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Morosolo

La più antica attestazione scritta dell’esistenza della chiesa di Sant’Ambrogio di Morosolo è data da un documento del  1179. La chiesa di Sant’Ambrogio è citata nel Liber notitiae sanctorum Mediolani, risalente alla fine del XIII secolo (Liber notitiae, Vigotti 1974). San Marco di Morosolo è attestata come “capella” alla fine del XIV secolo nella pieve di Varese (Notitia cleri, 1398); nel 1564 è ricordata la “rettoria” di San Marco e Sant’Ambrogio (Liber seminarii, 1564), sempre nella pieve di Varese.
All’epoca della visita di san Carlo Borromeo, effettuata il 17 agosto 1574, la chiesa era provvista di beni notevoli: sessantotto appezzamenti di terreno, la casa del sacerdote, un’altra casa con stalla, che insieme producevano una rendita di circa 600 lire annue. L’arcivescovo fu ricevuto dal rettore Giacomo Antonio de Blancis, che divenne successivamente parroco di Morosolo. Uno stato d’anime del 1596 ci fa sapere che il paese aveva 113 abitanti, cui si univano altre 54 persone residenti in una frazione (Bascapè, 1971).
Nel 1755, durante la visita pastorale dell’arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli, il clero nella parrocchia di Sant’Ambrogio di Morosolo era costituito dal parroco, da un cappellano mercenario a Morosolo e da un altro cappellano mercenario a Calcinate del Pesce e Morosolo; il popolo assommava a 507 anime complessive, di cui 311 comunicati; nella parrocchiale era costituita la confraternita del Santissimo Sacramento, eretta dall’arcivescovo Carlo Borromeo nel 1567 che costituiva un unico corpo con il sodalizio della Beata Maria Vergine della Cintura, i cui ascritti seguivano le regole dei disciplini e avevano facoltà di portare l’abito di colore ceruleo (Visita Pozzobonelli, Pieve di Varese).
Verso la fine del XVIII secolo, secondo la nota specifica delle esenzioni prediali a favore delle parrocchie dello stato di Milano, la parrocchia di Sant’Ambrogio di Morosolo possedeva fondi per 557.22.1,5 pertiche; il numero delle anime, conteggiato tra la Pasqua del 1779 e quella del 1780, era di 487 (Nota parrocchie Stato di Milano, 1781). Nella coeva tabella delle parrocchie della città e diocesi di Milano, la rendita netta della parrocchia di Morosolo assommava a lire 1200; la nomina del titolare del beneficio parrocchiale spettava all’ordinario (Tabella parrocchie diocesi di Milano, 1781).


All’epoca della prima visita pastorale dell’arcivescovo Andrea Carlo Ferrari nella pieve e vicariato di Varese, il reddito netto del beneficio parrocchiale assommava a lire 2600; il clero era costituito dal parroco e da un coadiutore. I parrocchiani erano 1172, compresi gli abitanti delle frazioni Calcinate del Pesce, Mustunate, Gudo, Gaggio; nel territorio parrocchiale esistevano le chiese e gli oratori dei Santi Nazaro e Celso in Calcinate del Pesce; Santa Maria Immacolata in Calcinate Superiore; Santa Caterina vergine e martire in Mustunate; San Giovanni Battista in Gudo; nella chiesa parrocchiale era eretta la confraternita del Santissimo Sacramento; la compagnia di San Luigi Gonzaga; la pia unione delle Figlie di Maria, approvata l’11 settembre 1896; la pia unione della Sacra Famiglia; la pia unione della Sant’Infanzia; la confraternita di San Francesco d’Assisi. La parrocchia era di nomina ecclesiastica (Visita Ferrari, I, Pieve di Varese).
Nel XIX e XX secolo, la parrocchia di Sant’Ambrogio di Morosolo è sempre stata inserita nella pieve e vicariato foraneo di Varese, nella regione III, fino alla revisione della struttura territoriale della diocesi, attuata tra il 1971 e il 1972, quando fu attribuita al nuovo vicariato foraneo e poi decanato di Varese, nella zona pastorale II di Varese.