alla fine, ingiusto morto per i giusti e anche a noi è raccomandato di vivere così. “Poiché vi ho amato, potete anche voi amare gli altri”. Dobbiamo imitare Gesù perché riceviamo il suo amore fondamentale, lasciamoci amare, guardare con gli occhi di Gesù per vivere questo comandamento, siccome Gesù ci ha amato così tanto, noi possiamo amare come lui, anche Lorenzo a soli 17 anni ha amato e ha generato amore.

Alla recita del Regina Coeli come don Luca il Papa ci ha parlato della novità del “comandamento nuovo”.  L’antico comandamento dell’amore è diventato nuovo perché è stato completato con questa aggiunta: “come io ho amato voi” “amatevi voi come io vi ho amato”. La novità sta tutta nell’amore di Gesù Cristo, quello con cui Lui ha dato la vita per noi. Si tratta dell’amore di Dio, universale, senza condizioni e senza limiti, che trova l’apice sulla croce. In quel momento di estremo abbassamento, in quel momento di abbandono al Padre, il Figlio di Dio ha mostrato e donato al mondo la pienezza dell’amore.

Dio infatti ci ama molto di più di quanto noi amiamo noi stessi. E così possiamo diffondere dappertutto il seme dell’amore che rinnova i rapporti tra le persone e apre orizzonti di speranza. Gesù sempre apre orizzonti di speranza, il suo amore apre orizzonti di speranza. Questo amore ci fa diventare uomini nuovi, fratelli e sorelle nel Signore, e fa di noi il nuovo Popolo di Dio, cioè la Chiesa, nella quale tutti sono chiamati ad amare Cristo e in Lui ad amarsi a vicenda. Questo amore ci rende capaci di amare i nemici e perdonare chi ci ha offeso.

Settimana scorsa i nostri animatori hanno partecipato all’appuntamento in piazza del Duomo con l’Arcivescovo per la presentazione dell’Oratorio feriale 2019. Mons. Delpini ha consegnato il Mandato agli animatori. “…a tutti voi sono stati dati 5 talenti, metteteli a frutto. Il primo si chiama passato, cioè la storia che avete alle spalle, Il secondo talento si chiama presente, perché questo è il tempo opportuno per mettere a frutto le vostre possibilità, per mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo. il terzo si chiama futuro, ma si può chiamare anche vocazione a diventare figli di Dio, facendo della vita un dono. Il quarto sono i ragazzi dell’oratorio che aspettano da voi un esempio e un’amicizia. Il quinto non può che essere l’appartenenza consapevole alla Chiesa. Il quinto talento si chiama “Chiesa”, si chiama “comunione”. Anche Mons. Delpini ha ricordato Lorenzo, 17enne dell’oratorio di Casciago morto in un incidente stradale pochi giorni fa: “Pensate a tutti i luoghi della terra in cui c’è tristezza”.

Papa Francesco ha aperto i lavori della  Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana che si svolgono in Vaticano fino al 23 maggio sul tema: “Modalità e strumenti per una nuova presenza missionaria”. Sono tre i punti all’ordine del giorno: Sinodalità e collegialità; la riforma dei processi matrimoniali; il rapporto tra i sacerdoti e i vescovi.

Significative le parole dette dal Papa ai partecipanti al capitolo generale del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) “….la Chiesa cresce per attrazione e non per proselitismo. Nell’evangelizzare è importante la presenza concreta, per cui ti domandano perché sei così. E allora tu annunci Gesù Cristo. Non è cercare nuovi soci per questa società cattolica, ma far vedere Gesù: che Lui si faccia vedere nella mia persona, nel mio comportamento; e aprire con la mia vita spazi a Gesù. Questo è evangelizzare. E questo è quello che hanno avuto nel cuore i vostri fondatori. State cercando, per quanto possibile, di mettere la missione al centro, perché è proprio l’urgenza missionaria che ha fondato il vostro Istituto e continua a formarlo. Siete convinti di questo, e avete scelto l’espressione di san Paolo: “Guai a me se non predicassi il vangelo”…”

Il Papa ha concluso questa settimana la catechesi sul Padre Nostro “…Possiamo dire che la preghiera cristiana nasce dall’audacia di chiamare Dio con il nome di “Padre”. Questa è la radice della preghiera cristiana: dire “Padre” a Dio. Gesù stesso ha pregato chiamandolo Abbà in diverse occasioni. Gesù insiste con i suoi discepoli, perché coltivino uno spirito di orazione. La preghiera deve essere insistente, e soprattutto deve portare il ricordo dei fratelli, specialmente quando viviamo rapporti difficili con loro. Protagonista di ogni preghiera cristiana è lo Spirito Santo. Noi non potremmo mai pregare senza la forza dello Spirito Santo. È Lui che prega in noi e ci muove a pregare bene. Possiamo chiedere allo Spirito che ci insegni a pregare, perché Lui è il protagonista, quello che fa la vera preghiera in noi. Lui soffia nel cuore di ognuno di noi, che siamo discepoli di Gesù. Lo Spirito ci rende capaci di pregare come figli di Dio, quali realmente siamo per il Battesimo…”

Siamo invitati a pregare in ogni situazione,  con tante espressioni che in millenni di storia sono sgorgate dal cuore degli uomini e al Padre non cessiamo mai di raccontare dei nostri fratelli e sorelle in umanità, perché nessuno di loro, i poveri specialmente, rimanga senza una consolazione e una porzione di amore.

Stefania