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Spettacolo teatrale, 29 settembre 2019 ore 21.00 - Chiesa di Casciago

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Iniziamo...insieme. Benvenuto don Emilio

Dal 27 al 29 settembre 2019 - Festa di inizio oratorio e ingresso del nuovo parrocco

Programma
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Nelle faccende di chiesa

In queste domeniche rileggiamo la storia della salvezza alla luce della risurrezione di Cristo. L’uomo è complice in Adamo e a causa della sua condizione umana è sempre portato alla disobbedienza, ma è anche solidale in Cristo, la solidarietà ci rende capaci di essere come il Figlio. Dio ha dato tutta la libertà possibile ad Adamo ed Eva, ha posto loro solo il limite di non pretendere di conoscere tutto come Dio. Se osservare la legge appare costrittivo e stringente, non è Dio, se non c’è gioia non c’è Dio. Come dice San Paolo, fate quello che volete, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio, avete la libertà di vivere a imitazione di Cristo.

E’ iniziata la settimana della festa di Luvinate con la consueta camminata a San Cassiano e annessa gelatata. Una cinquantina le persone di tutte e quattro le parrocchie, abbiamo recitato il rosario nella chiesetta di Velate iniziando a meditare il mistero della gloria con la risurrezione, partendo dalla Pasqua ricordando le giovani coppie e quelle meno giovani, i defunti e i loro parenti delle nostre comunità, i sacerdoti che ci hanno educato nella fede, i quattro campanili e la crescita spirituale del popolo.

L’Arcivescovo ha incontrato e dialogato con un gruppo di chierichette provenienti da tutta la Diocesi. Ha risposto a queste domande: Come si comportava con gli amici che non credevano in Dio? Noi ci appassionavamo a discutere, ma si rimaneva amici. C’era un sentimento che era più forte della differenza delle idee e questo è bello. Come sopportare la fatica e come comprendere la vocazione? Bellissima la risposta di Mons. Delpini “Io non faccio mai fatica, faccio un mestiere bellissimo, l’Arcivescovo di Milano, ho una vita tranquilla e felice, mi piace quello che faccio e farlo bene.”

Abbiamo festeggiato San Pietro e Paolo, stanno davanti a noi come testimoni. Non si sono mai stancati di annunciare, di vivere in missione, in cammino, dalla terra di Gesù fino a Roma. Qui lo hanno testimoniato sino alla fine, dando la vita come martiri. Se andiamo alle radici della loro testimonianza, li scopriamo testimoni di vita, testimoni di perdono e testimoni di Gesù.

Il Signore non compie prodigi con chi si crede giusto, ma con chi sa di essere bisognoso. Non è attratto dalla nostra bravura, non è per questo che ci ama. Egli ci ama così come siamo e cerca gente che non basta a se stessa, ma è disposta ad aprirgli il cuore. Pietro e Paolo sono stati così, trasparenti davanti a Dio. Pietro lo disse subito a Gesù: “sono un peccatore” , Paolo scrisse di essere “il più piccolo tra gli apostoli, non degno di essere chiamato apostolo”. Nella vita hanno mantenuto questa umiltà, fino alla fine: Pietro crocifisso a testa in giù, perché non si credeva degno di imitare il suo Signore; Paolo sempre affezionato al suo nome, che significa “piccolo”, e dimentico di quello ricevuto alla nascita, Saulo, nome del primo re del suo popolo. Hanno compreso che la santità non sta nell’innalzarsi, ma nell’abbassarsi: non è una scalata in classifica, ma l’affidare ogni giorno la propria povertà al Signore, che compie grandi cose con gli umili.

Riscopriamoli dunque testimoni di perdono. Nelle loro cadute hanno scoperto la potenza della misericordia del Signore, che li ha rigenerati. Nel suo perdono hanno trovato una pace e una gioia insopprimibili. Con quello che avevano combinato avrebbero potuto vivere di sensi di colpa: quante volte Pietro avrà ripensato al suo rinnegamento. Pietro e Paolo sono soprattuttotestimoni di Gesù. Egli nel Vangelo domanda “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”. Le risposte evocano personaggi del passato: “Giovanni il Battista, Elia, Geremia o qualcuno dei profeti”. Persone straordinarie, ma tutte morte. Pietro invece risponde: “Tu sei il Cristo”.

Anche al centro della vita di Paolo troviamo la stessa parola che trabocca dal cuore di Pietro: Cristo. Paolo ripete questo nome in continuazione, quasi quattrocento volte nelle sue lettere! Per Lui Cristo non è solo il modello, l’esempio, il punto di riferimento: è la vita. Scrive: “Per me il vivere è Cristo.”

Incontrato Gesù, sperimentato il suo perdono, gli Apostoli hanno testimoniato una vita nuova: non si sono più risparmiati, hanno donato sé stessi. Non si sono accontentati di mezze misure, ma hanno assunto l’unica misura possibile per chi segue Gesù: quella di un amore senza misura. Chiediamo la grazia di non essere cristiani tiepidi, che vivono di mezze misure, che lasciano raffreddare l’amore. Ritroviamo nel rapporto quotidiano con Gesù e nella forza del suo perdono le nostre radici. Gesù, come a Pietro, chiede anche a noi: “Chi sono io per te?”; “mi ami tu?”. Lasciamo che queste parole ci entrino dentro e accendano il desiderio di non accontentarci del minimo, ma di puntare al massimo, per essere anche noi testimoni viventi di Gesù.

Stefania