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Festa del Corpus Domini 2019

20 e 23 giugno 2019

Programma

Festa patronale di Luvinate

dal 1 al 8 luglio 2019

Programma

Festa patronale di Luvinate

Martedì 2 luglio una sera alla Collegiata - Mercoledì 3 luglio Madonna di Caravaggio e Villaggio Crespi d'Adda

Informazioni

Oratorio Estivo 2019

dal 12 giugno al 12 luglio

Volantino

Calendario annuale

Calendario generale delle proposte dell'anno pastorale 2018-2019

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Nelle faccende di chiesa

Ci siamo ritrovati tutti insieme a Morosolo per la solennità dell’ascensione. Gesù ci ha lasciato le ultime parole al giovedì santo “Non abbiate paura, non sia turbato il vostro cuore”, oltre al pane, segno del suo amore per prepararci a morire, per morire con Lui. Ha celebrato la messa prima di morire, perché la morte non sia vissuta nella disperazione, Lui è l’unico che ci ha parlato da risorto in un modo diverso dal giovedì sera. Da risorto sale al cielo e fa scendere la sua benedizione dicendoci “siate testimoni della Pasqua, predicate la conversione e il perdono dei peccati, vi dono lo Spirito”. L’ascensione diventa l’opposto dell’annunciazione, con l’annunciazione il divino diventa umano, con l’ascensione il risorto torna a casa con l’umano e nel Padre risplendono le sue ferite. Per salire bisogna scendere, morire del proprio peccato, del proprio egocentrismo.

Nella consueta salita al Sacro Monte per il termine del mese di maggio abbiamo recitato un rosario ricordando i momenti che ci hanno portato ad un cambiamento spirituale, pensando alle nostre giornate quotidiane, ad un passo del Vangelo che preferiamo e alla conclusione del Vangelo di Matteo “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” e infine ai nostri cari defunti.

Domenica i ragazzi di terza media hanno fatto la loro professione di fede ricevendo in dono una piantina che dovranno curare per farla crescere, così come dovrà crescere la loro fede e un sasso simbolo della base solida su cui poggiare.

In questi ultimi dieci giorni che ci separano da Pentecoste gustiamo ancora la presenza del Signore tra noi con la domanda “Tu Signore ora te ne vai, noi restiamo soli?”. Don Luca ci ha detto che Gesù ci aiuta ad incontrarlo con un’altra modalità, non potremo disporre della sua presenza nell’immediatezza, attraverso il contatto. Le realtà più grandi sono espresse tramite immagini, simboli e metafore, attraverso la poesia, la pittura. Stefano negli atti degli Apostoli ci descrive Gesù alla destra di Dio, nella Lettera agli Efesini si scrive che Dio dopo la risurrezione di Gesù,  lo fece sedere alla sua destra nei cieli, nel Credo ripetiamo sempre che Gesù siede alla destra di Dio. Sedere alla destra di Dio significa che la vittoria è definitiva, Gesù si è installato lì e nessuno intacca questa vittoria. Gesù ha vinto, la fede ci invita a capire che non viviamo nell’incertezza, ma avremo la vittoria di Dio. Gesù è la testa di cui noi siamo il corpo, la vittoria definitiva di Dio è partecipata anche da noi. Andremo in un posto a noi già conosciuto, nel salmo recitiamo “una cosa ho chiesto al Signore: abitare nella sua casa”. Anche nelle nostre giornate a volte in un posto appartato quando preghiamo sperimentiamo e sentiamo maggiormente la presenza del Signore fino a pensare che stiamo bene con Lui. Quando il cuore è puro, le immagini di Gesù le sentiamo, le gustiamo, le facciamo nostre. Come immaginiamo il Signore seduto alla destra? Si è chinato per lavare i piedi agli apostoli dunque sarà seduto scomodo, sbilanciato, chino verso di noi con le mani protese verso chi chiede aiuto.

Abbiamo celebrato insieme l’eucarestia a conclusione dei gruppi di ascolto della Parola, come il sacerdote abbiamo baciato il Vangelo e bevuto al calice del vino. Abbiamo ascoltato un testo del libro dell’Esodo, che parla del popolo che rifiutando quello che Dio vuole costruisce un vitello d’oro, che ci ha ricondotto a questo periodo di Pentecoste. L’uomo da solo non riesce a non fare il male, assorbe il peccato, ma Dio si fa popolo e il popolo in Gesù riconosce il Padre, la discesa dello Spirito Santo vince la logica del male. Rendiamo grazie e lodiamo Dio perché in Gesù noi diventiamo figli.

Nel suo viaggio in Romania Papa Francesco ha condiviso alcune parole della preghiera del Padre Nostro perché la Romania possa essere sempre casa di tutti, terra di incontro, giardino dove fiorisce la riconciliazione e la comunione. Ai Vescovi ha chiesto di camminare insieme verso una nuova Pentecoste. Il tragitto che ci attende va da Pasqua a Pentecoste: il fuoco dello Spirito Santo consumi le diffidenze; il suo vento spazzi via le reticenze che ci impediscono di testimoniare insieme la vita nuova che ci offre. Egli, artefice di fraternità, ci dia la grazia di camminare insieme. Egli, creatore della novità, ci renda coraggiosi nello sperimentare vie inedite di condivisione e di missione. Egli, forza dei martiri, ci aiuti a non rendere infecondo il loro sacrificio. Alle autorità Civili ha sottolineato che la Chiesa Cattolica vuole portare il suo contributo alla costruzione della società, desidera essere segno di armonia, di speranza e di unità e mettersi al servizio della dignità umana e del bene comune. La chiesa Intende collaborare con le Autorità, con le altre Chiese e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per camminare insieme e mettere i propri talenti al servizio dell’intera comunità, non è estranea, ma pienamente partecipe dello spirito nazionale,  desidera dare il suo contributo alla costruzione della società e della vita civile e spirituale nella terra di Romania. Al Santuario di Sumuleu Ciuc Papa Francesco ha ricordato che il pellegrinaggio annuale in questo luogo appartiene all’eredità della Transilvania, ma onora insieme le tradizioni religiose rumena e ungherese; vi partecipano anche fedeli di altre confessioni ed è un simbolo di dialogo, unità e fraternità; un appello a recuperare le testimonianze di fede divenuta vita e di vita fattasi speranza. Pellegrinare è sapere che veniamo come popolo alla nostra casa. “…camminiamo, e camminiamo insieme, rischiamo, lasciando che sia il Vangelo il lievito capace di impregnare tutto e di donare ai nostri popoli la gioia della salvezza, nell’unità e nella fratellanza…”

Ai giovani e alle famiglie il Papa ha chiesto ancora di camminare insieme e di non dimenticare quanto imparato in famiglia, non dimenticare le proprie radici. “…senza amore e senza Dio non si può vivere. Giovani lasciate crescere la fede, lasciate che le vostre radici portino frutto. La fede si trasmette con gesti, carezze delle nostre madri e delle nostre nonne, portiamo condivisione, chiarezza, tra l’aggressività portiamo la pace, nella falsità la verità, privilegiamo l’aprire strade. San Francesco diceva per trasmettere la fede andate predicate il Vangelo e se fosse necessario anche con le parole…”

A conclusione del suo viaggio Papa Francesco ha proclamato beati sette Vescovi greco-cattolici che di fronte alla feroce oppressione del regime dimostrarono una fede e un amore esemplari per il loro popolo. Con grande coraggio e fortezza interiore, accettarono di essere sottoposti alla dura carcerazione e ad ogni genere di maltrattamenti, pur di non rinnegare l’appartenenza alla loro amata Chiesa. Questi Pastori, martiri della fede, hanno recuperato e lasciato al popolo rumeno una preziosa eredità che possiamo sintetizzare in due parole: libertà e misericordia. Possiate essere testimoni di libertà e di misericordia, facendo prevalere la fraternità e il dialogo sulle divisioni, incrementando la fraternità del sangue, che trova la sua origine nel periodo di sofferenza nel quale i cristiani, divisi nel corso della storia, si sono scoperti più vicini e solidali.

Stefania