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Sabato 23 novembre 2019

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“Sarà una bomba”

“Sarà una bomba”  così si era espresso padre Marko poco prima di lasciare Casciago al termine del suo lavoro, arte ora  fissata tra le pietre e i tasselli dorati del Battistero.

Non ho mai dato spazio a questa espressione nei precedenti articoli “da puntine del prete”: perché, non lo so.Mi è ritornata in mente questa espressione che a voce ho comunicato casualmente a qualcuno nei pressi di quello spazio liturgico ma, ripeto, non era diventata un motivo di riflessione. Lo faccio ora quasi al termine della mia presenza tra queste righe, prima di una (magari) ultima puntina che salterà fuori tra qualche giorno.

Aveva ragione “l’amico Rupnik… che non è mio amico” (mi riferisco ad un precedente articolo) a dire che: “Sarà una bomba”. Lo è non solo per chi, stupito, lo vede per la mia volta e si imbatte in un movimento di luce e di colori, ma anche per chi, come noi di casa, lo vediamo ogni volta che entriamo in chiesa.

Energia che non si può fermare sia per particolari che saltano fuori di continuo (ultimamente una persona vi ha visto una rete da pescatori, poco sotto la finestra di sinistra, per esempio), sia per la presenza del Signore in quella arte.Sprigiona energia nel pomeriggio di un saluto o in una liturgia domenicale, nel movimento d’acqua al momento del battesimo di un piccolo o nella commozione per la gratitudine al momento della confessione.

Rimane una bomba con attaccata la relativa miccia, dove un semplice fiammifero potrà  sempre farla esplodere. Chi si aprirà, si fermerà, invocherà, alzerà lo sguardo attiverà la miccia di una bomba buona, finalmente!

Mi piace ricordare le ultime parole dell’intervento di padre Rupnik il famoso 13 marzo 2015 riportate dal libretto numero uno:  “Se un pecca­tore, una volta, una sola volta, invoca Dio, si accende su di lui un cielo di misericordia, di santità e Dio lo avvolge“.

Questa sarà una bomba che neppure il maligno riuscirà a togliere con l’aiuto di  una legione (come quelli del racconto evangelico dei porci) di demoniaci artificieri. Mentre cercheranno di eliminare quell’ordigno, basterà un semplice cerino per annullare il loro lavoro e lasciare la deflagrazione della benedizione di Dio. Basterà un bambino battezzato, la lacrima di una sofferenza, lo stupore di chi guarda, la voce di una preghiera per riattivare questa bomba: sarà un attimo!

Nulla  a che vedere con i fuochi di San Eusebio che durano quello che devono durare per bellezza e per…i costi, qui si tratta di quella bomba divina che non rovina le orecchie degli uomini o dei cani, che non rovina il corpo, che non fa danni se non quello…di cambiarci, di riaprire le strade otturate dai detriti del peccato e del male, di farci rivedere la luce e non rimanere più nel regno dei inferi.

Non ho inventato io quella frase, non ho l’esclusiva e quindi mi permetto di ricordarla sapendo proprio che Dio è proprio un bombarono…divino però!

Don Norberto