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Luvinate

Le prime memorie del paese risalgono al 959 quando in un documento compare un certo Adalberto de loco Loconate.Goffredo da Bussero registra in Luvinate ben tre chiese:

  1. Ecclesia S. Antonini Militis in loco Lagonate, plebis de Varixio;
  2. In plebe Varixio, loco Lagonate, ecclesia S. Viti;
  3. Ecclesia S. Cassiani in loco Lagonate.

 

Il medioevo vede, quindi, la nascita del monastero delle Benedettine di S. Antonino, documentato per la prima volta in un atto del 1129: sarà tale struttura ad improntare, nei cinque secoli successivi, la vita economica e sociale del paese e della parrocchia.

Il secolo XVI rappresenta la decadenza per il cenobio di S. Antonino: nel 1567 S. Carlo dispone il trasferimento delle monache a Varese (pare per la scarsa osservanza delle regole). Gli edifici e i beni del complesso passarono in proprietà ai Conti Stampa. Nel 1932 il tutto venne acquistato dalla Società Immobiliare Varesina del Golf e, dopo opportuni interventi di restauro, destinato a sede del Golf Club Varese.

Ex Monastero Benedettino di S.Antonino

Oggi il monastero di S. Antonino si presenta con il bellissimo chiostro bramantesco del XV sec. e con l’elegante campanile romanico del XII sec., con due cornici di archetti, larghe lesene angolari e bifore alla cella campanaria.

Lungo la via S. Vito, al di sopra della cascina Selvapiana, nella parte alta del pese, sorgeva l’abbazia di S. Vito, sino al XVII sec. officiata da tre canonici di S. Vittore di Varese. Ben poco si conosce delle origini di tale badia.  Sulle rovine della Cappella di S. Cassiano verrà edificata, nel corso del XVI sec., la chiesa della parrocchia, istituita nel 1565 per volontà del Cardinale Carlo Borromeo.

Villa Mazzorin

Quasi più nulla resta di un castello medioevale esistente a sud del paese.

Significativa è la villa Mazzorin, che si affaccia sulla strada statale, costruita nel 1877 in forme eclettiche dai nobili veneti Mazzorin, con stupendo parco all’inglese all’interno del quale si può osservare una stele funeraria d’epoca romana (III sec.) dedicata a “Publio Giulio Naiedone e alla moglie Vetruria Uracca”.

Il confini della Parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano coincidono con quelli del Comune di Luvinate ed il territorio, stretto e allungato, si estende dalla sommità del Campo dei Fiori (l’osservatorio astronomico ricade nell’ambito parrocchiale) sino alla media pianura sopra il lago di Varese. Nel luogo ove ora sorge l’attuale chiesa parrocchiale, esisteva quindi una cappella, dedicata al solo S. Cassiano, edificata verosimilmente nel XII secolo, dotata di proprio campanile. Vi celebrava un sacerdote non residente, forse un canonico di S. Vittore, che garantiva il servizio liturgico anche nel vicino monastero benedettino di S. Antonino, la cui chiesa risultava dedicata a S. Giovanni Battista, e nell’abbazia di S. Vito (posta nella parte alta del paese).

Nel 1565 il Cardinale Carlo Borromeo istituiva la Parrocchia di Luvinate, dedicata ai Santi Martiri Ippolito e Cassiano, la cui chiesa parrocchiale, sorta sulle rovine della precedente cappella di S. Cassiano, veniva descritta come un piccolo edificio ad una navata, lungo all’incirca 11 metri, largo 5,50 e alto 6 metri, una chiesa orientata ad est, pavimentata, con una cappella laterale dedicata alla Beata Vergine Addolorata, campanile romanico piuttosto grande, battistero sacrario e sagrestia. Il parroco risiedeva in una casa attigua e si recava in chiesa servendosi di una porta laterale, mentre i fedeli accedevano al tempio utilizzando una grande porta posta verso ponente. Il cimitero, lungo 30 metri e largo 5, circondava la chiesa su tre lati ed era delimitato da un muro protettivo. Nel 1687 la chiesa non aveva subito modifiche di rilievo, se si eccettua la costruzione di una cappella laterale dedicata a S. Carlo, con relativo altare e grande tela ad olio raffigurante l’eminentissimo Cardinale.

Tale piccola chiesa veniva ampliata nel 1772 (l’attuale navata centrale) e nel 1861 venivano aggiunte le due esistenti navate laterali. Il tempio veniva riconsacrato nell’anno 1899 per mano del Cardinale Andrea Carlo Ferrari. All’interno della chiesa si ammirano ancora un palio in marmo intarsiato risalente XVI sec. (navata laterale di sinistra), una statua lignea del XVII sec. raffigurante la Madonnna Addolorata, antiche vetrate artistiche, numerosi affreschi realizzati da Girolamo Poloni e un organo opera dell’organaro varesino Pietro Bernasconi. La chiesa custodisce inoltre parte di un corale pergamenaceo benedettino del XIV secolo.