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Spettacolo teatrale, 29 settembre 2019 ore 21.00 - Chiesa di Casciago

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Iniziamo...insieme. Benvenuto don Emilio

Dal 27 al 29 settembre 2019 - Festa di inizio oratorio e ingresso del nuovo parrocco

Programma
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Nelle faccende di chiesa

Anche nella nostra comunità è iniziato l’oratorio estivo “Bella storia!”. Ogni settimana farà riferimento a un santo o a un beato per accompagnare i ragazzi a mettere in gioco il proprio talento in chiave vocazionale. Lo stesso Arcivescovo farà visita a luoghi significativi che richiamino la figura del santo o del beato corrispondente alla settimana di oratorio, da Madre Teresa di Calcutta a Gianna Beretta Molla, da don Pino Puglisi a Francesca Saverio Cabrini e Pier Giorgio Frassati. Ognuno di questi santi e beati farà da maestro in ciascuna delle cinque settimane in programma e la loro storia sarà il filo conduttore della preghiera. L’icona evangelica di riferimento sarà la parabola dei talenti, il tema dell’oratorio estivo è la vocazione, la vita di ciascuno di noi è quel talento che ci è stato dato per fare della nostra vita un capolavoro.

Sabato scorso in Duomo è stata celebrata l’ordinazione di nuovi 15 sacerdoti ambrosiani che hanno scelto il motto “Siate lieti nella speranza”, che esprime la consapevolezza di un talento da mettere a frutto, di una grazia da mettere a disposizione della comunità e della Chiesa intera. Il Vescovo ha consegnato loro queste parole “Continuate a essere lieti nella speranza, non lasciatevi rubare la gioia, ricordatevi di essere preti contenti. Non lasciatevi vincere dall’amarezza, dallo scoraggiamento, dalla consuetudine, dal sospetto di non essere abbastanza apprezzati e valorizzati dai superiori…”.

E’ ormai entrata nella consuetudine la messa vigiliare di Pentecoste che raduna le nostre quattro parrocchie. Tutte le quattro letture della veglia parlano di Dio che scende, scende per confondere le lingue, la Parola di Dio scende e risponde a Mosè, scende sulle ossa inaridite, le fa uscire dalle tombe e soffia il suo Spirito, poi scende su tutte le categorie di persone, anziani e giovani. Dio scende sotto forma di fuoco, fumo, vento e Parola, fino agli estremi confini della terra. Attraverso lo Spirito di Dio resterà sempre il suo amore, lasciamo agire lo Spirito, favoriamo il passaggio di questo amore.

La domenica di pentecoste gli animatori hanno ricevuto il mandato per l’oratorio estivo. Presente anche una maglietta dedicata al nostro Lorenzo con una frase scritta da lui “Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, ecco tutto”.

La chiesa non andrebbe avanti senza la forza dello Spirito Santo, ci è chiesto di metterci nella giusta inclinazione perché lo Spirito ci guidi, Tu animatore sei parte di questa barca (chiesa). La manovra più impegnativa è prendere il largo, raggiunti dal vento dello Spirito con tutti i carismi che il Signore ci dona. Tre i carismi che Don Giuseppe vorrebbe vedere: UNITA’ nelle differenze, dove c’è lo Spirito la diversità diventa ricchezza, segno dell’amore guidato dallo Spirito. UMILTA’, l’amore di Dio non consente attenzioni su di sé. OFFERTA DI SE’, Lo Spirito Santo opera dentro di me quando dico come posso offrirmi in questa esperienza estiva? L’amore di Dio è offerta di sé, non pretende il contraccambio. Lo Spirito soffia nella chiesa perché insieme possiamo camminare.

E’ stato pubblicato il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale che si celebra domenica 20 ottobre 2019. Il titolo è uguale al tema dell’Ottobre missionario: “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”. Celebrare questo mese ci aiuterà in primo luogo a ritrovare il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel Battesimo. La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle.

È un mandato che ci tocca da vicino: io sono sempre una missione; tu sei sempre una missione; ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama si mette in movimento, è spinto fuori da se stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita. Nessuno è inutile e insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio.

L’Arcivescovo ha presieduto la Celebrazione eucaristica per la Festa Diocesana delle Genti nella Solennità di Pentecoste. La Messa, a cui hanno preso parte moltissimi migranti, è stata concelebrata dai sacerdoti delle Cappellanie straniere presenti in Diocesi: “Essere uno stupore: è questo il modo con cui la novità dello Spirito visita la storia umana. Perché tale stupore? Perché, anzitutto, la Chiesa parla tutte le lingue, si rivolge a tutti i popoli, non annuncia un Vangelo riservato a una parte del mondo, parla a tutti, si rivolge a tutti, ha un messaggio che può rallegrare il cuore di tutti. E questo perché non comunica una qualche idea o regola di comportamento, ma perché la lingua che tutti capiscono sono l’amore, la gioia, la speranza. Un secondo motivo di stupore è quello che presenta san Paolo nella Lettera ai Corinzi, quando scrive che a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Tutte le doti personali, i doni ricevuti, hanno un senso solo per essere a servizio della comunità e della missione. Chi tiene per sé il dono ricevuto, o lo utilizza solo a proprio vantaggio o dei suoi, non può essere mosso dallo Spirito di Gesù. Ciascuno ha un dono da offrire: ciascuna cultura, ciascuna tradizione liturgica, lingua, ciascuna abitudine di vita, se è buona, può essere condivisa, deve formare la Chiesa dalle Genti. Il terzo motivo di meraviglia che viene dal Vangelo, con la visione che gli Apostoli hanno del Signore glorificato. Il dono dello Spirito comunica ai mortali la vita immortale, rende partecipi gli uomini e le donne della vita di Dio. Noi possiamo realmente essere figli di Dio vivendo nella vita trinitaria: non siamo un pezzetto di polvere perso in un pianeta che non significa nulla, non siamo destinati al niente. La nostra vita è vocazione alla vita di Dio. Esultiamo perché noi viviamo in Colui che è vivo. Insomma, viviamo nel Figlio che è in Dio, noi in Lui e Lui in noi”.

Continua la catechesi del Papa all’udienza del mercoledì a San Pietro sul libro degli Atti degli Apostoli. Papa Francesco si sofferma sulla sostituzione di Giuda, Giuda aveva ricevuto la grande grazia di far parte del gruppo degli intimi di Gesù e di partecipare al suo stesso ministero, ma ad un certo punto ha preteso di “salvare” da sé la propria vita con il risultato di perderla, ha smesso di appartenere col cuore a Gesù e si è posto al di fuori della comunione con Lui e con i suoi. Ha smesso di essere discepolo e si è posto al di sopra del Maestro. Lo ha venduto e con il prezzo del suo delitto ha acquistato un terreno, che non ha prodotto frutti ma è stato impregnato del suo stesso sangue. Se Giuda ha preferito la morte alla vita, gli Undici scelgono invece la vita, la benedizione, diventano responsabili nel farla fluire a loro volta nella storia. Davanti all’abbandono di uno dei Dodici, che ha creato una ferita al corpo comunitario, è necessario che il suo incarico passi a un altro. Occorre ricostituire il gruppo dei Dodici. Si inaugura a questo punto la prassi del discernimento comunitario, che consiste nel vedere la realtà con gli occhi di Dio, nell’ottica dell’unità e della comunione. Attraverso la sorte, il Signore indica Mattia, che viene associato agli Undici. Si ricostituisce così il corpo dei Dodici, segno della comunione, e la comunione vince sulle divisioni, sull’isolamento, sulla mentalità che assolutizza lo spazio del privato, segno che la comunione è la prima testimonianza che gli Apostoli offrono. I Dodici manifestano negli Atti degli Apostoli lo stile del Signore, sono i testimoni accreditati dell’opera di salvezza di Cristo e non manifestano al mondo la loro presunta perfezione ma, attraverso la grazia dell’unità, fanno emergere un Altro che ormai vive in un modo nuovo in mezzo al suo popolo. Anche noi abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza di testimoniare il Risorto, uscendo dagli atteggiamenti autoreferenziali, rinunciando a trattenere i doni di Dio e non cedendo alla mediocrità.

Simona